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Educazione ambientale e anziani: responsabilizzazione, intergenerazionalità e il mito del futuro lontano

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Educazione ambientale e anziani: responsabilizzazione, intergenerazionalità e il mito del futuro lontano
L’Università della Maturità (UMA/UEMS) è una tecnologia sociale che valorizza le persone anziane come soggetti di diritti, protagoniste nell’educazione ambientale e nei processi intergenerazionali. Attraverso la memoria bioculturale e il dialogo con i giovani, l’UMA rompe l’ageismo e il “mito del futuro lontano”, trasformando la sostenibilità in un’urgenza vissuta nel presente.

UMA/UEMS: uno spazio per reinterpretare l’esistenza

L’Università della Maturità (UMA), collegata all’Università Statale del Mato Grosso do Sul (UEMS), non è solo un programma di estensione universitaria, ma una tecnologia sociale che mira a promuovere la cittadinanza e la qualità della vita delle persone anziane attraverso l’educazione. In un contesto globale di invecchiamento accelerato della popolazione, l’UMA emerge come una risposta necessaria all’ageismo e all’invisibilità sociale che spesso accompagnano il processo di invecchiamento.

A tal proposito, Simone de Beauvoir (1970) afferma: invece di valorizzare l’esperienza che deriva dall’età, dalla “maturità”, riduciamo e soffochiamo la memoria e i progetti delle persone anziane, privandole di fiducia, possibilità di percorso e significato. Ci rifiutiamo anche di riconoscerci nella persona anziana che diventeremo.

A differenza dei modelli di welfare, l’UMA/UEMS propone una pedagogia dell’invecchiamento che riconosce le persone anziane come soggetti di diritti e detentrici di conoscenze accumulate e, soprattutto, capaci di continuare il proprio apprendimento. Il curriculum transdisciplinare del progetto abbraccia ogni aspetto, dalla salute e dal diritto alla tecnologia e all’ambiente, creando un contesto di scambio in cui le giovani generazioni entrano in contatto con la saggezza e il sapere ancestrale. Gli operatori sul campo di età superiore ai 45 anni ricevono un certificato di “Educatore politico e sociale sull’invecchiamento umano” al termine del programma di formazione di 18 mesi. È in questo terreno fertile che l’Educazione Ambientale (EA) fiorisce, non solo come contenuto accademico, ma come stile di vita che connette l’individuo al proprio territorio e alla propria comunità.

Attività per il corso di Educazione ambientale, 2026

Il potere della longevità nei processi socioambientali

La società moderna spesso guarda agli anziani attraverso la lente della “mancanza” (mancanza di produttività, mancanza di vigore). Tuttavia, nell’educazione ambientale, la maturità è sinonimo di “potere mnemonico”. Gli anziani custodiscono la cronologia delle trasformazioni del paesaggio. Ricordano quando il fiume era pulito, quando la vegetazione urbana era fitta, come cambiava il clima locale con le stagioni e persino quali piante ed erbe crescevano.

Questa Memoria Bioculturale[1] è una risorsa pedagogica inestimabile. Quando un anziano condivide il suo percorso, umanizza i dati statistici sul degrado ambientale. Offre ciò che definiamo “conoscenza dell’esperienza”, ovvero pratiche di resilienza e adattamento spesso dimenticate dalla logica del consumo usa e getta. Nei processi educativi, questa esperienza consente all’educazione ambientale di andare oltre il regno delle teorie scientifiche e di diventare una questione di identità e appartenenza.

Il mito del “futuro lontano”: una critica all’educazione ambientale focalizzata esclusivamente sui bambini

Uno dei maggiori ostacoli concettuali nell’educazione ambientale contemporanea è la frase fatta: “Dobbiamo prenderci cura dell’ambiente per garantire il futuro dei nostri figli“. Sebbene animata da buone intenzioni, questa narrazione porta con sé un pregiudizio escludente e paralizzante, noto come il Mito del Futuro Lontano.

Proiettando la responsabilità e i benefici della tutela ambientale solo in un futuro lontano e alle generazioni a venire, si assolve il presente da ogni responsabilità e, peggio ancora, si escludono gli anziani dal dibattito. Se l’educazione ambientale è pensata solo per il futuro, le persone anziane, che statisticamente hanno un’aspettativa di vita inferiore a quella di un bambino, potrebbero sentirsi escluse da questo tema.

Questo approccio genera quello che alcuni autori definiscono “apartheid generazionale ecologico”. La crisi climatica non è un evento che si verificherà nel 2080; è una realtà attuale. Ondate di calore, insicurezza alimentare e scarsità d’acqua incidono sulla salute e sulla dignità delle persone anziane nel presente. Pertanto, l’educazione ambientale deve basarsi sulla giustizia ambientale oggi. La cura dell’ambiente è un imperativo etico affinché gli anziani possano vivere il presente con dignità e non lasciare dietro di sé solo un’eredità passiva.

Intergenerazionalità: l’incontro tra memoria e innovazione

La vera forza dell’educazione ambientale risiede nell’intergenerazionalità. Lo scambio di esperienze, storie di vita e sentimenti tra l’UMA e le generazioni più giovani (come gli studenti universitari dell’UEMS o i bambini delle scuole locali che partecipano alle attività di intervento) crea un ciclo di apprendimento completo.

  • La persona anziana offre il “perché”: le basi storiche, la pazienza della coltivazione, la comprensione dei cicli naturali e la critica allo spreco (valori di generazioni che hanno vissuto con meno risorse);
  • Il giovane può offrire il “come”: nuovi strumenti tecnologici, l’agilità nella diffusione delle informazioni e nuove forme di attivismo digitale.

Attività intergenerazionale, 2026

In questo dialogo, la persona anziana cessa di essere spettatrice del mondo e diventa un soggetto attivo nella comunicazione sociale. L’intergenerazionalità rompe l’isolamento sociale della persona matura e, al contempo, offre ai giovani un punto di riferimento nella realtà e nella saggezza, che l’eccesso di informazioni digitali spesso non riesce a fornire.

La professoressa Neila Osório (2012) ci ricorda che l’intergenerazionalità è, prima di tutto, un atto di educazione e di amore, che permette di far incontrare tempi e conoscenze diversi, consentendo a giovani e anziani di costruire insieme un nuovo modo di leggere e trasformare il mondo.

Verso un’educazione ambientale critica

L’esperienza di UMA/UEMS dimostra che l’educazione ambientale per gli anziani dovrebbe basarsi sul dialogo. Non basta insegnare agli anziani a riciclare; è necessario metterli nelle condizioni di interrogarsi sul perché la loro città sia così calda, sul perché i mezzi pubblici non offrano zone d’ombra o sul perché l’accesso al cibo biologico sia così costoso.

Il potenziale educativo della persona matura è il ponte che collega il passato alla sopravvivenza futura. Smantellando il mito di un futuro lontano, portiamo la sostenibilità nella sfera dell’urgenza e dell’affetto.

Paulo Freire (1987) affermava che non c’è dialogo se non c’è un profondo amore per il mondo e per l’umanità. Non c’è dialogo senza umiltà. Pertanto, l’educazione ambientale è, in definitiva, un esercizio d’amore per il mondo, e nessuno comprende il valore del mondo e del tempo meglio di chi ha già percorso lunghi viaggi attraverso di esso.


[1] A memória política biocultural é um registro de resistência preparado e narrado por pessoas, grupos e comunidades a partir de seus próprios interesses e memórias (Hernandez, 2020).


Riferimenti bibliografici

Beauvoir, S. (1970). A velhice. Nova Fronteira.

Freire, P. (1987). Pedagogia do oprimido (17ª ed.). Paz e Terra.

Hernández, A. R. C. (2020). Memória política: Contexto de experiências e gesto metodológico. Em A. R. C. Hernández, B. S. Dantas, S. Ansara, & D. U. Hur (Orgs.), Psicologia política e memória. Appris Editora.

Osório, N. B. (2012). Educação e intergeracionalidade: A pedagogia da convivência na Universidade da Maturidade. Ed. UFT.

Leggi anche gli articoli sull’invecchiamento attivo e sull’impegno ambientale del sindacato pensionati della Cgil sul numero di giugno 2026 di “.eco”

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".eco", rivista fondata nel 1989, è la voce storica non profit dell'educazione ambientale italiana. Intorno ad essa via via si è formata una costellazione di attività e strumenti per costruire e diffondere cultura ecologica e sostenibilità.