Alla scoperta del “Fediverso”. Il digitale diventa più equo e sostenibile
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Partiamo subito con un esempio.
Esistono alternative ai social network commerciali: esistono social gestibili da singoli individui, associazioni, scuole. Luoghi di aggregazione con obiettivi diversi a quelli ora presenti online con profilazioni e vendita di dati, che analizzano l’ora in cui l’utente si collega, cosa scrive, dove si trova, l’ora in cui si scriva, magari con ricorrenze di orario e giorni, quindi le sue abitudini, o anche con quale telefono scrive, così da stimare una sua fascia di reddito, in base al modello, e così via.
Un’alternativa è il Fediverso (parola formata da “federated” e “universe”, https://it.wikipedia.org/wiki/Fediverso), cioè una rete decentrata, con al momento più di 21mila comunità virtuali autogestite e 13,7 milioni di utenti che comunicano tramite un protocollo aperto e un software libero, senza algoritmo di filtraggio né raccolta di metadati, senza profilazione né monetizzazione.
Reti federate, per sottrarsi al capitalismo delle piattaforme

Si tratta di reti federate, dove molteplici piattaforme possono comunicare fra loro; se dentro Facebook si può comunicare solo con gli utenti di Facebook, e così per Instagram, e gli altri social, mentre nel fediverso funziona come la mail, per cui chi è iscritto a Gmail può comunque scrivere a chi usa Hotmail, o qualunque dominio privato, aziendale, pubblico (ad esempio l’equivalente di YouTube PeerTube, il quale comunica con tutte le altre piattaforme).
Quest’approccio fa sì che il fediverso possa rappresentare uno strumento utile nelle scuole, non solo come strumento didattico, ma educativo. Consente di uscire dalla concentrazione di potere economico, politico, culturale delle note piattaforme commerciali, che hanno portato al fatto che per alcuni “Intenet” e “Facebook”, per l’utilizzo limitato che ne fa, siano sinonimi. Agire sulle comunità nel fediverso permette d’immaginare una possibilità, non soltanto ad affrontare ciò che già esiste. Fa riflettere a come costruire cose nuove: cose diverse, cose migliori. Chi riflette da ragazzo in modo più equo, sostenibile e partecipato, sarà colui che in futuro creerà davvero prodotti più equi, sostenibili e partecipati.
Promuovere un uso più equo e sostenibile del digitale
Il Fediverso è stato degli argomenti di cui si è parlato alla sesta edizione del Digital Ethics Forum, organizzato dall’associazione Sloweb, tre giorni di lezioni e dibattiti intorno al digitale, per promuovere un suo uso più equo e sostenibile.
Il Digital Ethics Forum ha proposto alternative. Ad analisi e riflessioni teoriche, più vicine agli ambienti accademici, ha affiancato una dimensione più attivista, più capillare, legata alle esperienze che stanno nascendo nella società.
Questa duplice natura è stata presente nelle tre giornate in cui si è svolto: mercoledì 6 novembre presso la sede del CSI Piemonte a Torino, giovedì 7 online da Roma, venerdì 8 da Roma presso la sede di Frontiere. Il programma completo lo si può leggere sul sito https://www.digitalethicsforum.com.
Conferenze, video e libri per riflettere sulle evoluzioni tecnologiche
Fra presenti e collegati, nelle tre giornate hanno ascoltato circa trecento persone, con domande in sala e in chat, e collegamenti fra persone creati durante le conferenze e nei momenti di pausa. Ora, anche chi non era presente quei giorni può ascoltare gli interventi nel canale Youtube di Sloweb.
Per chi poi, in periodo natalizio, avesse piacere di regalare un libro che racchiuda spunti intorno al digitale, sempre l’associazione Sloweb ha da poco pubblicato il libro “Conversazioni per un digitale sostenibile”, dall’editore Guerini: https://www.guerini.it/index.php/prodotto/sloweb-conversazioni-per-un-digitale-sostenibile. Conferenze, video e libri sono utili strumenti per riflettere sulle evoluzioni tecnologiche con cui gli individui e le società si stanno misurando.
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- Marco Pozzi
- Marco Pozzi, laureato in Ingegneria Gestionale, si è addottorato in Storia della Scienza al Politecnico di Torino. Insieme a Vittorio Marchis ha curato i nove libri "Incontri con la macchina" (editore Mimesis), con oltre 200 scritti meta-scientifici di dottorandi ai corsi di “Epistemologia della macchina” e “Antropologia della tecnica” presso la Scuola di Dottorato del Politecnico. Insieme a Pietro Jarre ha curato "Conversazioni per un digitale sostenibile" (editore Guarini), con approfondimenti sui temi discussi negli eventi dell'associazione Sloweb.

