Diseducazione civica
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Con il decreto ministeriale di sabato 7 settembre entrano ufficialmente il vigore le nuove linee guida per l’insegnamento dell’Educazione civica.
La bocciatura più autorevole è arrivata nell’adunanza del 27-28 agosto da quello che si chiama ancora Consiglio superiore della Pubblica istruzione: parliamo del parere, obbligatorio ma purtroppo non vincolante, sullo “schema di decreto ministeriale di adozione delle Linee guida per l’insegnamento dell’Educazione civica e relative Linee guida, in attuazione dell’art. 3 della legge 20 agosto 2019, n. 92” (QUI IL TESTO INTEGRALE DEL PARERE).
Al termine di sette pagine di argomentazioni, il CSPI conclude: “In relazione alle numerose e rilevanti criticità evidenziate e alle osservazioni formulate, il CSPI non può esprimere un parere favorevole sullo schema di decreto in oggetto e invita l’Amministrazione a rivederlo alla luce delle argomentazioni fin qui illustrate”.
Delle critiche sollevate dal CSPI, il ministero Valditara accoglie solo “le richieste formulate dal CSPI (…) che non limitano le prerogative dell’Amministrazione nella definizione dei criteri generali” e dunque solo “alcune richieste di riformulazione relative ai traguardi di competenza e agli obiettivi di apprendimento”.
Segue nel decreto il minuzioso elenco delle otto richieste non accolte. Tra queste, ovviamente, la richiesta di espungere l’obiettivo di “Apprendere il valore dell’impresa e dell’iniziativa economica privata” e quello di “Conoscere il significato dell’appartenenza ad una comunità, locale e nazionale. Analizzare il concetto di Patria”.
Annunciate e attese da mesi, le nuove linee guida si inseriscono in un’operazione a tutto campo di egemonia culturale da parte della destra radicale che fanno girare all’indietro le ruote della Storia.
Le linee guida in sintesi
Vediamo in sintesi le nuove linee guida (LEGGI QUI IL TESTO INTEGRALE DELLE NUOVE LINEE GUIDA PER L’INSEGNAMENTO DELL’EDUCAZIONE CIVICA), per riassumere poi alcune delle critiche arrivate da varie parti, oltre al CSPI e confrontarle con le linee guida precedenti, abrogate dal MIM (LEGGI QUI LE LINEE GUIDA IN VIGORE FINORA).
La prima osservazione è l’ampiezza: le nuove linee guida sono circa il quadruplo rispetto alle precedenti e entrano dei dettagli differenziando l’educazione civica per la scuola dell’infanzia e l’educazione civica per il primo e per il secondo ciclo di istruzione, assumendo l’aspetto di un predicozzo.
Nascosto sotto uno spesso velo di buoni sentimenti e sostenuto da una lettura quanto meno disinvolta della Costituzione (citata una settantina di volte) emerge l’ossessione per la “identità italiana” (ovvero di quella comunità nazionale “comunemente definita Patria”), da esaltare magari in sinergia con la conoscenza delle “varie eccellenze produttive che costituiscono il ‘Made in Italy’”, che (sarà contento il fratello d’Italia Urso, ministro titolare del marchio) entrano così a far parte dei principi fondamentali dell’educazione civica.
Vero è che di eccellenze (ma non di “Made in Italy”) parlava anche le legge istitutiva n. 92 del 20 agosto 2019 (Governo Conte) al punto “e” dell’art. 3, ma in coda a “educazione ambientale, sviluppo eco-sostenibile e tutela del patrimonio ambientale”. E le linee guida ora abrogate vi vedevano “una naturale interconnessione con le Scienze naturali e con la Geografia”, più che l’identità “nazionale”. Nel taglia-e cuci ministeriali, la considerazione resta, spostata più avanti, fuori del paragrafo dedicato ai principi fondamentali.
La Costituzione
Prima delle otto tematiche indicate dall’art. 3 della legge, protagonista di uno dei due articoli dedicati a particolari argomenti (il secondo è la cittadinanza digitale) e di uno dei tre approfondimenti contenuti nelle precedenti linee guida (il terzo era proprio “SVILUPPO SOSTENIBILE, educazione ambientale, conoscenza e tutela del patrimonio e del territorio”), la Costituzione della Repubblica italiana viene letta manipolandone l’ispirazione personalistica (che è in antitesi con individualismo, nazionalismo, sciovinismo, totalitarismo), solidaristica, sociale e antifascista.
Mentre le vecchie linee guida si limitavano a citare “i concetti di legalità, di rispetto delle leggi e delle regole comuni in tutti gli ambienti di convivenza”, l’educazione alla legalità viene ora indirizzata verso “in particolare la criminalità contro la persona, contro i beni pubblici e privati.” Un cenno a evasione fiscale, caporalato, violazione della sicurezza sul lavoro, corruzione, abusivismo, ecomafie sarebbe stato gradito.
Guadagna spazio l’educazione stradale (che per le indicazioni abrogate erano solo un “esempio”) e spariscono qui (torneranno più avanti per il secondo ciclo) i regolamenti “dei circoli ricreativi, delle Associazioni”.
Ambiente e sostenibilità, i carneidi del MIM
Anche in questo caso l’inversione di rotta è vistosa, la più vistosa di tutte, in contrasto anche formale, oltre che sostanziale, con la legge istitutiva del 2019, a cominciare dal titolo. Se per le precedenti linee guida, come già accennato, si trattava di “SVILUPPO SOSTENIBILE, educazione ambientale, conoscenza e tutela del patrimonio e del territorio”, ora si titola “SVILUPPO ECONOMICO E SOSTENIBILITÀ”.
Solennemente, il ministero sentenzia: “È importante educare i giovani ai concetti di sviluppo e di crescita.”
Mentre le linee guida precedenti incardinavano il punto sugli obiettivi dell’Agenda 2030 dell’Onu, le linee Valditara cancellano completamente l’Agenda 2030 (relegata nei riferimenti bibliografici) e caricano le 33 ore minime di educazione civica e i poveri docenti di una serie di compiti che ben poco hanno a che fare con il testo della legge.
Ad esempio, educare al valore “dell’iniziativa economica privata” e “della cultura di impresa”. Ma anche “i percorsi educativi per il contrasto alle dipendenze derivanti da droghe, fumo, alcool, doping, uso patologico del web, gaming e gioco d’azzardo.” E, non è finita qui, “l’educazione finanziaria e assicurativa e la pianificazione previdenziale, anche con riferimento all’utilizzo delle nuove tecnologie digitali di gestione del denaro”: tutti a giocare con le app per gli investimenti perché l’educazione finanziaria è da vedere “come momento per valorizzare e tutelare il patrimonio privato”.
Ritornano in questo punto anche “il rispetto per i beni pubblici, a partire dalle strutture scolastiche” e “la tutela del decoro urbano”.
Cittadinanza digitale
Anche in questo caso spicca il contrasto tra la “concinnitas” delle precedenti linee guida (“Per ‘Cittadinanza digitale’ deve intendersi la capacità di un individuo di avvalersi consapevolmente e responsabilmente dei mezzi di comunicazione virtuali.”) e la prolissità delle nuove. Fiducia negli insegnanti e rispetto per l’autonomia scolastica nel primo caso, ossessione prescrittiva nel secondo.
Il fenomeno del cyberbullismo è indubbiamente grave, la pervasività degli strumenti digitali ha effetti contraddittori (ma gli adulti, molto smartphone-dipendenti e spesso altrettanto bulli dei giovani, chi li educa?), ma l’accento sulla responsabilità e sui rischi suona troppo spostato su preoccupazioni securitarie e di controllo.
Traguardi per lo sviluppo delle competenze e obiettivi di apprendimento
Le indicazioni generali sono poi sviluppate in paragrafi di ordine organizzativo e metodologico e dettagliate in minuziose tabelle distinte per scuola dell’infanzia, scuola primaria e scuola secondaria di I e II grado. L’impostazione generale viene ovviamente ribadita, alcune lacune vengono colmate ma annegate nel mucchio passeranno inosservate.
Colpisce il cambiamento nel punto 6: per la scuola primaria e la secondaria di primo grado il “traguardo” è “Comprendere le cause dei cambiamenti climatici, gli effetti sull’ambiente e i rischi legati all’azione dell’uomo sul territorio. Comprendere l’azione della Protezione civile nella prevenzione dei rischi ambientali.” Ma tutto è poi ridimensionato quando si passa agli obiettivi di apprendimento: per la scuola secondaria di I grado, ad esempio, si tratta di “Individuare, analizzare, illustrare le cause delle trasformazioni ambientali” e “gli effetti” – ma non le cause – del cambiamento climatico.
Passiamo a vedere quanto le linee guida suggeriscono invece per il secondo ciclo: la competenza diventa “Acquisire la consapevolezza delle situazioni di rischio del proprio territorio, delle potenzialità e dei limiti dello sviluppo e degli effetti delle attività umane sull’ambiente. Adottare comportamenti responsabili verso l’ambiente.” Di nuovo si parla di effetti ma non di cause e l’educazione si riduce a precetti e divieti (“comportamenti responsabili”) e non in una acquisizione di una visione sistemica e critica del rapporto (complesso) di interdipendenza umanità-pianeta.
Il clima, come si vede, qui è sparito: fa capolino di sfuggita solo nel terzo degli obiettivi di apprendimento e solo riguardo all’Europa: “Analizzare le problematiche ambientali e climatiche e le diverse politiche dei vari Stati europei”. Che sia perché le secondarie di secondo grado sono pericolosi brodi di cultura per Fridays for Future, Extinction rebellion e altri terribili movimenti ambientalisti?
Le critiche
Molte (ma non abbastanza e non abbastanza persistenti) sono state le critiche alle linee guida. Cominciamo – scegliendone qualcuna – da Federico Maria Butera sul Manifesto: l’ambiente cade sotto un doppio colpo, da un lato l’esaltazione della “cultura di impresa”, della educazione finanziaria e assicurativa e perfino dell’educazione stradale, dall’altro la moltiplicazione degli argomenti.
“Basta – osserva Butera – imbottire l’insegnamento di educazione civica con un bel numero di argomenti aggiuntivi, da trattare sempre in 33 ore, riducendo quindi il tempo a disposizione per formare consapevolezza ambientale.” Per non dire della già citata esaltazione della crescita (che, come sappiamo, è impossibile illimitatamente in un pianeta finito) che deve limitarsi a non fare troppo danno all’ambiente, considerato come un “altro da noi, invece di considerarcene parte integrante”.
La federazione di settore della CGIL (la FLC) denuncia soprattutto l’impostazione centralistica e il tentativo del ministro di “imporre alle istituzioni scolastiche di ogni ordine e grado la sua visione ideologica di scuola e di conoscenza, anticipando di fatto, senza alcun coinvolgimento delle parti in causa, la revisione delle Indicazioni Nazionali e delle Linee Guida”, secondo una logica identitaria-nazionalistica e individualistica.
Quella di Valditara, più che un’educazione civica è un’educazione “cinica”, ha osservato Carlo Ridolfi sul quotidiano Domani: emerge da ricorrere di parole come “persona”, “regole”, “decoro”, “impresa” l’idea di un’esistenza “come arena regolata dalla competizione a scopo di profitto.
Paolo Papotti, responsabile nazionale formazione ANPI condivide le osservazioni critiche del CSPI e auspica: “l’educazione civica deve avere lo scopo di promuovere il senso civico e formare cittadini consapevoli, responsabili, critici e informati sui propri diritti e doveri, e deve porre al centro della sua attenzione il valore e la dignità della persona umana, al fine di determinare la formazione di cittadini attivamente coinvolti nella vita della comunità, capaci di contribuire positivamente alla crescita di una società sempre più complessa.”
Le linee guida sono state conosciute e commentate sulla base del comunicato ministeriale (qui sotto), prima del parere (sostanzialmente rifiutato, come si è visto) del CSPI. Comunicato che fa emergere dal lago del “pedagogese” il succo delle indicazioni: rappresenta, in effetti, l’interpretazione autentica delle linee guida e che, come tali, è bene leggere.
Il comunicato ministeriale: le nuove linee guida in sintesi
Queste le principali novità introdotte dalle Nuove Linee Guida per l’insegnamento dell’Educazione civica:
- è sottolineata la centralità della persona umana, soggetto fondamentale della Storia, al cui servizio si pone lo Stato. Da qui nascono la valorizzazione dei talenti di ogni studente e la cultura del rispetto verso ogni essere umano. Da qui i valori costituzionali di solidarietà e libertà e il concetto stesso di democrazia che la nostra Costituzione collega, non casualmente, alla sovranità popolare e che, per essere autentica, presuppone lo Stato di diritto. Da questo deriva anche la funzionalità della società allo sviluppo di ogni individuo (e non viceversa) e il primato dell’essere umano su ogni concezione ideologica;
- si promuove la formazione alla coscienza di una comune identità italiana come parte della civiltà europea e occidentale e della sua storia. Di conseguenza, viene evidenziato il nesso tra senso civico e sentimento di appartenenza alla comunità nazionale definita Patria, concetto espressamente richiamato e valorizzato dalla Costituzione. Attorno al rafforzamento del senso di appartenenza a una comunità nazionale, che ha nei valori costituzionali il suo riferimento, si intende anche favorire l’integrazione degli studenti stranieri. Allo stesso tempo, la valorizzazione dei territori e la conoscenza delle culture e delle storie locali promuovono una più ampia e autentica consapevolezza della cultura e della storia nazionale. In questo contesto, l’appartenenza all’Unione Europea è coerente con lo spirito originario del trattato fondativo, volto a favorire la collaborazione fra Paesi che hanno valori e interessi generali comuni;
- insieme ai diritti, vengono sottolineati anche i doveri verso la collettività, che l’articolo 2 della Costituzione definisce come “doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale”. L’importanza di sviluppare anche una cultura dei doveri rende necessario insegnare il rispetto per le regole che sono alla base di una società ordinata, al fine di favorire la convivenza civile, per far prevalere il diritto e non l’arbitrio. Da qui l’importanza fondamentale della responsabilità individuale che non può essere sostituita dalla responsabilità sociale;
- promozione della cultura d’impresa che, oltre a essere espressione di un sentimento di autodeterminazione, è sempre più richiesta per affrontare le sfide e le trasformazioni sociali attuali. Parallelamente, si valorizzano per la prima volta l’iniziativa economica privata e la proprietà privata che, come ben definisce la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea, è un elemento essenziale della libertà individuale;
- educazione al contrasto di tutte le mafie e di tutte le forme di criminalità e illegalità. In particolare, il contrasto della criminalità contro la persona, contro i beni pubblici e privati, attraverso l’apprendimento, sin dai primissimi gradi di scuola, di comportamenti individuali che possano contrastare tali fenomeni;
- è evidenziata l’importanza della crescita economica, nel rispetto dell’ambiente e della qualità della vita dei cittadini;
- educazione al rispetto per tutti i beni pubblici, a partire dalle strutture scolastiche, al decoro urbano e alla tutela del ricchissimo patrimonio culturale, artistico, monumentale dell’Italia;
- promozione della salute e di corretti stili di vita, a cominciare dall’alimentazione, dall’attività sportiva e dal benessere psicofisico della persona. In tale contesto, particolare attenzione è rivolta al contrasto delle dipendenze derivanti da droghe, fumo, alcool, doping, uso patologico del web, gaming e gioco d’azzardo;
- educazione stradale, per abituare i giovani al rispetto delle regole del codice della strada che si traduce in rispetto della propria e altrui vita;
- si rafforza e si promuove la cultura del rispetto verso la donna;
- promozione dell’educazione finanziaria e assicurativa, dell’educazione al risparmio e alla pianificazione previdenziale, anche come momento per valorizzare e tutelare il patrimonio privato;
- valorizzazione della cultura del lavoro come concetto fondamentale della nostra società da insegnare già a scuola fin dal primo ciclo di istruzione;
- educazione all’uso etico del digitale, per valutare con attenzione ciò che di sé si ‘consegna’ alla rete;
- educazione all’uso responsabile dei dispositivi elettronici, nella consapevolezza che l’uso corretto delle tecnologie è quello che potenzia l’esercizio delle competenze individuali, non quello che lo sostituisce;
- si conferma il divieto di utilizzo, anche a fini didattici, dello smartphone dalla Scuola dell’infanzia fino alla Scuola secondaria di primo grado.
(Comunicato del MIM del 7 agosto 2024)
Riflessioni dal mondo delle agenzie di protezione ambientale
Chiudiamo quindi questa rapida rassegna di commenti con le tre riflessioni che Franco Pistono (di Arpa Piemonte) ha scritto il 14 agosto scorso su Ambiente e non solo, il Blog giornalistico di Marco Talluri nel quale si parla di ambiente, emergenza climatica, sviluppo sostenibile, mobilità sostenibile, comunicazione e non solo.
Scrive Pistono, “in qualità di educatore ambientale, pedagogista e genitore”:
“1) Centralità dell’essere umano: “è sottolineata la centralità della persona umana”.
Sono convinto che, se è vero che “la cultura del rispetto verso ogni essere umano” sia condizione necessaria, meglio sarebbe stato, oggigiorno, inquadrare il concetto in una cornice maggiormente estesa, riconoscendoci come parte di un tutto più ampio, in armonia con ogni vivente, animale e vegetale.
L’essere umano non è l’ineffabile vertice della creazione, non si pone “al di sopra” della natura, ma è inserito in essa: ne è parte. Il pensiero antropocentrico, fallace e borioso, vede il pianeta come un mezzo; al contrario, è un fine. Ciò deve essere chiarito, anche per non accogliere acriticamente fumosi passaggi invocanti un generico “rispetto per l’ambiente”, mai sostanziato da precisazioni (cosa significa, e come si traduce in opera?).
2) Patria (maiuscolo, nella notizia): “viene evidenziato il nesso tra senso civico e sentimento di appartenenza alla comunità nazionale definita Patria”.
Sono fiero di essere nato e cresciuto in Italia; mi ritengo fortunato. Proprio per questo, avrei preferito rinvenire maggiore universalismo nel corsivo; parole nuove, visionarie, capaci di ispirare un senso di comunità planetaria. Volentieri, propongo la suggestione offerta dal termine matria: luogo fisico e metaforico d’accoglienza, al di là delle appartenenze nazionali, etniche, religiose, sociali, di genere ecc., contrapposto alla patria come realtà storica definita dai discrimini dell’identità nazionale e dell’appartenenza nativa a un dato territorio”. Non sto invocando una sostituzione orwelliana, ma una semplice riflessione educativa, orientata a un possibile equilibrio.
3) Crescita economica: “è evidenziata l’importanza della crescita economica, nel rispetto dell’ambiente e della qualità della vita dei cittadini”.
Le fondamenta del nostro sistema economico scricchiolano. Continuare a crescere significa che, prima o poi, cederanno… e noi cadremo; occorre esserne consapevoli. L’affannosa, impossibile ambizione di ottenere una crescita infinita in un sistema dalle risorse finite, tra l’altro, non ci salva nemmeno dallo smarrimento dinanzi all’agonia del senso dell’esistenza. Parlando di economia, dovremmo riportare alla luce il suo significato letterale: “amministrazione della casa”, la comune dimora che chiamiamo Terra. Solo così germoglierà un reale, genuino rispetto per l’ambiente e si potrà, seriamente, parlare di “qualità della vita”.
Credo che ciascun educatore farà un buon lavoro, prima di tutto assoggettando a critica le indicazioni ministeriali e scoprendo, nel dialogo, con l’aiuto dei giovani, le crepe attraverso le quali far passare nuova luce, così da potere, insieme, ammirare il mondo con occhi nuovi.
La scuola non è il luogo nel quale addestrare automi pronti a competere – contro chi, poi? -, bensì il grembo nel quale coltivare esseri umani compassionevoli, capaci di riconoscere le altrui differenze, intendendole come tessere di valore, nel grande, variopinto mosaico della vita. Così vorrei l’educazione civica: un’occasione quieta, riflessiva, che inviti a immaginare una società mite, coesa, fraterna e, infine, giusta.”
Riassumendo, diseducazione civica
Come bene intuisce anche la CGIL, le nuove linee guida per l’educazione civica varate dal ministro del Governo Meloni vanno molto al di là rispetto a quanto prescritto dalla legge del 2019: lo sterminato profluvio di indicazioni prefigura un’idea complessiva di scuola e di società. Una scuola che forma cittadini disciplinati e “patriottici”, ipocritamente buonista, nei fatti ideologica e soffocatrice del pensiero critico. L’approccio trasversale è omaggiato, ma non ha niente a che vedere con un approccio sistemico.
Mentre il progetto di autonomia differenziata distrugge l’unità nazionale e il progetto di premierato comprime la dialettica democratica, la scuola dovrebbe dedicarsi a convincere i giovani della bontà del neoliberismo autoritario e a curare come il cancro con l’aspirina gli effetti di disuguaglianze crescenti, definanziamento di scuola e università, precariato, finti stage, smantellamento dello stato sociale e del servizio sanitario, privatizzazione dei beni pubblici, abbandono delle periferie e delle aree interne, invenzione di nuovi reati e inasprimento delle pene quando si tratta di ordine pubblico e di diritto alla protesta, mentre si tutelano politici e colletti bianchi.
Le pur importanti ma interconnesse identità locali (tutte da discutere e comunque in continua trasformazione nel tempo e per contaminazione spaziale) non vengono messe in relazione con la necessaria cittadinanza planetaria.
Antistoriche, antiscientifiche e lontane dalle indicazioni internazionali e dalle sfide della nostra epoca di “policrisi” sono queste linee guida di cui c’è da augurarsi che facciano la fine di tante “grida” ministeriali: ovvero, che alla fin fine ben pochi ne tengano davvero conto e ognuno – come spesso di fatto accade – faccia un po’ come gli pare.
Salvo che il loro principale obiettivo sia di “educare” soprattutto gli adulti, con l’inquietante sospetto che invece possa piacere a quella parte del Paese, dell’elettorato e degli stessi inseganti, più conformista, più esposta all’infotainment e alla banalità degli slogan, più spaventata da un quadro socioeconomico malato di cui non sa riconoscere la cause profonde.
Chiudersi negli stretti confini di una “Patria” con la maiuscola, sventolandone la bandiera e cantandone l’inno con la mano sul cuore è un traguardo dal sapore stantio e pericoloso, perché oggi è fondamentale (come dice un recente e importante documento dell’UNESCO) costruire il nostro futuro insieme, con un “nuovo patto sociale per l’educazione”. In una Terra-patria o matria, dove vivere in pace e in armonia, tra esseri umani e con tutto il resto del pianeta, vivente e non vivente.
A proposito: in tutte le nuove linee guida, la parola “futuro” e la parola “pace” non compaiono neppure una volta, come del resto la parola “pianeta” o la parola “Terra”.
Un’educazione civica senza parole come queste non è educazione, ma diseducazione civica.
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- MARIO SALOMONE
- Sociologo dell'ambiente, giornalista e scrittore, Mario Salomone dirige ".eco" dalla fondazione (1989), è autore di saggi, romanzi e racconti e di numerosi articoli su quotidiani e riviste. Già professore aggregato all'Università di Bergamo, è Segretario generale della rete mondiale di educazione ambientale WEEC, che realizza ogni due anni i congressi del settore.
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