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Sostenibilità: Firenze capitale 2026 traccia la via

| MARIO SALOMONE

Tempo di lettura: 3 minuti

Sostenibilità: Firenze capitale 2026 traccia la via
Educare alla sostenibilità: le competenze necessarie, le sfide in un mondo che cambia. Un convegno presso il laboratorio didattico a Villa Demidoff, patrimonio Unesco, segna l’avvio delle iniziative che vedono la Città metropolitana di Firenze diventare capitale italiana 2026 dell’educazione ambientale.

(Nell’immagine di apertura, i saluti di Carlo Boni, Consigliere delegato ai Progetti educativi, ambiente e parchi della Città metropolitana, primo da destra, della sindaca di Vaglia Silvia Catani e di Vittorio Gasparrini, Club Unesco di Firenze; in piedi, Emanuele Sbaffi del LDA di Pratolino)

Sabato 11 aprile il convegno “Educare alla sostenibilità ieri, oggi e domani” ha segnato l’avvio ufficiale dell’anno di iniziative nell’ambito della designazione della Città metropolitana di Firenze a Capitale italiana 2026 dell’educazione ambientale.

La prima tavola rotonda, durante l’intervento di Michela MayerFoto di Giovanni Galanti

Sede del convegno: la prestigiosa Sala Rossa della Paggeria di Villa Demidoff, nella tenuta di 150 ettari creato nel XVI secolo dai Medici, ora Parco pubblico patrimonio Unesco.

Il sottotitolo del convegno (“Riflessioni dalle esperienze del LDA del Parco mediceo di Pratolino”) spiega la scelta della sede. Si trattava, infatti, di fare il punto sull’educazione ambientale e alla sostenibilità a oltre trent’anni dalla fondazione del laboratorio.

L’importanza dell’evento è spiegata (oltre che dalla solidità e continuità di una realtà come il laboratorio (ne ha parlato in dettaglio Emanuele Sbaffi sul numero di marzo di “.eco”) dalla ricchezza di risorse ed esperienze del capoluogo toscano e del suo territorio provinciale, cui il ruolo di Capitale 2026 conferisce il giusto riconoscimento (una prima mappatura è reperibile QUI.

Prove di efficacia, riflessioni e spunti per fare ancora meglio

Ieri, oggi e domani sono i risultati ottenuti da una squadra competente e motivata, sotto l’egida di un importante ente pubblico e gli spunti ricavati dal confronto tra studiosi ed esperti arrivati da varie parti d’Italia.

I partecipanti alla seconda tavola rotonda – Foto di Giovanni Galanti

L’oggi è la consapevolezza che non basta (come spesso si dice) educare i giovani, ma che occorre educare prima di tutto gli educatori, così come gli adulti in genere e le varie figure professionali. Mancano le competenze richieste, ma mancano anche le nozioni scientifiche di base circa di limiti (fisici e sociali) del sistema Terra. Mancano l’attribuzione di valore alla natura e alla sostenibilità e la capacità di definire i problemi: tutte cose che richiedono pensiero critico e il riconoscere la non neutralità delle scelte, che siano pedagogiche o tecnologiche.

L’insistenza da parte di tutti i relatori sulla necessità di cambiare narrazioni e percezioni, di stabilire relazioni solide e concrete e rapporti di connessione con il mondo reale (non più esperito e non più conosciuto), di abbattere barriere lessicali e disciplinari e vedere come un campo unico ambiente, pace, diritti, giustizia sociale, perché “sostenibilità” o è queste cose insieme o non è. “Educazione” e “sostenibilità” dunque coincidono e se l’educazione è quella che ci vuole, diventano addirittura sinonimi.

Potremmo inoltre dire, che rispetto alle vecchie coppie oppositive, cultura è natura e natura è cultura, ecologia è economia e economia è ecologia. Se c’è soluzione di continuità, allora entriamo nella dimensione dell’insostenibilità, del modello “business as usual” o della sindrome “TINA” (quella dell’individualismo e del “non c’è alternativa”).

Necessari impegno e coraggio

Nessuno, in nessun ruolo, può più permettersi di essere analfabeta in materia di sostenibilità.

Sala rossa di Villa Demidoff, un momento dei lavori del convegno dell’11 aprile 2026 – Foto di Giovanni Galanti

A chi fa educazione ambientale e alla sostenibilità negli ambiti formali, non formali e informali si chiede di essere minoranza attiva e impegno. Le sfide per il futuro verso cui tutti andiamo (ma anche nel presente in cui tutti viviamo) richiedono di uscire da ogni tran tran, di fare rete e comunità, di promuovere la partecipazione, di negoziare patti, di unificare linguaggi. Anche le vecchie definizioni di sostenibilità (ad esempio quella celebre tratta dal Rapporto Brundtland) non funzionano più. Occorre aria nuova e occorre coraggio, anche a costo di fare un po’ il Don Chisciotte della canzone di Francesco Guccini citata nel programma del convegno fiorentino. L’«arrivederci» che ha segnato il convegno si fonda, innanzitutto, sulle attività che nel 2026 saranno dedicate a Firenze, capitale italiana dell’educazione ambientale.

E i lavori del convegno (proseguiti nel pomeriggio con il racconto delle esperienze realizzate presso il parco e quelle nel territorio della Città metropolitana) fanno ben sperare.

APERTE LE CANDIDATURE A CAPITALE ITALIANA 2027. Gli enti interessati a candidarsi come capitale italiana 2027 dell’educazione ambientale possono chiedere informazioni al Segretariato della Rete WEEC: [email protected]

Scrive per noi

MARIO SALOMONE
MARIO SALOMONE
Sociologo dell'ambiente, giornalista e scrittore, Mario Salomone dirige ".eco" dalla fondazione (1989), è autore di saggi, romanzi e racconti e di numerosi articoli su quotidiani e riviste. Già professore aggregato all'Università di Bergamo, è Segretario generale della rete mondiale di educazione ambientale WEEC, che realizza ogni due anni i congressi del settore.