Due coreografie per raccontare l’incontro del corpo umano con il divino
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Le arti, scrive Aristotele “imitano con il ritmo, la parola e la musica, separatamente, o mescolate insieme” (Poetica, 47 a 21-23), e continua affermando che i danzatori “per mezzo di ritmi figurati imitano caratteri, emozioni e azioni” (Poetica, 47 a 27-28).
Il ritmo, la danza, evocano immagini. Non a caso, si è sostenuto che una delle prime attività immaginative umane, il mito, cioè il racconto, è figlio del rito e il rito è la mimesi delle azioni attribuite agli dèi.
Lo spettacolo Divine Monsters al Teatro Astra di Torino
Il coreografo taiwanese Lai Hung Chung, nel pezzo iniziale Glanced Crack, partendo dai racconti della propria madre mette in scena la vicenda di un essere umano-divino, Nuwa, che ripara il cielo per salvare l’umanità e scopre l’ambizione umana che crea continue fratture tra umanità e natura. Il giorno della riparazione del cielo la gente lascia da parte gli strumenti per far sì che cielo e terra possano riprendersi.
I movimenti della danza richiamano il Tai Chi e le arti marziali che sono primariamente tecniche del governo di sé, ma si potrebbe anche dire che i movimenti della danza imitano il movimento della terra e del cielo.
La figura umana si traspone nelle forze naturali evocando un’armonia affatto sconosciuta.
Il governo di sé è, quindi, la premessa per l’incontro con le potenze divine del cielo e della terra

Funzione decisiva hanno le musiche e lo schermo sullo sfondo del palcoscenico: sullo schermo si proiettano le ombre danzanti, quasi una ripresa del mito platonico della caverna e la musica fortemente ritmata scandisce i passi, i movimenti dei danzatori esaltandone la padronanza muscolare. Il colore cangiante della luce e il ritmo illustrano il rapporto fra essere umano e natura: i modelli eterni del movimento prendono forma nella magia del palcoscenico e il microcosmo umano torna a misurarsi secondo i ritmi del macrocosmo naturale.
La seconda parte dello spettacolo, Mitici, di Giovanni Insaudo, coreografo italiano che ha studiato e lavorato tra Madrid, Monaco e la Svizzera, mette in scena l’incontro fra esseri umani ed esseri divini che generano forme di corpi assolutamente inopinati ridando immagine alla figura dell’eroe antico, la forma visibile, sensibile del divino sulla terra.
Un inopinato ritorno, per una via diversa da quella dell’esperienza occidentale, a quel tempo, lontanissimo, in cui, nella immagine della phýsis, umano, naturale e divino convergevano ed Eraclito poteva dire, agli stranieri che lo visitavano nella sua casa: “Entrate, poiché anche qui abitano gli dèi” come riferisce Aristotele nel De partibus animalium I 5 645 a 17-23.
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- FRANCESCO INGRAVALLE
- Francesco Ingravalle, già ricercatore di Storia delle istituzioni politiche presso l'Università del Piemonte Orientale, saggista e storico del pensiero e delle istituzioni politiche.
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