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Fermare il cemento, difendere l’acqua: la lotta dei movimenti ambientalisti al Climate Social Camp

| Redazione

Tempo di lettura: 3 minuti

Fermare il cemento, difendere l’acqua: la lotta dei movimenti ambientalisti al Climate Social Camp

Climate Social Camp, seconda edizione: un appuntamento nazionale di attivisti di ogni generazione e provenienti da ogni angolo d’Italia. Focus sullo sconvolgimento del ciclo dell’acqua e sulla fragilità del territorio, devastato dalla cementificazione. I volontari della Rete WEEC hanno partecipato al camp e raccontano le tre giornate di dibattiti, confronti e laboratori.

Anche quest’anno WEEC Italia ha partecipato al Climate Social Camp di Torino, evento annuale articolato in tre giornate – dal 26 al 28 luglio 2023 – volto a inquadrare la critica situazione climatica.

Attivisti di ogni generazione e provenienti da ogni angolo d’Italia si sono uniti per dare vita a un momento di scambio e confronto rispetto alle devastazioni causate dall’azione dell’uomo sull’ecosistema.

La tematica di fondo che ha accompagnato questa seconda edizione è la mancanza d’acqua e le sue negative conseguenze sia all’interno della società sia sull’ambiente stesso. Non solo non si riesce più a soddisfare il fabbisogno della popolazione mondiale, addirittura la sua cattiva gestione sta portando a fenomeni atmosferici estremi.

Il secondo focus su cui si è voluto riportare l’attenzione è la fragilità del territorio, sempre più devastato dalla cementificazione: in Italia si perdono due metri quadrati di suolo al secondo; i parchi e i fiumi torinesi, nello specifico, non hanno quasi più aria per respirare.

Un parco messo in pericolo dall’ennesimo ipermercato

Proprio per questo motivo, il Climate Social Camp si è svolto all’interno del Parco Artiglieri di Montagna, in Corso Vittorio Emanuele II, minacciato dalla costruzione dell’ennesimo ipermercato non richiesto e non voluto dagli abitanti del quartiere, che rischiano così di perdere un importante spazio di aggregazione. Il parco non solo costituisce per la comunità uno “sfogo” verde dall’inquinamento e dal cemento, ma svolge un ruolo fondamentale nell’assorbimento delle acque, nel contrasto al fenomeno delle isole di calore e nella conservazione della biodiversità torinese. In segno di protesta, i cittadini hanno creato il comitato “ESSE NON”, che ha partecipato in prima linea nell’organizzazione del CSC, insieme a Fridays For Future, Extinction Rebellion e numerose altre organizzazioni.

Per ridare vita al pianeta più coordinamento locale, nazionale e internazionale

Le tre giornate si sono svolte tra dibattiti, confronti e laboratori. L’assemblea plenaria conclusiva è stata la giusta occasione per tirare le somme di quanto detto, mettendo insieme le idee e le proposte venute a galla durante il Camp: è così emersa la necessità di ridare vita a un pianeta alimentato da energie non derivanti da combustibili fossili e ricostruito per il benessere di ogni forma di vita con cui condividiamo lo spazio sulla terra.

Sempre dalla conferenza conclusiva si è delineata la necessità di migliorare il coordinamento di tutte le diverse realtà di lotta, che siano a livello locale, nazionale o internazionale.

Il problema è che non tutte, a oggi, hanno lo stesso potenziale espressivo: più ci si allontana dalle città e dai centri economici-culturali, più è difficile che un’azione di un gruppo riesca a “fare rumore”.

Pesa il divario tra Nord e Sud, città e periferie, zone urbane e zone rurali

Lo si vede nel divario che c’è, ad esempio, tra Nord e Sud Italia, città e periferie, zone urbane e zone rurali. Spesso queste ultime mancano della copertura mediatica necessaria per riportare le questioni all’attenzione dell’opinione pubblica. I piccoli territori invece dovrebbero ricoprire un ruolo più rilevante, in quanto sono tutti ricchi di esperienze di lotta che, se messe in comune, possono offrire il giusto spunto per raggiungere migliori risultati.

Mettere al centro i territori

Per questo, risulta quindi necessario ragionare su un coordinamento centrale del movimento che abbia una forte radice territoriale e che utilizzi strumenti quali la mappatura e la videoinchiesta. Questi due elementi sono senza alcun dubbio la migliore soluzione: entrambi capaci di entrare in contatto con i territori, facilmente adattabili dai militanti ai loro contesti locali, ma soprattutto adeguati a favorire una restituzione e riportare al “centro” il resoconto di queste esperienze territoriali.

L’obiettivo ultimo è pertanto quello di far risaltare le esperienze di lotta piuttosto che depredarle del loro valore sociale; evitando politicismi vuoti e mettendo in comune pensieri e idee, si deve dar vita a una nuova visione collettiva mirata a porre fine all’eccessivo sfruttamento del nostro ecosistema.

Costruire insieme un nuovo modello più giusto di società

Il Climate Social Camp, anche quest’anno, è stato, insomma, un evento per tutti, rivolto a chiunque voglia lottare per un pianeta senza fossile e per un sistema economico-sociale più giusto.

Parteciparvi, per noi di WEEC Italia, ha significato anche fare rete. I momenti formativi, le tantissime attività collaterali (workshop, serate musicali, proiezione di film ecc..), le occasioni di scambio e di dialogo hanno creato un campeggio che è sinonimo di socialità, che non ha lo scopo di occupare suolo pubblico in nome di una qualche vuota ideologia, ma che rappresenti un’opposizione concreta al sistema capitalistico in cui viviamo. In altre parole: un modo per prendersi cura degli spazi e costruire insieme un nuovo modello di società che abbia al centro la tutela del nostro pianeta.

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".eco", rivista fondata nel 1989, è la voce storica non profit dell'educazione ambientale italiana. Intorno ad essa via via si è formata una costellazione di attività e strumenti per costruire e diffondere cultura ecologica e sostenibilità.