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La terra di Woody Guthrie, un inno alla solidarietà e alla libertà

| Valerio Calzolaio

Tempo di lettura: < 1 minuto

Questa terra è la mia terra
Woody Guthrie

Traduzione di Cristina Bertea
Prefazione di Daniele Benati
Romanzo autobiografico (orig. “Bound for Glory”)
Marcos y Marcos 2024
Attenzione: di nuovo in tutte le librerie dall’8 maggio
Pag. 432, euro 20

“Scelti da Valerio” è la rubrica di recensioni e segnalazioni a cura di Valerio Calzolaio.

“Questa terra è la mia terra”, di Woody Guthrie.

Un poeta vive e canta l’ampio paesaggio da costa a costa e, insieme, l’umanità planetaria non incline alla sopraffazione e al profitto (che c’era e c’è).

Il grandissimo e generoso Woody Guthrie (nato in Oklahoma nel 1912) scrisse, non in versi ma in prosa, il testo quando aveva 31 anni, testimone di un’America anticapitalista degli anni ’30. Viaggiava sui treni merci, talvolta sul tetto, accampandosi nella polvere, condividendo bevute intorno ai falò. La solidarietà tra i marginalizzati, la libertà della condivisione. Sulla sua chitarra aveva inciso “Questa macchina uccide i fascisti”, il che attirò l’attenzione dell’FBI.

Se non avete ancora letto il suo libro da Savelli (1977), con la splendida prefazione di Portelli, o la prima ristampa da Marcos (2011), che include pagine inedite e integrazioni alla già meravigliosa traduzione, dovreste procurarvelo subito. Assolutamente. Dylan e Springsteen non hanno mai dimenticato la sua influenza; questa canzone leggendaria è stata persino eseguita dai presidenti durante le cerimonie d’insediamento. È un inno alla terra che è nostra, tua, mia, di tutti noi.

Scrive per noi

Valerio Calzolaio
Valerio Calzolaio
Valerio Calzolaio, giornalista e saggista, è stato deputato (1992-2006) e sottosegretario all’Ambiente (1996-2001). Ha pubblicato numerosi libri sul tema della migrazioni e dei profughi ambientali.