Le ferrovie tolgono il disturbo

Milano, Stazione Centrale, venerdì 17 gennaio 2014, ore 11. È venerdì 17 per chi cerca un po’ di caldo alla Stazione Centrale di Milano. Alcuni operai, scortati da guardie private armate, smantellano i sedili nell’area di fronte ai servizi igienici della stazione. Si tratta di un angolo riparato e, unico in tutta la stazione, un po’ caldo, grazie all’aria che fuoriesce dalle vicine toilette a pagamento (1 euro per fare pipì).

Di posti dove sostare nelle stazioni italiane non ne sono rimasti molti, come è noto: le FS si sono vendute la sale di aspetto, trasformate (come la bella e monumentale sala della stazione di Milano) in centri commerciali. Rimangono qua e là solo pochi sedili, che d’inverno sono esposti al freddo e al vento, tranne appunto quelli ora eliminati a Milano. A meno di non andare a fare shopping: lo spazio della stazione, le scale mobili, i tapis roulant (a Milano, ma anche in altre grandi stazioni) sono organizzati, appunto, per obbligare, come in una gimcana, i passeggeri a passare davanti al maggior numero possibile di vetrine e a entrare nei negozi. Business is business.

Perché dunque smontare i sedili? Perché le guardie, che squadrano di brutto il sottoscritto che fa foto e gli si avvicinano con aria intimidatoria, invitandolo a spostarsi altrove? Sarà che il luogo è gradito agli homeless, che bisogna mandar via? Sarà che qualcuno tra chi paga 1 euro per fare pipì non gradiva lo spettacolo?

I tabelloni segnano ritardi di molti treni, il mio convoglio, malridotto, è pieno come un uovo, con la gente in piedi, nei wc mancano acqua e sapone.

Ma in stazione gli homeless hanno tolto il disturbo.

È un nuovo passo verso una società sempre più civile, accogliente, solidale? O verso una stazione ferroviaria spazio ex-pubblico-ora privato, più tempio del consumo che infrastruttura per la mobilità sostenibile?

 

4 stazione centrale di Milano lo stesso spazio dopo la curaMOD3 operai smantellano i sedili alla stazione centrale di MilanoMOD

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