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Dare lezioni di pace a scuola, partendo da una catena di solidarietà

| Carola Speranza

Tempo di lettura: 3 minuti

Dare lezioni di pace a scuola, partendo da una catena di solidarietà

Ci sono delle storie di normalità e di quotidianità che hanno qualcosa di sorprendente, perché hanno la capacità di svelare e rivelare piccole lezioni di pace, che possono cambiare delle vite. Questa è una storia di inclusione, di collaborazione e di istruzione. È quindi una storia di speranza.

È suonata la campanella. Tutti ai banchi per una nuova lezione: una lezione di pace e integrazione.

Nel liceo Amaldi, a Orbassano, è successo qualcosa di bello. Con lo scoppio della guerra nel cuore dell’Europa, una mamma ucraina, che lavorava come badante presso una casa della zona, ha sentito l’esigenza di far venire il prima possibile, in Italia, sua figlia adolescente. Valentina, di 16 anni, arriva poco prima di Pasqua a Torino, nella casa in cui la madre vive, quando non lavora fuori città. Un viaggio che dall’Ucraina occidentale, viveva infatti con i nonni al confine con la Romania, l’ha portata fin qui, con grandi difficoltà. Ed è proprio in questo momento che ha inizio la nostra storia.

Una storia che diventa una lezione di vita

La scuola, sotto richiesta della madre che voleva in tutti i modi far integrare la figlia in una nuova realtà, accetta in tempi record di accoglierla. Come sottolinea Elena, una delle tante persone che hanno partecipato a questa catena di solidarietà, tutti si sono attivati per aiutarla: hanno vinto la collaborazione e l’umanità.

È stata bella la disponibilità della dirigente. È stato bello l’aspetto umano: un intero gruppo di persone che si è attivato per far sentire a casa Valentina, che viene così accolta nella classe seconda.

Alcuni studenti portano i beni raccolti dalla scuola, per l’Ucraina, al Sermig.

Valentina, con il suo ingresso a scuola, ha una vera e propria trasformazione: finalmente esce di casa, socializza e riesce ad ambientarsi subito in classe. Nonostante fosse arrivata a Torino, decide di frequentare la scuola che si è dimostrata così accogliente con lei, trasferendosi fuori città, nella famiglia in cui lavora la mamma, che accetta con gran felicità. È una storia di solidarietà che parte, innanzitutto, dalla preside, per arrivare all’insegnante di religione, fino all’allieva che conosce l’ucraino e il rumeno e che l’aiuta nella comunicazione.

Quale sarebbe l’eccezionalità della storia? Valentina non è stata aspettata, ma cercata: dalla mamma che le ha chiesto di venire in Italia; alla preside che l’ha invitata a scuola, fino agli studenti che si sono fin da subito interessati alla sua storia e vogliono esserle amici. È un evento straordinario anche per loro: avere in classe una studentessa che scappa dalla guerra. È una lezione di vita anche per loro, una storia che ha il gusto, in questo caso, di lieto fine. E quest’ultimo si è reso possibile, grazie al coraggio della collaborazione e delle scelte. Questa è la testimonianza, e quindi il punto di vista, di Chiara Godio, dirigente del plesso scolastico, anello fondamentale in questa catena di solidarietà.

La parola chiave è semplicità, che da sempre contraddistingue le azioni e le scelte della scuola. Gli studenti hanno collaborato non solo a questo processo di inclusione, ma a tutte le altre attività proposte in supporto per l’Ucraina: dalla raccolta beni di prima necessità, fino al loro trasporto al Sermig. Facevano a gara a chi faceva di più. Dopo anni di isolamento, volevano essere protagonisti di qualcosa di bello e utile. E così hanno fatto.

Alcuni dei beni di prima necessità raccolti dalla scuola. Questi sono poi stati mandati, tramite le spedizioni del Sermig, direttamente in Ucraina.

La scuola come luogo di rinascita e non più come solo riparo dalle bombe della guerra. La scuola come luogo di possibilità di una vita che rischiava di rimanere chiusa in se stessa, anche con il suo arrivo in Italia, che sarebbe stata percepita come una terra straniera, e dove, invece, Valentina non solo vuole rimanere per studiare, ma dove vuole fermarsi addirittura dopo, addirittura per sempre.

Scrive per noi

Carola Speranza
Carola Speranza
Dopo aver conseguito la doppia laurea triennale nel dipartimento di Lettere moderne all’Università degli studi di Torino e Université Savoie Mont-Blanc, ottiene la laurea magistrale binazionale in Filologia moderna all’Università Sapienza di Roma e Sorbonne Université di Parigi. È fondatrice e autrice del blog “Grandi Storielle”.