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“Perché ero ragazzo”: lettere di innocenza

| Valerio Calzolaio

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“Perché ero ragazzo”: lettere di innocenza
Ventotto lettere scritte a mano, nove anni di carcere, una voce che non si arrende. In “Perché ero ragazzo”, Alaa Faraj racconta la sua storia: da giovane calciatore libico partito per studiare in Europa all’accusa ingiusta di essere uno scafista. Un libro necessario, che trasforma il dolore in parola e chiede di guardare davvero chi continua a essere rinchiuso ai margini dell’umanità.

Palermo, Ucciardone. 9 marzo – 3 dicembre 2024.

“Perché ero ragazzo” è la raccolta di 28 lettere, “Io vi ringrazio” ultima, di Alaa Faraj (Bengasi, 1995). Alle spalle una famiglia che lo sostiene, studente di ingegneria e promessa del calcio libico, nemmeno ventenne, partì per inseguire competenze e desideri. Impossibile avere un visto, niente canali ordinari o umanitari, nell’agosto 2015 era salito su un barcone insieme a tre amici, anche loro promettenti calciatori.

Durante la traversata morirono quarantanove persone soffocate dentro la stiva, lui fu accusato di essere uno scafista, è restato innocente in carcere per oltre nove anni (fine pena previsto nel 2045). Crede in una futura giustizia e impara l’italiano in cella, scrive le lettere ad Alessandra Sciurba (docente conosciuta da detenuto volitivo) dietro le sbarre (a mano, in stampatello, su fogli rimediati). Ora esce il bellissimo conseguente libro.

I veri trafficanti proliferano altrove con complicità varie, inammissibile.

Perché ero ragazzo

Alaa Faraj

Lettere dal carcere

Postfazione di Alessandra Sciurba

Sellerio Palermo

2025

Pag. 337, euro 17

Scrive per noi

Valerio Calzolaio
Valerio Calzolaio
Valerio Calzolaio, giornalista e saggista, è stato deputato (1992-2006) e sottosegretario all’Ambiente (1996-2001). Ha pubblicato numerosi libri sul tema della migrazioni e dei profughi ambientali.