Nessuna pena di morte, nemmeno per gli orsi

Non ha senso uccidere l’orsa JJ4. Se un essere umano e, in quanto tale, pensante – indipendentemente dal come e che cosa pensa – ne uccide un altro la pena da infliggergli è costituita da anni di carcere e arriva sino all’ergastolo (fortunatamente in Italia non esiste la pena di morte). Nel rapporto tra animali umani e animali non umani e non pensanti non possiamo usare due pesi e due misure. Come nessuno dovrebbe entrare in casa d’altri senza chiedere permesso.

(Nell’immagine di apertura, nel mondo alla rovescia rappresentato dagli affreschi sulla Hasenhaus di Vienna, sono le lepri a dare la caccia agli umani)

Pierfrancesco Tedesco su “il Fatto quotidiano” del 21 aprile ha scritto che forse “gli animali dovrebbero processare gli uomini per le loro responsabilità”.

Fortunatamente in Italia non esiste la pena di morte.

Di conseguenza se un essere umano e, in quanto tale, pensante -indipendentemente dal come e che cosa pensa – ne uccide un altro la pena da infliggergli è costituita da anni di carcere e arriva sino all’ergastolo.

Può anche capitare, invece, che un altro animale non umano, per esempio un orso, si scontri con un essere umano per motivi che non riusciamo a comprendere. In questo caso, dato per scontato che non è un essere pensante se, in seguito allo scontro, uccide l’umano, si discute se punirlo con la soppressione. In modo che non sia più in grado di ripetere un’azione come questa.

Due pesi e due misure?

Mi sembra assolutamente certo che la prima misura debba assolutamente prevalere sulla seconda. Di conseguenza non concordo per niente sulla possibilità di sopprimere l’orsa JJ4.

Ma condivido la possibilità di relegarla con i suoi cuccioli e ex cuccioli in un’area dove esseri umani pensanti non possano entrare.

Come nessuno dovrebbe entrare in casa d’altri senza chiedere permesso.

Scrive per noi

UGO LEONE
UGO LEONE
Già professore ordinario di politica dell'ambiente presso la Facoltà di Scienze politiche dell'Università di Napoli "Federico II". I suoi interessi scientifici e i contenuti delle sue pubblicazioni sono incentrati prevalentemente sui problemi dell'ambiente e del Mezzogiorno. E' autore di numerosi volumi e editorialista dell'edizione napoletana del quotidiano "la Repubblica". Per molti anni è stato presidente del Parco nazionale de Vesuvio.

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Già professore ordinario di politica dell'ambiente presso la Facoltà di Scienze politiche dell'Università di Napoli "Federico II". I suoi interessi scientifici e i contenuti delle sue pubblicazioni sono incentrati prevalentemente sui problemi dell'ambiente e del Mezzogiorno. E' autore di numerosi volumi e editorialista dell'edizione napoletana del quotidiano "la Repubblica". Per molti anni è stato presidente del Parco nazionale de Vesuvio.

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