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Il ponte sullo stretto di Messina: dannoso e anticostituzionale

| Redazione

Tempo di lettura: 3 minuti

Aurelio Angelini nell’audizione del 17 aprile alla Camera dei deputati sul Ponte sullo stretto di Messina ha enumerato i tantissimi motivi per cui il progetto merita una condanna senza appello.

(Nell’immagine di apertura, Aurelio Angelini durante l’audizione alla Camera dei Deputatii – dalla webtv della Camera)

IL MITICO PONTE WEB(Roma, 17 aprile 2023). Aurelio Angelini, condirettore di “.eco” e “Culture della sostenibilità” e autore tra l’altro di un libro sulla storia dei progetti di ponte sullo stretto dai Romani ai giorni nostri (“Il mitico Ponte sullo Stretto di Messina”), è stato ascoltato dalle Commissioni Ambiente e Trasporti della Camera dei deputati (video sulla webtv della Camera, https://webtv.camera.it/).

Angelini, professore di Sociologia dell’ambiente all’Università Kore di Enna, ha rimarcato l’importanza della collocazione geografica dello stretto quale sistema eco-culturale paesaggistico e naturalistico, per correnti, venti, caratteristiche geomorfologiche, presenze faunistiche, ricchezze botaniche e naturalistiche, di territorio di antropizzazione fin dal più antico paleolitico che possiede tutte le caratteristiche per poter essere riconosciuto dall’UNESCO in base ai criteri per l’inserimento nella Word Heritage List per eccezionale valore universale quale patrimonio naturale e culturale, in base ai criteri stabiliti dall’UNESCO.

Uno scrigno di tesori naturalistici e storici

In pochi chilometri è contenuto uno scrigno naturalistico dell’intero il Mediterraneo in un contesto tra i più importanti delle culture mitologiche del mondo classico. Non è un caso che l’intera area dello Stretto è il punto focale di un importantissimo sistema naturale oggi costituito da riserve naturali e parchi naturalistici ricchissimo di siti delle Rete Natura 2000, Nebrodi, l’Aspromonte, l’Etna e le Eolie patrimonio UNESCO, l’Isola Bella, le lagune di Ganzirri e di Marinello, gli ambienti umidi del litorale con gli acquitrini salmastri di Faro e Ganzirri; la zona costiera di Capo Peloro, inoltre, le alture che si affacciano sulle due sponde sono i luoghi di sosta delle avifaune migratorie.

Aspetti questi che richiamano l’art. 9 della Carta costituzionale in cui si stabilisce la “Tutela del paesaggio e dell’ambiente, la biodiversità e gli ecosistemi, anche nell’interesse delle future generazioni”.

Le ripercussioni del progetto sull’ambiente

È necessario valutare l’“opzione zero” per individuare le ripercussioni del progetto sull’ambiente (l’art. 21, comma 2, lett. b, del Dlgs. 3 aprile 2006, n. 152), allo scopo di evitare interventi che causino sacrifici ambientali superiori a quelli necessari al soddisfacimento dell’interesse sotteso all’iniziativa.

La VIA rilasciata il 15/03/13 sul progetto dal quale il governo Meloni riparte è stata rimandato al proponente: “allo stato dell’arte non si può esprimere valutazione” ed è stata dichiarata negativa per l’impatto naturalistico.

Il ponte non è un’opera green, così come viene presentata, in quanto la valutazione delle emissioni evitate è stimata in termini assoluti e non in comparazione con l’emissione dell’intero ciclo produttivo cemento/ferro/acciaio (modello L.C.A.) e non è green perché i materiali sono prodotti secondo i principi dell’economia circolare.

Lo sviluppo economico generato dall’opera è effimero e non riproducibile, non genera effetti duraturi sull’economia come per gli investimenti nella Industria, in Agricoltura/Cultura e Ambiente, Istruzione.

L’occupazione che viene dichiarata somma attività lavorative per i vari stadi dei processi costruttivi che sono scanditi per tempi differenti.

Fukishima che ci ha insegnato

Il ponte è interamente finanziato dal contribuente essendo un’opera che non si ripaga con il pedaggio che probabilmente non riuscirà a ripagare la sola manutenzione. Il Rapporto ISTAT (2001-21) certifica la grande fuga dallo Stretto: Messina e Reggio Calabria le città d’Italia con il più grande calo demografico.

Le merci non passano per lo stretto, il porto di Messina è il quarto per traffico merci in Sicilia. Oggi si muovono 6 mila pendolari sullo stretto ogni al giorno con un tempo di percorrenza di 30′. Con il ponte ci vorrebbe un’ora: per prendere l’auto, uscire da Messina e arrivare a Reggio Calabria (pagamento pedaggio/percorrere 30 km/parcheggio).

Il progetto è stato imposto dall’alto non è stato condiviso con le realtà territoriali coinvolte e valutato attraverso un’analisi di scopo e di obiettivi. È indispensabile effettuare la Valutazione Ambientale Strategica sul sistema dei trasporti Sicilia Calabria e le possibili alternative e gli scenari socioeconomici e urbani.

Bisogna evidenziare che la sicurezza sul rischio sismico è fondata su dati empirici e non matematici come avviene nel calcolo progettuale.

Fukishima che ci ha insegnato che anche il paese – come il Giappone – che più di altri ha competenze su Terremoti e Centrali nucleari ha perso la sfida matematica nel calcolo.