La conversione ecologica fa bene alla salute
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Ambiente e salute al centro del quarto convegno nazionale AIL (Roma, 18 ottobre 2024). Ambiente e stili di vita collegati al modello di sviluppo che ha giunto l’apice nell’Antropocene sono ormai le principali cause di malattia e di morte al mondo. Colpiscono in modo diseguale, infierendo su bambini, anziani, persone e popoli più svantaggiati. Necessaria un’alleanza per “prendersi cura”, insieme, di persone e pianeta.
(Nell’immagine di apertura, ulivi in Spagna allineati come soldatini)
Sala affollata a Roma per il quarto convegno nazionale dell’AIL, l’associazione italiana per la lotta a leucemie, linfomi e mieloma, e ancora più il podio (una trentina gli esperti). Quindicimila i volontari AIL a seguire, chi in diretta streaming chi in differita (su YouTube). Ambiente e salute il tema-guida del convegno su “Impatto ambientale e rischio sanitario, benessere e stili di vita”.

Focus principalmente sul cancro, giustamente, stante la mission di AIL, cui potrebbero aggiungersi tante altre patologie trasmissibili e non trasmissibili dovute a inquinamento, mancanza di acqua e cibi sani, diffusione di insetti vettori, ondate di calore e alta umidità, mancanza di servizi igienici e quindi della possibilità, ad esempio, di lavarsi le mani (il 19 novembre si celebra il World Toilet Day, dedicato quest’anno a “Sanitation for Peace).
Merito dell’AIL aver sviluppato una azione che, oltre a puntare sul supporto umano e psicologico ai malati e alla loro riabilitazione una volta guariti, sta sviluppando un’azione culturale e scientifica (di ricerca epidemiologica e dibattito) volta a individuare e a combattere le cause “del terribile male”, come una volta era chiamato l’innominabile.
Non rassegniamoci all’aumento del cancro
La capacità di curare è cresciuta, grazie a terapie e attrezzature sempre più sofisticate e costose, e in effetti oggi milioni di persone guariscono, ma aumenta l’insorgenza di tumori in Italia e nel mondo, ha osservato il presidente nazionale AIL Giuseppe Toro: secondo le stime, su passerà globalmente da 18 a 30 milioni di nuovi malati l’anno entro il 2040. «Non accontentiamoci di avere più guarigioni se aumentano i malati», ha osservato.
E il premio Nobel per la fisica Giorgio Parisi, ospite d’onore del convegno, nella sua prolusione ha invocato più prevenzione, ha ricordato le disparità socioeconomiche e ha appunto invocato più ricerca sul campo e più dati epidemiologici, che richiedono anche soluzioni informatiche: se i dati sanitari di tutti i cittadini venissero centralizzati, sarebbe facile capire con un clic la natura e la diffusione spaziale delle malattie.
Molte cause dipendono però da un sistema globale, più che dalla presenza locale di fabbriche inquinanti, raffinerie, porti (le navi da crociera inquinano anche attraccate), traffico automobilistico o incendi boschivi.
A smentita di un noto candidato del Pd al Parlamento europeo (poi eletto), che in un dibattito ha accusato chi scrive di diffondere notizie false e allarmistiche, unanime è stata al convegno di Roma la denuncia del cibo tra i principali colpevoli: il 50% del cibo che arriva sulle nostre tavole (e in Italia la maggior parte delle acque in bottiglia analizzate) è più o meno contaminato (l’Italia è nella top ten mondiale di utilizzo di agrofarmaci), il cibo ultraprocessato dall’industria alimentare è spesso spazzatura piena di conservanti, coloranti, emulsionanti, e additivi “migliorativi”.
Risultato: cancri alla mammella, al pancreas, al colon, leucemie, linfomi,…
Mangiare biologico
In agricoltura gli agrofarmaci sono un business enorme che le multinazionali del settore difendono con prepotenza, mentre i contadini «non conoscono più la terra» (Franco Berrino, medico epidemiologo) e fanno quello che le multinazionali gli suggeriscono, mentre l’agricoltura industriale (di cui la foto di apertura di uliveti in Spagna è un eloquente esempio) è lontanissima da qualunque idea di biodiversità e agroecologia.
Numerose le soluzioni proposte da Berrino per difendersi dai veleni, tra cui mangiare biologico o, meglio, biodinamico che è ancor più sicuro. La diffusione del consumo di cibo biologico permette ora tra l’altro di fare studi significativi confrontando gruppi di consumatori di biologico con chi non ne fa uso: ebbene, i biofili si ammalano di cancro il 25% in meno.
Renata Alleva (ISDE, specialista in scienze dell’alimentazione) conferma: una buona dieta (ad esempio ricca di fibre) protegge, gli alimenti ultraprocessati fanno malissimo e causano “disbiosi”, cioè lo squilibrio microbico del nostro intestino. Ma è fin dal concepimento che siamo immersi nell’esposoma, cioè l’insieme dei fattori ambientali e degli agenti patogeni cui ciascun individuo è esposto nel corso della sua vita..
I motivi sono legati alla nostra storia evolutiva, che per il 99,9 per cento del tempo è stata di progressivo adattamento della specie al mondo naturale (Riccardo Guarino, Università di Palermo). L’era industriale e la globalizzazione hanno moltiplicato gli attacchi a quel microbioma che compone il nostro organismo e che ci garantisce la salute, connettendoci a un “worldwide web” di microrganismi.
Microplastiche killer
Sul banco degli imputati, veri killer del microbioma, le microplastiche, di cui il biologo Franco Andaloro ha dato un quadro molto allarmante della loro presenza nel mare e negli organismi marini, che (oltretutto veicolo di trasporto di altri inquinanti) si accumulano lungo la catena alimentare giungendo ai noi come anello finale di consumo. Mentre pavidi e irresponsabili governi prorogano in Italia l’entrata in vigore della “Plastic Tax”, ogni anno nel mondo si producono 43 miliardi di bottiglie di plastica e si versano in mare quasi quattrocento milioni di tonnellate di rifiuti plastici (il 60% dei rifiuti totali), destinati a triplicare di qui al 2050.
Anche il fumo, ha ricordato Francesco Perrone (oncologo di Napoli), continua ad essere sul banco degli imputati, responsabile in Italia di 90.000 decessi l’anno e anche di inquinamento ambientale sia nella fase di coltivazione sia in quella di trasformazione. Il presso dei prodotti da fumo, ha detto, dovrebbe sostanzialmente raddoppiare.
Insomma, le connessioni tra ambiente, disuguaglianze ambientali e sociali e salute sono numerosissime e documentate dalla letteratura scientifica. Nino Cartabellotta (presidente della Fondazione GIMBE, fresca della presentazione del rapporto sullo stato del SSN) ne ha fatto una dettagliata disamina, elencando i vari determinanti e le correlazioni con le disuguaglianze socioeconomiche. Correlazioni che responsabili AIL di varie regioni italiane e rappresentanti di diverse realtà scientifiche e ospedaliere hanno corroborato nella sessione pomeridiana con dati e casi locali di cui le sezioni territoriali si sono occupare da nord a sud del paese.
Alleanza per la conversione ecologica
Che fare dunque (oltre a incrementare la prevenzione e gli studi epidemiologici e a seguire i saggi consigli su alimentazione, inquinamento indoor, stili di vita sani venuti da molti relatori – per chi se lo può permettere)?
Aurelio Angelini (presidente del comitato scientifico organizzatore del convegno e condirettore di “.eco” e di “Culture della sostenibilità”) ha rigettato lo stigma sociale con cui si vogliono mettere al bando ecoattivisti e pseudo “ecoreati” («un termine che è un vero obbrobrio»). Occorre, intanto, considerare l’intero arco dei danni umani e sociali prodotti dallo scempio ambientale: le ansie e le depressioni che minano la salute mentale, l’inquinamento, il clima che accelera le patologie e le sofferenze, specie per i più esposti come i bambini e gli anziani, l’alternanza di siccità e di alluvioni. Per migliorare la qualità dell’aria, assorbire meglio gli eventi estremi e raffrescare le aree urbane in modo naturale, ad esempio, tutte le città devono diventare città-foresta, come alcune grandi città europee stanno cercando di fare.
E per Giuseppe Notarstefano (presidente nazionale dell’Azione cattolica italiana) si tratta di passare da una nozione (povera e riduttiva) di “transizione” ecologica a una più profonda e radicale di grande “conversione” ecologica, che è il messaggio lanciato nel 2015 da papa Francesco con la fondamentale enciclica “Laudato si’” (un “manifesto” di ecologia integrale che è un riferimento per tutti, credenti e laici per la sua chiarezza e per il rigore scientifico, oltre che per l’afflato etico – si associa Angelini) con cui il pontefice ha voluto parlare non solo ai cattolici, ma a tutta l’umanità. L’economia, ha continuato Notarstefano, deve cambiare, diventare una economia della cura, della custodia attenta di quanto ci è stato dato e che non è nostra proprietà assoluta.
A chi scrive è toccato il compito di trattare (con un intervento pubblicato su queste pagine) il rapporto tra giustizia sociale e ambientale, sulla base di concetti e modelli che integrano limiti biofisici del pianeta e condizioni socioeconomiche, salute degli ecosistemi e salute umana. La salute è la cartina di tornasole di una serie di violazioni di limiti del sistema-Terra e quindi solo un approccio sistemico basato sul pensiero della complessità può dare una risposta complessiva e realmente efficace ai problemi globali.

L’appello di Giuseppe Toro e di AIL a intendere il curare come un “prendersi cura” degli altri e della Terra (questo il titolo dell’evento) è stato raccolto, oltre che dai numerosi esperti dell’associazione, da molte realtà come la Rete WEEC (rappresentata da chi scrive), Azione cattolica, ISDE-Medici per l’ambiente, Fondazione GIMBE, La Grande Via fondata da Berrino (che promuove l’idea che «uno stato di benessere duraturo non è un caso di fortuna: è alimentato ogni giorno grazie al cibo che mangiamo, all’attività fisica che compiamo e all’esercizio cosciente della nostra mente e delle nostre emozioni»), AIOM, Associazione italiana di oncologia medica (di cui è presidente proprio Francesco Perrone), Fondazione italiana biologi (rappresentata al convegno da Franco Andaloro) e molte altre istituzioni scientifiche, università e ospedali.
Si è insomma realizzata quell’alleanza che Notarstefano aveva indicato come strada da percorrere. E il consenso registrato sulle fitte interconnessioni tra ambiente salute porta a concludere, potremmo dire, che per “prendersi cura” la conversione ecologica è l’unica vera soluzione.
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- MARIO SALOMONE
- Sociologo dell'ambiente, giornalista e scrittore, Mario Salomone dirige ".eco" dalla fondazione (1989), è autore di saggi, romanzi e racconti e di numerosi articoli su quotidiani e riviste. Già professore aggregato all'Università di Bergamo, è Segretario generale della rete mondiale di educazione ambientale WEEC, che realizza ogni due anni i congressi del settore.
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