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“Olivhood – È tutto morto”: arte e denuncia ambientale a Bari

| Annamaria Di Pinto

Tempo di lettura: 2 minuti

“Olivhood – È tutto morto”: arte e denuncia ambientale a Bari
In un futuro senza respiro, dove l’acqua è diventata leggenda, resiste un solo ulivo: Hope. È l’immagine al cuore di “Olivhood – È tutto morto”, il film di Annamaria Di Pinto protagonista della serata al Teatro Duse di Bari il 21 marzo scorso.

Il 21 marzo scorso, al Teatro Duse di Bari, la Rete WEEC Puglia ha patrocinato con grande entusiasmo un evento culturale di assoluto rilievo, accolto da un importante successo di pubblico. In linea con il percorso intrapreso da anni, la Rete continua a esplorare le arti come straordinari veicoli di divulgazione ed educazione ambientale.

Protagonista dell’incontro il film Olivhood – È tutto morto di Annamaria Di Pinto. Non è soltanto un cortometraggio, non si limita a raccontare una storia: è un’opera che ti sposta, anche se non sai bene dove, e che invita a interrogarsi per trovare un approdo.

In un futuro senza respiro, dove l’acqua è diventata leggenda, resiste un solo ulivo: Hope. Le immagini si susseguono e quell’ulivo, tanto fragile, è così ostinato da sembrare umano.
L’incontro tra Olivhood e Hope fa riflettere su quanto siamo sempre in bilico tra come viviamo e quello che dovremmo proteggere. Da questo incontro, il film prende forma: lui custode, lei desiderio. Natura e umanità che si guardano, si sfiorano, si mettono in discussione.

In trenta minuti tutto si mescola: teatro, visione, realtà. Le immagini di Giuseppe Miglionico sono poesia visiva, mentre la regia mescola teatro, documento e visione. Non c’è un confine netto, ed è forse proprio questo a funzionare. 

Le voci degli attivisti Pietro G. PantaleoMaria Giovanna Cortellino, Mariagrazia CinquepalmiSavino MontaruliGinevraMichela Diviccaro e Michele Di Bari sono voci che restano, un monito che esce dallo schermo.

Quest’opera conduce alla consapevolezza che non si può più far finta di niente. Lascia qualcosa di scomodo, ma necessario. È una fiaba distopica, sì, ma è anche una domanda urgente: “Quanto siamo disposti a perdere prima di accorgerci che è già troppo tardi?”

Tante persone hanno scelto di partecipare a una serata che li ha arricchiti di informazioni nuove, Poesia, cura e denuncia. Come accade a ogni presentazione, un concetto ha dominato il dibattito anche in questa occasione: “piantare semi”. Tra milioni, uno può fare la differenza: è la metafora dell’Arte e dei nostri gesti quotidiani.

Il Teatro Duse ha ospitato una serata speciale, portando il DocuArte a Bari con grande sensibilità. Un ringraziamento a Caterina Firinu e a tutto lo staff, in particolare a Tiziana Basili per il supporto fondamentale. Riconoscenza a WEEC Italia – Educazione Sostenibile e a Giovanni Lamacchia per il patrocinio. Un seme antispecista è stato piantato anche con Teodora Mastrototaro, nel segno dell’arte e della connessione. “Se c’è, trovatela voi!” – dice Michela Diviccaro, altra protagonista del film. 

Chiude Giovanni Lamacchia, presidente della Rete WEEC Puglia:  “Il docuarte Olivhood è il territorio della resilienza, autentica tagliente denuncia ambientale proposta in chiave di fiaba distopica. Nell’odierno mondo delle policrisi, dove gli esseri umani sono spinti quasi esclusivamente da velleitari desideri di prevaricazione, la Madre Terra continua ad offrire con incondizionata generosità le sue Sorgenti di Vita! Grazie per questo momento di riflessione che Annamaria ci ha offerto, nella speranza che possa essere anche una sana ‘istigazione’ alla Pace!

Scrive per noi

Annamaria Di Pinto