Per conoscere “Le leggi della natura” e le normative per l’ambiente guardando alle radici delle culture ambientali.

La nuova summa a firma di Giuliano Tallone – per i tipi della poliedrica e pisana casa editrice ETS – intorno alla normativa per la tutela della natura e dell’ambiente, con riflessioni e domande tra storia e futuro per comprendere come proseguire una vita in equilibrio con le forze del Pianeta Terra con conclusioni e proposte finali a quattro mani con Ippolito Ostellino.

E’ con grande piacere che propongo qui la presentazione di un volume di un autore italiano, con il quale ho condiviso i primi passi dell’impegno ambientalista in Piemonte, da quando come fondatore della delegazione LIPU a Torino proposi a lui di prenderne poi le redini, senza immaginare sulle prime in quegli anni inizio ‘80 che ne sarebbe poi diventato un presidente nazionale.

Per i tipi di ETS di Pisa esce infati in questi giorni nella collana “Intorno all’Agorà – Ambiente e Territorio”, diretta da Oreste Giorgetti e che ha come Direttore onorario l’instancabile Renzo Moschini, il volume “pamphlet” di Giuliano Tallone “Le leggi della natura. Politiche e normative per l’ambiente in un mondo globalizzato (ISBN 978-884675930-6).

362 pagine lungo le quali si snoda una profonda ed enciclopedica raccolta di riferimenti e profili di quello che possiamo definire l’immenso apparato di norme di cui oggi la società moderna dispone per tentare di gestire la complessa materia ambientale.

Come recita la scheda del volume, che rappresenta davvero una imponente prova di raccolta complessiva: “Cambiamenti climatici, modificazioni globali degli ecosistemi, consumo delle risorse naturali, diseguaglianze e povertà sono le preoccupazioni della generazione di Greta Thunberg e dei Fridays for Future. Quali sono state le risposte a livello politico e legislativo nel corso dell’ultimo secolo? Qual è il quadro normativo attuale internazionale, europeo e nazionale sulla conservazione della biodiversità e come esso si coordina con le iniziative sul clima e con le politiche ambientali più generali? Qual è il ruolo delle aree protette in una prospettiva strategica più ampia? E perché le normative sul paesaggio e i parchi in Italia hanno avuto un successo solo parziale, tra condoni e ripetuta stratificazione normativa? A queste domande cerca di rispondere il volume, pensato come guida per gli studenti dei corsi universitari in conservazione della natura e legislazione ambientale, ma utile per chiunque, attivista ecologista o cittadino informato, voglia farsi un’idea dell’attuale situazione, delle prospettive e delle priorità per le politiche ambientali nell’immediato futuro. Un manuale tra ecologia, storia della conservazione, diritto ambientale ed economia politica per imparare dall’esperienza e dagli errori del movimento ambientalista del ‘900 e cercare di invertire la pericolosa rotta sulla quale stiamo navigando.”

Il tentativo di summa che ha consigliato la casa editrice ETS di Pisa (che accoglie nella sua collana l’importante raccolta di saggi sulle aree protette dalla quale nasce la nuova linea editoriale di Ambiente e territorio) di integrare la vasta pubblicazione anche un testo libero di approfondimento. L’edizione di questo libro ha infatti un’appendice in formato PDF con approfondimenti su diversi temi, consultabile liberamente online a questo indirizzo. 122 pagine aggiuntive nelle quali sono raccolti i materiali con ben 78 approfondimenti che interessano tutte e 5 le parti in cui è suddiviso il volume. Qui si trovano resoconti citazioni, raccolte di esperienze, fatti e ricerche che hanno interessato quasi due secoli di storia intorno al rapporto tra uomo e ambiente.

Il lavoro dell’autore si snoda secondo un approccio che è il risultato ibrido tra una visione temporale ed una spaziale: due linee si narrazione che ci propongono la conoscenza dello sviluppo delle normative in materia ambientale sia lungo la scala diacronica che lungo quella delle dimensioni dall’internazionale all’europeo al nazionale, senza tralasciare la scala regionale, che su questi temi riveste molta importanza nel nostro ordinamento.

Le 5 parti del saggio si sviluppano infatti secondo questa divisione:

Parte Prima – Una prospettiva storica e politica

Parte Seconda – Scenari del diritto internazionale dell’ambiente

Parte Terza – L’ambiente nel diritto europeo

Parte Quarta – L’attuale quadro normativo nazionale sulla tutela dell’ambiente

Parte Quinta – Le questioni aperte e le prospettive future

Nelle parti centrali II, III e IV è l’approccio spaziale a guidare, offrendoci nel contempo per ognuna delle diverse dimensioni geografiche utilizzate – internazionale, europea e nazionale – la lente della scoperta dell’evoluzione nel tempo che il pensiero normativo ha conosciuto. Dai scenari del diritto internazionale, dove sono descritti i principali trattati planetari in una prospettiva temporale, lungo le grandi conferenze mondiali in materia di ambiente, che hanno contribuito alla nascita dei quadri normativi sui temi del mare, dei cambiamenti climatici, della biodiversità, interessando anche gli strumenti della governance. E’ poi l’ambiente nel diritto europeo, in particolare nelle politiche di conservazione della natura e dell’ambiente in generale e nei Trattati e le strategie e normative comunitarie in materia. Infine tocca al quadro legislativo nazionale, in una chiave di lettura diacronica, per comprendere le ragioni della sua struttura attuale, con particolare attenzione ai temi del dualismo tra normative di tutela del paesaggio e normativa ambientale in senso stretto, suggerendo alcune prospettive nelle quali inserire l’attuale crisi di alcune politiche importanti come quella dei parchi, o dell’assetto amministrativo di gestione dei vincoli e delle tutele.

Ma in realtà questo lavoro si distingue anche per le due parti che aprono il saggio e che lo chiudono: sono quelle dedicate alle radici culturali del pensiero ecologico e quella sul futuro e le prospettive, con una conclusione che mi vede condividere con l’autore un dialogo sul tema del “a che punto siamo”.

La “prospettiva storica e politica” che è descritta nella parte di apertura,  dedica all’approccio storico-culturale la trattazione, affrontando i temi delle visioni costruite nel tempo sull’andamento  della  demografia  umana e  sui  sistemi  economici  e  dei  consumi  collegati  all’utilizzo  delle  risorse umane.  Qui sono  approfondite le  radici  culturali  delle  normative  ambientali  a  partire  dall’influenza  delle  grandi  religioni  storiche  sul  modo  di  concepire  i  rapporti  con  l’ambiente,  la  nascita  e  lo  sviluppo  del  pensiero  conservazionistico  attraverso  le grandi figure di riferimento, e quindi i rapporti tra economia, sviluppo ed ambiente sotto diversi punti di vista: il testo propone il confronto tra le visioni diverse di ambientalismo, dall’approccio  “protezionistico”  di  matrice  calvinista  americana  con  quello  della  “biologia  della  conservazione”,  per  arrivare  a  richiamare  alcune  sintesi  umanistiche  del  rapporto  tra  società  ed  ambiente  ed  ecologia  politica  proposte  da  grandi  pensatori  come  Nicholas  Georgescu-Roegen, Ivan Illich, Alex Langer ed altri.

Grazie a questa prima parte l’autore fornisce sin dall’inizio strumenti “di vision” che permettono di comprendere il perché dello sviluppo  successivo della normativa, cogliendo già lì la necessita del recupero di una dimensione più totalizzante, ovvero olistica, che nel tempo è stata sopraffatta dalla smania legiferante, che ha tentato di racchiudere la materia del rapporto uomo e natura in un codice unico, spesso peccando in una sorta di prepotenza ideale rispetto alla intima complessità di questa particolare questione della società umana.

Ma è nella ultima parte che le questioni aperte e le prospettive future sono affrontate, cercando di  proporre direzioni possibili da seguire per provare a migliorare le capacità delle normative e dei sistemi amministrativi che le  governano di incidere sull’ambiente che ci circonda, con particolare riferimento ai temi del volume, e sulle complesse dinamiche globali che ad esempio ci hanno portato l’11 maggio 2019 a superare il massimo livello storico degli ultimi 800.000 anni di CO2in atmosfera (415 ppm, misurate dall’Osservatorio di Mauna Kea nelle Hawaii).

Qui sono infatti affrontati i temi della iperproduzione normativa italiana, sovrapposizione delle competenze, il sistema della Giustizia e la sua crisi; la “doppia tutela” di Ambiente e Paesaggio come la crisi delle aree protette e dei parchi nazionali, fino al tema di n testo unico per la conservazione della Biodiversità (specie ed habitat) ed al dualismo clima e biodiversità.

Nel capitolo finale “Azioni e politiche Pro-Environmental: conclusioni e possibili prospettive” svolto con un dialogo tra l’autore e chi scrive, si aprono infine una serie di domande se vogliamo radicali che riguardano la storia e le radici della cultura ambientale, la parziale inefficacia delle normative, le ragioni etiche dei modelli di sviluppo, la speranza del dialogo e il monito della Laudato si.

Da queste riflessioni nascono anche proposte e idee che in qualche misura dedicano maggiore attenzione ai fattori culturali e non a quelli normativi, come strumenti per poter “gestire” il rapporto uomo e natura. Dopo una ubriacatura di leggi si passa ad accarezzare l’idea che una riforma delle coscienze, insieme al dotarsi di strumenti regolativi efficaci, sia ineludibile: ecco che quindi le proposte guardano ad una nascita di una stagione di scuole di etica ambientale, all’investire sull’educazione biofilica ispirata al pensiero di E.O. Wilson, come anche a sviluppare comunità resilienti e territori pilota come la Riserve della Biosfera, sino a riproporre una Agenzia dei parchi e dell’ambiente.

Quindi un lavoro e una lettura del tutto “aperti”, che non si limitano cioè a conoscere il campo delle leggi e delle regole, obbligatoriamente compilativo, ma che si muove anche sui fronti delle culture ambientali dalle quali deriviamo e degli scenari futuri che dovremmo esplorare: un futuro fatto più di coscienze evolute che di apparati normativi raffinati. Abbiamo ormai scoperto che i limiti del Pianeta sono dati, e quindi il nostro compito è forse di più quello di recuperare l’esplorazione di altri campi, quelli della coscienza umana, dove i limiti non esistono e l’estensione del conoscere e pari all’infinito dell’Universo in cui viviamo. A questo mondo il volume sa anche guradare come suggerisce l’apertura delle conclusioni nella quale ci si ispira alla filosofia del dialogo di un pensatore come Daisaku Ikeda, il filosofo, educatore, maestro buddhista e attivista giapponese, uno dei più importanti leader spirituali buddhisti assieme al Dalai Lama e a Thích Nhất Hạnh. Citando il Mahatma Gandhi per lui era perentorio: Devi dialogare! Buona lettura.

Scrive per noi

IPPOLITO OSTELLINO
Ippolito Ostellino nasce a Torino il 16 agosto 1959. Nel 1987 si laurea in Scienze Naturali e opera come prime esperienze nel settore della gestione e progettazione di Giardini scientifici Alpini. Nel 1989 partecipa alla fondazione di Federparchi Italia. Autore di guide botaniche e di interpretazione naturalistica e museale, nel 1997 riceve il premio letterario Hambury con la guida ai Giardini Alpini delle Alpi occidentali. Dal 2007 al 2008 è Presidente nazionale AIDAP, Associazione italiana dei direttori dei parchi italiani. Dal 2009 partecipa come fondatore al Gruppo di esperti nazionale sulle aree protette "San Rossore". Nell'area torinese opera in diversi campi: è il promotore del progetto Corona Verde dell'area metropolitana torinese per la Regione Piemonte, e svolge attività di docenza presso il Politecnico di Torino; nel 2008 progetta il format della Biennale del Paesaggio Paesaggio Zero; nel 2009 è autore con i Prof. Pala e Occeli del progetto della ciclovia del canale Cavour ; nel 2011 ha ideato il marchio di valorizzazione territoriale “CollinaPo” sul bacino di interesse dell'area del fiume Po e delle colline torinesi e nel 2016 porta a riconoscimento UNESCO Mab il territorio di riferimento; nel 2016 coordina il tavolo Green infrastructure nel III Piano strategico dell'area metropolitana. Autore di saggi, contributi congressuali e libri sul tema Natura, Paesaggio e Ambiente, nel dicembre del 2012 è stato insignito del premio Cultori dell'Architettura da parte dell'Ordine degli Architetti della Provincia di Torino. Vive e lavora a Torino, dove è dirigente presso l’Ente di gestione regionale del Parco del Po piemontese.

IPPOLITO OSTELLINO

Ippolito Ostellino nasce a Torino il 16 agosto 1959. Nel 1987 si laurea in Scienze Naturali e opera come prime esperienze nel settore della gestione e progettazione di Giardini scientifici Alpini. Nel 1989 partecipa alla fondazione di Federparchi Italia. Autore di guide botaniche e di interpretazione naturalistica e museale, nel 1997 riceve il premio letterario Hambury con la guida ai Giardini Alpini delle Alpi occidentali. Dal 2007 al 2008 è Presidente nazionale AIDAP, Associazione italiana dei direttori dei parchi italiani. Dal 2009 partecipa come fondatore al Gruppo di esperti nazionale sulle aree protette "San Rossore". Nell'area torinese opera in diversi campi: è il promotore del progetto Corona Verde dell'area metropolitana torinese per la Regione Piemonte, e svolge attività di docenza presso il Politecnico di Torino; nel 2008 progetta il format della Biennale del Paesaggio Paesaggio Zero; nel 2009 è autore con i Prof. Pala e Occeli del progetto della ciclovia del canale Cavour ; nel 2011 ha ideato il marchio di valorizzazione territoriale “CollinaPo” sul bacino di interesse dell'area del fiume Po e delle colline torinesi e nel 2016 porta a riconoscimento UNESCO Mab il territorio di riferimento; nel 2016 coordina il tavolo Green infrastructure nel III Piano strategico dell'area metropolitana. Autore di saggi, contributi congressuali e libri sul tema Natura, Paesaggio e Ambiente, nel dicembre del 2012 è stato insignito del premio Cultori dell'Architettura da parte dell'Ordine degli Architetti della Provincia di Torino. Vive e lavora a Torino, dove è dirigente presso l’Ente di gestione regionale del Parco del Po piemontese.

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