Tamburi di guerra, mentre scatta il coprifuoco

@Percezione della distanza

Quando ha iniziato a espandersi il Corona virus in Cina, fine gennaio 2020 (secondo l’info che abbiamo dai media), la percezione per tutti noi era che fosse un evento che non ci riguardasse, né ci appartenesse. Nessun eserto virologo, epidemiologo, pneumologo economisti, analisti sociali, psicologi ha tenuto banco per parlare nei media di un’eventuale espansione, epidemia a largo raggio, fuori confine.
Perché, questo?
Perché la percezione della distanza ha avuto il sopravvento sulla nostra percezione cognitiva, mettendo, per l’appunto chilometri e chilometri anche all’ipotesi più remota che il contagio potesse espandersi, visto che era un’epidemia a contagio inter-umano e che colpiva varie fasce di età in tempi velocissimi – pensiamo al medico che voleva denunciare la diffusione del Coronavirus, che è morto sul campo a 29 anni contagiandosi. Malgrado tutti questi dati riversati dai media, non si è trovato spazio per parlare, né per ipotizzare la possibile drammatica espansione del contagio. Una sorta di meccanismo di difesa della mente che ci distanzia, per l’appunto, dall’evento che può creare angoscia. Quello che in psicologia si dice anche “diniego”, cioè non voler vedere il problema.

Il cigno nero ovvero quell’eccezione che stravolge la regola…

@ Comunicazione sociale/distanza

L’epidemia, espandendosi ha stimolato il governo italiano a varare attraverso i decreti un piano per fronteggiare l’emergenza. Drastica limitazione dei movimenti sociali, riduzione al minimo degli spostamenti da casa, slogan “Io resto a casa”, promosso anche in sede ufficiale, di fatto il contagio viaggia in Italia più veloce dei provvedimenti e cominciano ad esserci i primi morti, in scala progredente. Si muore soli, data l’alta contagiosità della patologia, le strutture ospedaliere potrebbero non bastare, le stesse strutture cimiteriali sono allo stremo (il caso di Bergamo). Tuttavia, il comportamento non riesce a essere normato: si corre verso i luoghi d’origine, dalla Lombardia, dal Veneto, dal Piemonte, dall’Emilia Romagna, verso il Sud. Il rischio di espandere il contagio al Sud è tutt’altro che teorico. Si prospetta la possibilità di normare forzosamente attraverso l’utilizzo dell’esercito.
La situazione che si vive è di isolamento, percezione dell’abbandono affettivo. Il clima, nonostante tutto, è di ansia e di panico generato dalla improvvisa distanza sociale creata dal rischio del contagio. La distanza affettiva impatta soprattutto sui costumi italiani, così legati alla cinestesia. Nasce persino una prossemica dettata dall’emergenza: non ci si può abbracciare, non ci si può dare la mano, la distanza minima deve essere di un metro e mezzo. Le occasioni di scambio diretto, nella scuola sono sostituite dalla Didattica a Distanza, vero paradosso, se si pensa che la didattica, da alcuni decenni è identificata con la vicinanza e con l’empatia che ne deriva. La DAD (didattica a distanza) pare essere l’unica forma autenticamente democratica in quanto i dirigenti scolastici non possono obbligare e imporre scelte metodologiche univoche.
La gente, compressa nelle proprie abitudini più normali si mette ai balconi, cantando l’inno dell’appartenenza (l’Inno di Mameli), suona, fa rumore per sottrarsi alla nuova solitudine. Per ché ora che il virtuale l’unico canale per rapportarsi agli altri, si scopre che esso non è sufficiente a colmare il vuoto, che si trattava di una integrazione della presenza umana, non della sua sostituzione. Fra le mura si è soli; se si ha un congiunto contagiato non lo si può andare ad assistere all’ospedale. Si cerca, allora, il contatto fuori delle mura e fuori dal virtuale: nello scambio delle voci, dei canti.

@ Le visioni filmiche fantascientifiche in TV

Saltellando nei vari canali, specie in prima serata abbiamo visto la somministrazione del medium più notevole, la televisione, film di genere fantascientifico con temi molto particolari somministrandoci dei temi particolari per quello che stiamo vivendo a livello psicologico: “Ritorno al futuro”, “Contagio”, fantasmi, mutanti guerra dei mondi, alieni. Tutta una filmografia, certamente commerciale, fruita da un pubblico vasto. Una serie di trame per neutralizzare e narcotizzare la paura quasi quell’effetto detto mitridatismo (assunzione di veleno a piccole dosi per immunizzarsene). Quasi una preparazione ai confini della realtà per esorcizzare il nostro stato psicologico sociale che stiamo vivendo, ma allo stesso tempo prepararsi a una apocalisse individuale e di massa che è finta, perché è un film (ovviamente riferendoci ai film che ci propongono).

@tende da campo, guerra, battaglia

Si usano espressioni come “nuovo piano Marshall”, con chiaro riferimento al piano statunitense che rimise in piedi economicamente l’Europa e si prospetta, di fronte al prevedibile disastro economico l’esigenza di un ritorno a sistemi di welfare che decenni di neo-liberismo avevano fatto considerare come passato e niente di più. Si dice che questa è una guerra e come ogni guerra è composta da molte battaglie che bisogna vincere una per una. Sennonché il nemico non è un essere umano, ma un essere sub-umano, che non ha né le forze, né le debolezze umane, non è individuo e non è collettività, ma è una struttura biochimica geneticamente in continua mutazione. Più precisamente, quando Clausewitz sosteneva che in teoria la guerra come contrapposizione tende all’infinito, ma l’esaurirsi delle forze dei contendenti avvicina alla pace, non poteva immaginare il conflitto fra una forza che ha molte possibilità di rigenerarsi a spese dell’altra forza la cui rigenerazione dipende esclusivamente dall’uso dell’intelligenza. Come ha scritto Kant, il filosofo dell’imperativo categorico e della critica della ragion pura: “Ma solo chi, illuminato egli stesso, non teme le ombre […] può affermare […] ragionate quanto volete e su tutto ciò che volete; solamente obbedite!” Obbedite alla ragione che, forte delle conoscenze medico-sanitarie, dice “State a casa, mettete distanza sociale e curate l’igiene personale!”

In ogni dove vediamo l’esercito per il controllo della circolazione, sempre più la nostra percezione si avvicina all’idea del coprifuoco, un vero campo di guerra. Le metropoli sono vuote, tutto è chiuso, un silenzio che sembra assordante. Camionette dell’esercito che accompagnano i feretri, non ci sono più spazi per accoglierli, nelle regioni dove ci sono stati i maggiori focolai non c’è più spazio per le cremazioni; sono talmente alti i numeri che non si riesce a tenere testa alle esigenze delle cremazioni e si devono inviare i feretri in regioni diverse. Medici e operatori sanitari morti in trincea. In Italia abbiamo il maggiore numero di vittime a livello mondiale (decessi che quotidianamente vengono aggiornati dalla Protezione Civile e anche questi numeri che vanno avanti ci danno l’idea di caduti in guerra).
Le tende sono state adibite a ospedali da campo. I medici sono i nuovi eroi in trincea. In alcune regione hanno riesumato il vecchio megafono per gridare “State a casa se volete salarvi la vita”. Dopo la guerra, si dice, c’è la ricostruzione. Per il momento la percezione del preparaci alla ricostruzione con entusiasmo è ancora lontana.

@vetrinizzazione sociale

Tutti davanti a un vetro, “tutti connessi”, “iperconnessi” e chi non lo è si deve connettere. Gli anziani parlano ai famigliari attraverso Skype. Non potendosi vedere le famiglie sentono questa vicinanza affettiva attraverso un vetro. Non c’è più il pubblico nelle trasmissioni televisive, c’è la didattica a distanza nelle scuole attraverso tutte le forme possibili dei social, da WhatsApp alle e-mail ai vari blog e poi sterminate piattaforme, Zoom, Classroom. La relazione educativa è a distanza, ma c’è, per quanto è possibile in una condizione estrema. La socialità corre sul filo, via etere, vediamo ovunque mascherine, tute di protezione, guanti, vie desolate che vengono sanificate: ci sembra di essere all’interno del set del film “Contagio”. Ci accoglie un messaggio di un’intelligenza artificiale con voce femminile adulta, ferma, con tono di ordine “State a casa. Sono le regole.”

Scrive per noi

TIZIANA CARENA
Tiziana C. Carena, insegnante di Filosofia, Scienze umane, Psicologia generale e Comunicazione, Master di primo livello in Didattica e psicopedagogia degli allievi con disturbi dello spettro autistico, Perfezionamento in Criminalistica medico-legale. È iscritta dal 1993 all'Ordine dei Giornalisti del Piemonte. Si occupa di argomenti a carattere sociologico. Ha pubblicato per Mimesis, Aracne, Giuffrè, Hasta Edizioni, Brenner, Accademia dei Lincei, Claudiana.

TIZIANA CARENA

Tiziana C. Carena, insegnante di Filosofia, Scienze umane, Psicologia generale e Comunicazione, Master di primo livello in Didattica e psicopedagogia degli allievi con disturbi dello spettro autistico, Perfezionamento in Criminalistica medico-legale. È iscritta dal 1993 all'Ordine dei Giornalisti del Piemonte. Si occupa di argomenti a carattere sociologico. Ha pubblicato per Mimesis, Aracne, Giuffrè, Hasta Edizioni, Brenner, Accademia dei Lincei, Claudiana.

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