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Tra onde invisibili: viaggio nell’inquinamento elettromagnetico

| Elena Bonino

Tempo di lettura: 5 minuti

Tra onde invisibili: viaggio nell’inquinamento elettromagnetico
Telefoni, elettrodomestici, antenne, router: siamo immersi in un paesaggio di onde invisibili che modellano il nostro ambiente tecnologico. L’articolo indaga l’origine dei campi elettromagnetici, i loro possibili effetti sulla salute e i limiti della normativa italiana. Che cosa attraversa davvero l’aria intorno a noi?

L’inquinamento elettromagnetico, o elettrosmog, è l’insieme delle radiazioni non ionizzanti generate da dispositivi elettronici e infrastrutture tecnologiche. Queste radiazioni, costituite da campi elettromagnetici (CEM), possono avere effetti negativi sull’ambiente e sulla salute umana. 

Un campo elettromagnetico è una regione dello spazio in cui agiscono contemporaneamente forze elettriche e forze magnetiche. I campi possono essere generati sia da sorgenti naturali (come i campi elettrici prodotti dai temporali o il campo magnetico terrestre generato dalla rotazione del nostro pianeta), sia da sorgenti artificiali, riconducibili alle attività umane.

I campi elettromagnetici sono descritti da tre grandezze fondamentali: intensità, lunghezza d’onda e frequenza.
L’intensità (misurata in Tesla) diminuisce rapidamente all’aumentare della distanza dalla sorgente.
La frequenza indica il numero di oscillazioni che l’onda elettromagnetica compie in un secondo, e si misura in Hertz, dove un Hz corrisponde a una oscillazione al secondo.

Classifica dei campi elettromagnetici

In base alla frequenza, i campi elettromagnetici si classificano in:

  • Campi a bassa frequenza (fino a 300 Hz), generati dagli apparecchi elettrici di uso quotidiano.
  • Campi a frequenza intermedia (300 Hz – 10 MHz, dove M sta per Mega), prodotti ad esempio dagli schermi dei computer e dai sistemi anti-taccheggio.
  • Campi a radiofrequenza (10 MHz – 300 GHz, dove G sta per Giga), emessi da radio, televisione, forni a microonde, telefoni cellulari, antenne per la telefonia mobile, trasmettitori radiotelevisivi e radar.

Fonti di inquinamento elettromagnetico

L’inquinamento elettromagnetico si verifica quando l’ambiente è esposto a CEM prodotti da:

  • antenne per telefonia mobile (2G, 3G, 4G, 5G), ponti radio, stazioni radio-TV;
  • linee elettriche ad alta tensione;
  • telefoni cellulari, computer, tablet, router Wi-Fi ed elettrodomestici; 
  • macchinari che generano campi elettromagnetici durante il funzionamento. 
Radiotelescopi puntati verso il cielo: strumenti che “ascoltano” le onde elettromagnetiche provenienti dallo spazio, ricordandoci quanto il nostro mondo – naturale e tecnologico – sia attraversato da segnali invisibili.

Normativa e limiti di esposizione in Italia

La Legge quadro 36/2001 disciplina la protezione dalle esposizioni ai CEM, fissando limiti di esposizione, valori di attenzione e obiettivi di qualità.

I limiti di esposizione variano in base alla frequenza del campo elettromagnetico. Per esempio, per i campi ad alta frequenza (0,1 MHz – 300 GHz), il limite di esposizione previsto dal DPCM 8 luglio 2003 è compreso tra 20 V/m e 60 V/m a seconda della frequenza. Il valore di attenzione e l’obiettivo di qualità sono fissati a 6 V/m

La mancanza di sanzioni

Attualmente non sono previste sanzioni per gli impianti che superano i limiti di legge.
In caso di superamento dei limiti totali o puntuali, vengono applicate procedure di riduzione a conformità (almeno per gli impianti di telecomunicazioni), gestite da province e regioni, e i costi dell’adeguamento sono a carico del titolare dell’impianto.

Il D. Lgs. 231/2001 non menziona la violazione delle normative relative alle emissioni elettromagnetiche, perciò questo tipo di inquinamento non comporta responsabilità amministrativa degli enti. L’emissione oltre limite non rientra tra i reati ambientali introdotti dal D. Lgs. 121/2011 (attuazione della Direttiva 2008/99/CE).

Effetti sulla salute

Gli effetti dell’inquinamento elettromagnetico sono oggetto di studio e di continuo dibattito scientifico. Alcuni disturbi segnalati in relazione all’esposizione a CEM includono: 

  • disturbi del sonno e stanchezza;
  • riduzione delle difese immunitarie;
  • ansia, stress, irritabilità, mal di testa e depressione;
  • dolori muscolari, crampi;
  • disfunzioni ormonali;
  • possibili effetti a lungo termine, come un lieve aumento del rischio di alcune forme tumorali (le prove scientifiche sono ancora in fase di studio e non conclusive). 

Un’esposizione breve a CEM a bassa frequenza di elevata intensità (oltre a 100 microTesla) può causare effetti acuti, come la stimolazione dei nervi e dei muscoli, e disturbare l’eccitazione delle cellule del sistema nervoso centrale.

L’esposizione a campi a radiofrequenza può provocare un riscaldamento dei tessuti, ma i livelli normalmente presenti nell’ambiente sono molto inferiori alle soglie in grado di produrre effetti significativi.

Telefoni cellulari e radiofrequenze

La maggior parte dell’energia emessa da un cellulare viene assorbita da pelle e tessuti superficiali; solo una minima parte raggiunge strutture profonde come il cervello o altri organi interni. Esistono ancora poche certezze per quanto riguarda gli effetti a lungo termine delle radiazioni elettromagnetiche.

Le radiazioni elettromagnetiche non sono ionizzanti: non possiedono un’energia sufficiente per rompere legami molecolari presenti nel DNA, e quindi danneggiarlo, come vale invece per i raggi X.

Tuttavia, l’IARC (Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro) ha classificato i campi elettromagnetici a radiofrequenza e quelli a bassa frequenza nel Gruppo 2B, cioè “possibili cancerogeni per l’uomo”. La classificazione si basa su prove limitate nell’uomo e insufficienti negli animali.

Alcuni studi epidemiologici hanno rilevato una possibile associazione tra uso intensivo del cellulare e:

  • glioma (tumore cerebrale),
  • neurinoma del nervo acustico (schwannoma vestibolare, benigno).

Il rischio riguarda soprattutto l’uso professionale intenso e prolungato nel tempo. Molti dati disponibili si riferiscono ai cellulari di prima generazione.

Si tratterebbe comunque di un lieve aumento di rischio, che interessa soprattutto chi fa un uso intensivo del cellulare, passando molte ore al telefono per diversi anni. Inoltre, è necessario tenere conto del fatto che una parte consistente dei dati accumulati si riferisce ai cellulari di prima generazione.

Come proteggersi dall’esposizione ai CEM?

Alcune strategie utili per ridurre l’esposizione all’inquinamento elettromagnetico sono:

  • mantenere i dispositivi elettronici a distanza dal corpo, soprattutto durante l’uso prolungato;
  • limitare le chiamate con il telefono vicino alla testa;
  • usare auricolari o vivavoce;
  • evitare di telefonare in movimento (auto, treno), quando il cellulare aumenta la potenza per agganciarsi ai ripetitori;
  • non tenere il telefono in tasca ma in borsa;
  • collocare router Wi-Fi in zone meno frequentate della casa;
  • spegnere i dispositivi quando non servono;
  • usare materiali schermanti certificati;
  • scegliere dispositivi con basse emissioni;
  • utilizzare strumenti per misurare i campi elettromagnetici in casa.

Proposte didattiche per la scuola primaria

Per introdurre i concetti di magnetismo ed elettromagnetismo si possono proporre semplici esperimenti, utili a sviluppare osservazione scientifica e comprensione dei fenomeni.

Esperimento 1: le calamite e le graffette

Porre una calamita vicino ad alcune graffette in metallo. Le graffette, composte in gran parte da acciaio (ricche di ferro), saranno attirate dalla calamita.
La forza è maggiore ai poli della calamita: per questo la maggior parte delle graffette si attacca alle estremità. Le graffette a contatto possono a loro volta magnetizzarsi temporaneamente e attirare altre graffette.

Esperimento 2: calamita e lattine

Fissare una calamita all’estremità di una sedia con un cordoncino. Far scorrere sotto di essa alcune lattine vuote.
Le lattine in alluminio non mostrano variazioni di velocità, mentre quelle in acciaio rallentano: il ferro contenuto nell’acciaio le rende magnetiche e la calamita esercita una forza frenante.

Questo principio è utilizzato anche nei centri di smaltimento dei rifiuti per separare le lattine sugli appositi nastri trasportatori.

Scrive per noi

Elena Bonino
Elena Bonino
Bonino Elena, insegnante di Discipline Sanitarie presso la scuola secondaria di secondo grado, Laurea in Farmacia, Master di primo livello in ‘’Metodologie dell’insegnamento e didattica multimediale per l’apprendimento attivo’’, Corso di Perfezionamento Post lauream in:- ‘’Educazione e insegnamento multiculturale: elementi di didattica’’ e in: -‘’Bisogni Educativi Speciali: Metodologie Didattiche per la gestione di Disturbi Evolutivi Specifici’’. Corso di Specializzazione Biennale Post lauream in: -‘’Teoria e metodologia della valutazione e della programmazione scolastica: elementi di didattica’’. Co-autrice dei libri: -‘’Il nonno racconta: favole di Natale ed altre storie’’,- ‘’Raccolta di poesie e racconti’’, -’’Il Viaggio di Istruzione in Italia-Pedagogia, Didattica e Esperienza’’. E’ anche autrice del libro:’’Natale e l’amore’’.