Un nuovo vuoto di una lunga serie
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La foto ritrae un’assenza, un vuoto che si è creato sul muro accanto a una tabaccheria.
Dove ora c’è una traccia (che magari sarà prima o poi ricoperta da una mano di intonaco e di vernice) c’era una cassetta delle lettere.
Chiudono gli uffici postali, nei piccoli comuni (dove l’ufficio postale era, con la scuola anch’essa chiusa e il negozio di alimentari costretto alla chiusura dallo spopolamento, un piccolo prezioso servizio, uno dei pochi motivi rimasti per non emigrare) e chiudono a decine anche nelle città.
Le cassette dove si imbucavano le lettere forse restano troppo a lungo vuote e passare con un furgoncino per controllarne ed eventualmente estrarne il contenuto è diventato antieconomico. Allora le Poste italiane le tolgono e con la cassetta si tolgono il fastidio. Peggio per chi si ostina a mandare cartoline invece che WhatsApp o la lettera magari ha proprio bisogno di spedirla. Farà un po’ di passi in più e imbucherà la corrispondenza all’ufficio postale, che però non c’è più perché è stato chiuso, e allora farà un altro po’ di passi in più. Tutta salute, per carità. L’aria però forse è satura di micropolveri, però un’auto non rispetterà le strisce pedonali e ti investirà. Così va la vita, nel mondo insostenibile che non riusciamo a capovolgere.

Logiche di profitto negli ex-servizi pubblici
Chiudere uffici postali o tagliare presunti rami secchi delle ferrovie si chiama “razionalizzazione”, miglioramento dei conti: serve a rassicurare il mercato cui i servizi pubblici vengono offerti in vendita. La logica sottesa è la stessa delle aziende che delocalizzano in Cina, chiudono fabbriche, licenziano, precarizzano, subappaltano. Profitto, profitto, profitto. E dividendi per gli azionisti. Certo, i cambiamenti di stili di vita e le trasformazioni tecnologiche in parte impongono scelte dolorose, ma in molti casi la loro ineluttabilità nasce da un lato da un’acquiescenza, dall’altro da una mancanza di una idea alternativa di società e di progresso.
Da qualche decennio sono in corso, in tutto il mondo, lo smantellamento dello stato sociale e la cessione ai privati (che poi, come si è visto, spesso ne fanno scempio) del patrimonio collettivo, di quel bene comune rappresentato da sanità, istruzione, trasporti, musei, aziende energetiche e telefoniche, interi comparti industriali strategici.
Qualcuno, più spiccio, chiude da un giorno all’altro ministeri e agenzie, qualcuno si limita a svuotarli di fondi, professionalità e funzioni.
Insomma, anche l’impronta di una vecchia cassetta delle lettere su un muro può raccontare qualcosa di come va, ma non dovrebbe andare, il mondo.
TRACCE. Vedi intorno a te tracce di cambiamenti in corso, problemi ambientali, fenomeni sociali. Insomma, qualcosa che attraverso piccoli segni magari in genere inosservati possono “parlare” e darci spunto per riflettere sulla realtà, vicina e lontana? Mandaci la foto con un commento, usando come esempio e guida la bella rubrica su “.eco” del fotografo Roberto Besana con i commenti di Nello Rossi. Pubblicheremo foto e commenti su questo sito e le più significative sulla edizione a stampa trimestrale.
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- MARIO SALOMONE
- Sociologo dell'ambiente, giornalista e scrittore, Mario Salomone dirige ".eco" dalla fondazione (1989), è autore di saggi, romanzi e racconti e di numerosi articoli su quotidiani e riviste. Già professore aggregato all'Università di Bergamo, è Segretario generale della rete mondiale di educazione ambientale WEEC, che realizza ogni due anni i congressi del settore.
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