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La Rete WEEC e lo studio degli ecosistemi costieri: monitoraggio del fratino a Barletta

| Redazione

Tempo di lettura: 8 minuti

La Rete WEEC e lo studio degli ecosistemi costieri: monitoraggio del fratino a Barletta
Ricerca e biodiversità. Il fratino, piccolo uccello delle coste italiane, è un prezioso bioindicatore degli ecosistemi sabbiosi. Il monitoraggio svolto in Puglia fornisce dati scientifici fondamentali per la sua tutela. Questi risultati, rilevanti anche per le comunità locali, saranno discussi al 22° Convegno Italiano di Ornitologia a Lecce.

Foto in copertina di Flavia Losacco

C’è un piccolo abitante delle spiagge sabbiose dei litorali italiani, in particolare quelle che si affacciano sui mari Adriatico e Tirreno (quindi sulla maggior parte delle coste della penisola), che si trova in pericolo e rischia di abbandonare, o meglio di essere cacciato, dalle nostre coste. Si tratta del Charadrius alexandrinus, più comunemente conosciuto come fratino, un piccolo uccello migratore (mediamente raggiunge i 15 cm di dimensioni) che si nutre di invertebrati presenti su suoli umidi.

Proprio per questa sua dieta, oltre alla propensione alla nidificazione ricorrente in luoghi che reputa adatti sia al suo sostentamento sia alla garanzia di sopravvivenza dei suoi nidi, il fratino è considerato un bioindicatore di notevole importanza delle zone costiere, in particolare quelle sabbiose. Come detto, si tratta di un uccello migratore, ma è da sempre considerato di casa nelle spiagge italiane, predilette per la nidificazione, nonostante le zone del suo habitat si estendano in quasi tutto il bacino del Mediterraneo.

Le continue minacce che colpiscono le nostre coste rendono sempre più ostica la presenza e la riproduzione del fratino. Per questo motivo la Rete WEEC sezione Puglia ha lanciato quest’anno un primo progetto di monitoraggio a tutela della nidificazione del fratino, sotto il coordinamento del Comitato Nazionale per la Conservazione del Fratino (CNCF).

Oggi è arrivato il momento di tirare le somme di queste osservazioni, che si sono svolte fino a luglio 2025; grazie alla partecipazione attiva e quasi giornaliera di Maria Cortellino (socia e consigliera della Rete WEEC Puglia) ed alla collaborazione di Giovanni Lamacchia (presidente della Rete WEEC Puglia), che si sono occupati di condurre il monitoraggio e hanno studiato i risultati ottenuti, è possibile iniziare a pensare ai futuri progetti di tutela degli ecosistemi costieri coinvolti.

Per approfondire leggi anche: Il fratino di Barletta: la biodiversità che resiste tra sabbia e silenzio

Operazioni di monitoraggio del fratino a Barletta

Abbiamo avuto la possibilità di conversare con Giovanni Lamacchia e Maria Cortellino, che hanno raccontato in che modo è stato condotto questo progetto, ma che hanno anche evidenziato l’importanza di prendersi cura degli ecosistemi costieri, luogo in cui è stato svolto il monitoraggio.

“Il litorale di Barletta, in termini di biodiversità, ha davvero delle potenzialità inespresse. Se soltanto consentissimo a madre natura di donarci tutto quanto vorrebbe, in termini di servizi ecosistemici, bellezze paesaggistiche e salubrità di spiagge e mare, potremmo osservare i progressi dei sistemi naturali costieri in tempi anche relativamente brevi!”

Esordisce così il presidente Lamacchia, che descrive perfettamente il ruolo del fratino come bioindicatore. Questo uccello, infatti, attraverso la sua presenza e il suo ruolo nell’ecosistema racconta lo stato di salute dell’ambiente, in quanto si inserisce in una fragile relazione tra le condizioni del litorale e la presenza di piccolissime forme di vita che rappresentano la linfa vitale di questo contesto ecologico, di cui il fratino si nutre e ne controlla la proliferazione.

Lo stravolgimento dei litorali sabbiosi, dovuto alla crescente antropizzazione e allo sviluppo di un turismo di massa poco attento alla natura e il crescente numero di concerti ed eventi poco sostenibili che si svolgono nelle spiagge italiane, hanno rappresentato un campanello d’allarme che ha risvegliato l’interesse di tutelare una specie un tempo comune nelle spiagge italiane (in questo specifico caso, pugliesi) e oggi a rischio.

Come sottolinea Maria Cortellino: “I fratini mi hanno sempre, letteralmente, accompagnata nelle passeggiate in riva al mare, precedendomi quasi ad indicarmi la via, nel loro buffo zampettare repentino. Ringrazio Giovanni Lamacchia per aver creduto in questa attività di monitoraggio, per aver risvegliato, non solo in me, un interesse per questo simpatico uccello, che ha un’importanza straordinaria per la nostra terra. Lo ringrazio anche per aver fatto crescere e concretizzare il mio civismo, attitudine che dovrebbe essere propria di ciascuno!”

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Segnalazione della presenza di un nido di fratino, foto di Maria Cortellino

Questo progetto, infatti, non ha solo uno scopo ‘scientifico’, non vuole coinvolgere solo le istituzioni ma vuole avere anche un impatto sociale, nutrendo e sviluppando la sensibilità comunitaria nei confronti degli ambienti naturali in cui la comunità esiste.

Come sottolinea sempre Lamacchia: “Importantissimo è procedere, da parte delle amministrazioni, all’applicazione delle Direttive Comunitarie e di tutte le norme vigenti in tema di protezione di specie in difficoltà! Apprezziamo enormemente gli sforzi fatti dalle istituzioni negli ultimi anni per rinaturalizzare alcuni tratti del litorale. Tengo anche ad evidenziare che le nostre operazioni di montaggio hanno riscosso successo soprattutto nella comunità: tante sono le persone che hanno mostrato interesse e simpatia nei confronti dei fratini, supportandoci con sincero affetto, quotidianamente, nel corso dei mesi dedicati al monitoraggio. Siamo felici, quindi, anche del risultato educativo conseguito!”

I risultati del monitoraggio

“Come Rete WEEC Puglia abbiamo deciso di avviare un meticoloso lavoro di monitoraggio, al fine di dimostrare quanto sia assolutamente rilevante la presenza del fratino sulle spiagge della città di Barletta. I dati puntuali, raccolti grazie a questo studio condotto dalla nostra Organizzazione, potranno spero essere utili a determinare i futuri programmi di pianificazione del paesaggio, finalizzati anche alla graduale naturale ricostituzione delle dune, ai piedi delle quali i fratini sono soliti deporre le proprie uova.” (Giovanni Lamacchia)

Il luogo designato per il monitoraggio è rappresentato dalla fascia costiera di Barletta, che ha una lunghezza di km 12 circa. In particolare, gli sforzi si sono concentrati lungo la litoranea di ponente di Barletta, il “Lungomare Pietro Mennea”, caratterizzato da una spiaggia sabbiosa profonda circa 120 metri per il 70% della sua estensione. Il tratto in cui sono state svolte le attività di monitoraggio del fratino si estende su una lunghezza di km 3,5 circa, partendo dall’altezza di via Luigi Dicuonzo fino alla deviazione della strada “Le Salinelle”.

Questa zona è stata scelta per la sua importanza, in quanto vi è la presenza di una comunità di fratini di circa 30 unità, in forma stanziale anche nel periodo invernale, quando svolgono una routine quotidiana che li vede approvvigionarsi di cibo in gruppo sul bagnasciuga.

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Spiagge sabbiose del lungomare Pietro Mennea, foto di Maria Cortellino

Dopo un periodo di assenza, da metà marzo a tutto luglio, a causa del periodo di nidificazione, il fratino è stato avvistato nuovamente in comunità già intorno ai primi di agosto del 2025, con l’individuazione di un primo gruppo di 12 elementi, in unico gruppo.

Il progetto ha preso ufficialmente il via il 21 marzo 2025: in totale sono stati ritrovati 20 nidi, l’ultimo dei quali è stato individuato il primo luglio (complessivamente uova individuate: 49 e pulli nati 11).

E’ importante sottolineare che ben 15 nidi su un totale di 20 si sono concentrati su un tratto di spiaggia, lungo circa 700 metri delimitato in parte da staccionate, interdetto al passaggio di persone e, soprattutto, a mezzi, al fine di favorire la ricostituzione di dune, ormai non più presenti a causa delle persistenti attività antropiche, che negli ultimi decenni ne hanno determinato lo spianamento.

I nidi sono stati naturalmente disposti dai fratini esattamente ai piedi delle dune, che timidamente si stanno formando. Questo tratto ricco di nidi, in particolare, è costantemente segnato, nel periodo del monitoraggio, da numerosissime orme di fratini che tappezzano la sabbia come un cielo stellato, per quanto attiva sia la loro presenza. La loro presenza in questo specifico tratto di spiaggia è dovuta non tanto all’assenza di persone (i fratini ben tollerano la presenza umana, se non minacciati da essa), ma all’assenza dei mezzi meccanici utilizzati per la pulizia delle spiagge.

“Le dune sabbiose rappresentano quindi l’habitat perfetto per la deposizione delle uova e la formazione dei nidi e i trattori utilizzati per la pulizia delle spiagge hanno, purtroppo, rappresentato l’ostacolo più importante nell’intento di preservare ecosistemi, uova e pulli appena nati”, come afferma Maria Cortellino.

Le attività di monitoraggio sono state svolte la mattina all’alba, quando in cova si osservava il genitore femmina, sostituito quasi sempre dal genitore maschio durante le ore pomeridiane. Un pomeriggio è stato osservato il fenomeno di cambio di cova tra i due genitori, un evento importante, che racconta la cura dei fratini nei confronti delle proprie uova ed il loro stile di vita collaborativo in seno alla coppia.

Un elemento di straordinaria bellezza, che ha suscitato stupore tra gli addetti ai lavori e tra i bagnanti che hanno supportato questo progetto, è rappresentato dalla presenza di conchette di 10-12 cm circa, magari cinte da tronchetti di legno che ne delimitano il confine, ed orme, tantissime orme.

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Tipiche conchette di un nido di fratino, foto di Maria Cortellino

I fratini depongono solitamente dalle due alle tre uova per nido. L’antropizzazione della spiaggia non ha eccessivamente influenzato questo evento: il fratino ha ben tollerato la presenza dei bagnanti, che si sono mostrati tolleranti e talvolta curiosi e custodi degli stessi nidi, proteggendoli da eventuali rischi.  La maggior parte dei nidi è stata ritrovata ad una distanza di 50-60 metri dal bagnasciuga.

Solo 2 nidi sono stati ritrovati entro i 15-20 metri dalla riva, in tratti di spiaggia profonda dai 20 ai 30 metri. Il nido che ha destato maggior attenzione è stato proprio quello ritrovato nel tratto di spiaggia più distante dalla città, posto a 15 metri dal bagnasciuga, in un tratto di spiaggia profondo 20 metri e ritrovato il 23 maggio. Di questo nido, tutte e tre le uova che lo componevano sono arrivate a schiudersi, nascendo 3 pulli il 15 giugno, osservati nella zona del nido fino a 5 settimane dopo la nascita.

Non tutte le uova di tutti i nidi hanno avuto la stessa fortuna: delle 49 uova ritrovate solo 11 sono arrivate a schiudersi. Altrettanto importante è sottolineare il fatto che in ciascun nido, tra quelli in cui ci sono state delle nascite, solo una o massimo due uova si sono schiuse. Spesso le uova deposte sono sparite, molto probabilmente perché predate. Solo in un caso sono stati ritrovati i gusci ancora nel nido, rotti, con la fuoriuscita del contenuto fino a bagnare la sabbia sottostante.

Nella zona sono presenti gabbiani, colombi e corvidi, probabilmente taccole. Verso fine giugno e inizio luglio erano presenti orme di queste ultime e anche dei loro piccoli. I corvidi sono arrivati nella zona del monitoraggio solo a partire da metà aprile, precedentemente erano sulla litoranea di levante, ad una distanza di 4-5 km dal luogo di monitoraggio.

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Nido di fratino, foto di Maria Cortellino

Al convegno italiano di ornitologia la presentazione dei risultati

I dati raccolti durante questo importante periodo di monitoraggio saranno presentati e discussi nel contesto del 22° Convegno italiano di ornitologia, che per questa edizione vedrà come sede la città di Lecce.

Il convegno prevede un programma articolato di presentazioni, simposi e tavole rotonde. Tra i temi centrali figurano le nuove tecnologie di monitoraggio, lo studio dei comportamenti, delle migrazioni e dello stato di conservazione delle popolazioni aviarie, includendo inoltre nel dibattito scientifico gli aspetti ecologici, le interazioni tra esseri viventi che coabitano nello stesso ecosistema o in ecosistemi collegati.

Tra i temi che saranno presentati durante il convegno vi sarà ampio spazio per il dibattito sui progetti di monitoraggio, creando un’occasione per riflettere sulle attuali problematiche di conservazione che minacciano l’avifauna e sul ruolo centrale della ricerca scientifica nello studio delle specie e sul ruolo che esse hanno per il mantenimento di equilibri ecosistemici.

Si tratta quindi di un’occasione di confronto per la comunità scientifica, utile a creare rete e condividere i dati recentemente raccolti circa lo stato di salute delle popolazioni ornitiche. Per questo motivo la Rete WEEC sarà presente durante la tavola rotonda dedicata al “Monitoraggio e conservazione del fratino in Italia”, gestito dal Comitato nazionale per la conservazione del fratino, per esporre i risultati del puntuale monitoraggio svolto a Barletta.

Non solo WEEC Italia, ma anche altre organizzazioni saranno presenti durante il dibattito, presentando le proprie ricerche, in modo da creare un database di riferimento per monitorare lo stato del fratino sulle coste italiane.

Il programma del convegno prevede tanti momenti di presentazione di studi e progetti di monitoraggio, mostre d’arte e spazi di convivialità, oltre alla realizzazione di tavole rotonde per riflettere sulle tematiche studiate. Il convegno avrà inizio l’8 settembre ed i lavori  proseguiranno fino al 12 settembre.

Per ulteriori informazioni sul 22° Convegno Italiano di Ornitologia clicca qui.

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