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2 giugno. Il referendum che unì davvero l’Italia

| UGO LEONE

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2 giugno. Il referendum che unì davvero l’Italia
2 giugno 1946-2 giugno 2026: ottant’anni fa il referendum istituzionale che chiuse un’epoca, facendo giustizia delle colpe dei governanti che avevano la chiara responsabilità di morti e distruzioni (il fascismo e la monarchia) e diede il voto alle donne, che votarono in massa: un risultato molto concreto.

(Nell’immagine di apertura, donne al voto nel film di e con Paola Cortellesi “C’è ancora domani”)

È un numero tondo quello che ci fa ricordare quanto tempo è passato dal giorno del referendum che il due giugno 1946 sancì il passaggio dalla monarchia sabauda alla repubblica in Italia: sono 80 anni. Anche per questo, per la rotondità del numero, si è indotti a ricordarne ed a parlarne ancora più che in anni passati.

È bene farlo: per rinfrescare la memoria a chi l’avesse debole e per illustrare l’evento a quei giovani che non ne fossero opportunamente informati. Nel senso che sappiamo di vivere in un Paese che è una Repubblica, ma non so immaginare quanti sanno perché e come ci si è arrivati a questa che è stata una modifica del modo in cui per secoli la storia d’Italia è stata caratterizzata da ducati, granducati e regni che hanno governato questa e quella città/provincia/regione. Il tutto in un Paese a lungo fortemente diviso che fu dichiarato unito solo il 17 marzo 1861.

Come? Con la fine di guerre e guerre le ultime tre delle quali (1848-49, 1859 e 1866,) furono definite guerre di indipendenza e consentirono l’Unità d’Italia con la proclamazione del Regno d’Italia il 17 marzo 1861.

Un cambiamento politico basato sul consenso

Il Regno, appunto, che sino al 1946 è stato la forma di governo della nazione. Nazione che di guerre ne ha combattute “unitariamente” altre: tanto gravi e coinvolgenti da poterle definire “mondiali”, la seconda di queste, terminata con una sconfitta carica di morti e distruzioni, nel suo corso aveva anche gettato le basi di quello che sarebbe stato il cambiamento dall’esito del referendum del 2 giugno 1946. Cambiamento politico che consentì di fare giustizia delle colpe dei governanti che avevano la chiara responsabilità di morti e distruzioni: il fascismo e la monarchia.

Ma in un Paese democratico un cambiamento così drastico non poteva essere realizzato senza il consenso popolare. Per sondarlo e trarne le conseguenze, fu perciò indetto un referendum istituzionale: il “Referendum sulla forma istituzionale dello Stato”, con cui si chiedeva agli italiani di decidere la forma di Stato che si intendeva dare al Paese: Repubblica o Monarchia.

Votò ben l’89 per cento degli aventi diritto. Vinse la repubblica: 12 717 923 voti per la repubblica e 10 719 284 per la monarchia (con una percentuale, rispettivamente, di 54,3% e 45,7%), e non fu quello che si può definire un plebiscito. Ma, soprattutto non si può definire un risultato unitario perché il Paese risultò diviso tra l’Italia centro-settentrionale a netta prevalenza di voti per la Repubblica e la parte meridionale a prevalenza monarchica.

Eppure un’unità concreta il Paese la raggiunse, perché, in seguito all’approvazione del Decreto legislativo luogotenenziale del 2 febbraio 1945, n. Il 23, che riconobbe il diritto di voto alle donne, il 2 giugno del 1946 le donne votarono per il referendum istituzionale e per le elezioni dell’Assemblea costituente. E tra i 24.947.187 votanti, 12.998.131 furono donne e 11.949.056 uomini.

E questo mi sembra un dato ancor più significativo del raggiungimento di un’Italia unita. È quello che oggi si definisce parità di genere.

Scrive per noi

UGO LEONE
UGO LEONE
Già professore ordinario di politica dell'ambiente presso la Facoltà di Scienze politiche dell'Università di Napoli "Federico II". I suoi interessi scientifici e i contenuti delle sue pubblicazioni sono incentrati prevalentemente sui problemi dell'ambiente e del Mezzogiorno. E' autore di numerosi volumi e editorialista dell'edizione napoletana del quotidiano "la Repubblica". Per molti anni è stato presidente del Parco nazionale de Vesuvio.