(Ripubblichiamo l’articolo con cui Ugo Leone, condirettore di “.eco”, aveva commentato nel numero di marzo 2022 della nostra rivista l’inserimento nella Costituzione della Repubblica italiana della tutela dell’ambiente, della biodiversità e dell’ecosistema)
Non era solo una mancanza “lessicale” quella della parola ambiente nella Carta costituzionale. Anzi, qualcuno fa notare che la parola vi era stata già inserita dalle “Modifiche al titolo V della parte seconda della Costituzione” (pubblicate nella Gazzetta Ufficiale n. 248 del 24 ottobre 2001) tramite la sostituzione del precedente articolo 117 con un testo che alla lettera s del secondo comma attribuisce allo Stato “tutela dell’ambiente, dell’ecosistema e dei beni culturali.”
Quasi nessuno se n’era accorto, a dimostrazione del fatto che non era la mancanza della parola, ma di quanto con essa si attribuiva al concetto che quella parola rappresenta.
Dall’8 febbraio 2022 quel vuoto è stato colmato. Lo ha deciso il Parlamento quando, finalmente, anche la Camera dei deputati ha approvato in via definitiva la proposta di legge costituzionale che modifica gli articoli 9 e 41.
È importante che vi sia stata questa modifica, anche perché in questo modo sono state inserite nella Carta altre parole chiave e concetti che mancavano. E verosimilmente mancavano anche perché padri e madri costituenti avevano altre cose e problemi su cui riflettere, e settanta e più anni fa quelle parole e quei concetti non erano ancora entrati nel lessico quotidiano. Si tratta di biodiversità, ecosistema, sostenibilità, animali.
Viviamo sempre più in città
Ma c’è di più. I neo-costituzionalisti, non so quanto coscientemente, hanno anche dato una definizione della parola “ambiente” intendendola soprattutto come sinonimo di “natura”. Sento di affermarlo non solo dopo aver letto i due nuovi articoli della Carta, ma anche dopo aver ascoltato in trasmissioni televisive e radiofoniche i ministri Cingolani e Giannini e lo stimatissimo (anche da me) Telmo Pievani. E il caro amico Fulco Pratesi che ha esultato affermando che «è una vittoria grandissima: ora è tempo di dare più spazio alla natura».
Come è avvenuto tutto questo?
L’articolo 9 stabiliva che «La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione». Ora è stato integrato aggiungendo che «La Repubblica tutela l’ambiente, la biodiversità e gli ecosistemi, anche nell’interesse delle future generazioni. La legge dello Stato disciplina i modi e le forme di tutela degli animali».
Ad integrazione e chiarimento con quali modalità e nel rispetto di quali vincoli deve avvenire tutto questo, l’articolo 41 precisa che «L’iniziativa economica privata è libera. Non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana, alla salute, all’ambiente».
Dunque, dicevo, ambiente viene considerato uguale a natura.
Personalmente non condivido del tutto questa interpretazione, sostenendo che Ambiente èanche Natura, ma non solo. Nel senso che, come ci dice il genuino significato di questa parola, ambiente in italiano (dal latino ambire), come in francese e in inglese, significa semplicemente “ciò che sta intorno”. Il che ci induce a riflettere sulla domanda che immediatamente ci si deve porre: intorno a chi? Senza peccare di eccessivo antropocentrismo mi pare evidente che, almeno nella Carta costituzionale, si debba intendere intorno a noi cittadini. E, ormai da decine di anni, ciò che sta intorno “a noi” è sempre meno natura e sempre più il costruito, cioè la città dove vive la metà della popolazione terrestre e ve ne vivrà sempre di più.
L’ambiente va rigorosamente tutelato
Di conseguenza, ferma restando la fondamentale importanza della tutela dell’ambiente naturale – i cui ecosistemi, la cui biodiversità, i cui animali vanno rispettati anche nell’interesse di chi vive fuori di questo ambiente oggi e nelle generazioni future – non bisogna trascurare l’importanza dell’integrità, della sicurezza e della vivibilità delle città che sono il principale ambiente di vita. E per far questo non sarà certamente necessario aggiungere la parola “città” nella Carta costituzionale.
Intanto compiacciamoci vivamente che la parola ambiente sia stata inserita in due articoli della Carta. Anche perché la mancanza di questa parola deve essere stata interpretata, per decenni, come tacita autorizzazione a farne libero e autonomo uso e consumo. Ignorando che l’ambiente è un bene comune che appartiene a tutti e del quale nessuno può arrogarsi il diritto di proprietà. Ora questo lungo e malinteso esercizio di libertà non ha più “motivo” di esistere e, essendo anche sancito da un articolo della Costituzione, il bene ambiente va rigorosamente tutelato. Perché dentro c’è la nostra vita e la qualità della nostra vita.
Dicevo che è stato importante non tanto l’inserimento della parola ambiente, ma, ancor più, quello di parole (e concetti) che danno un senso particolare e indirizzi precisi alle auspicabili politiche dell’ambiente. Si tratta di biodiversità, ecosistema, sostenibilità i cui significati dovrebbero essere alla base di tutte le politiche che hanno come obiettivo il miglioramento diffuso della qualità della vita. In termini di vivibilità degli ambienti di vita e di sicurezza del territorio: per oggi e per chi verrà dopo.
Insomma, “tutela” di paesaggio, biodiversità, ecosistemi non deve essere intesa in senso statico. Facendo in modo, cioè, che se ne impedisca la manomissione. Ma deve essere intesa, più ancora, nel senso di promozione, sviluppo, crescita.
Tutto questo ora è sancito anche nella Carta costituzionale.
Ma siamo sicuri che tutti sappiano di che si tratta? Temo di no.
Ricordo Italo Calvino che alcune diecine di anni fa, presentando dei manuali di Geografia, disse che l’ignoranza del Paese che governano è stata una caratteristica dal Risorgimento in poi, auspicando l’insegnamento obbligatorio della Geografia per ministri e sottosegretari.
Se aggiungessimo anche l’educazione ambientale non sarebbe male.
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- UGO LEONE
- Già professore ordinario di politica dell'ambiente presso la Facoltà di Scienze politiche dell'Università di Napoli "Federico II". I suoi interessi scientifici e i contenuti delle sue pubblicazioni sono incentrati prevalentemente sui problemi dell'ambiente e del Mezzogiorno. E' autore di numerosi volumi e editorialista dell'edizione napoletana del quotidiano "la Repubblica". Per molti anni è stato presidente del Parco nazionale de Vesuvio.
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