21 ottobre 2020 La presentazione del libro: “La terra brucia. Per una critica ecologica al capitalismo”.

Ricevo e immediatamente rilancio utilizzando le informazioni della rete che faccio mie per citazione, questa interessante iniziativa che riguarda la presentazione del volume “La terra brucia. Per una critica ecologica al capitalismo”,.

Con piacere rilancio da queste pagine questa bella occasione di approfindimento, in particolare in quanto questo lavoro, grazie in particolare all’impegno dell’amico e professore Luigi Piccioni, apre i nostri orizzonti ai temi della cultura dell’ambiente, che già in precedenti contributi abbiamo iniziato ad affrontare in questo spazio come elementi essenziali e non di accompagnamento ad una cultura ecologica e di impegno per la natura e l’ambiente.

Si tratta di un volume che costituisce un doveroso tributo (ma anche un doveroso ringraziamento) a un grande dissidente come Giorgio Nebbia. Dissidente perché la sua critica ecologica al capitalismo smascherava impietosamente le contraddizioni del sistema. Essa torna oggi di grandissima attualità, noi convivendo con gli effetti sempre più pesanti prodotti da un riscaldamento climatico figlio di questo modello capitalistico e (paleo)tecnico; ma di grande attualità anche con la pandemia da coronavirus, per non dimenticare che, ben più grave della pandemia, è proprio il cambiamento climatico. Ma questo libro è anche – vorrebbe essere anche – un vademecum per i giovani che si impegnano da mesi per la difesa della Terra. Ricordando loro che l’ecologia non nasce oggi, che l’ambientalismo è una filosofia politica antica e che già più mezzo secolo fa si lanciavano allarmi sul futuro della Terra. Un libro, questo, che vuole dunque ricordarci come critica ecologica e critica politica e culturale – cioè dissidenza – debbano procedere insieme. Era (è) la grande lezione di Giorgio Nebbia.

Riprendiamo la recensione di Gian Marco Martignoni sul volume pubblicata su sinistrainrete  per richiamare in sintesi il contenuto dell’interessante volume. Per il resto non resta che collegarsi domani con la presentazione online che sarà moderata da Laura Novati (Fondazione Micheletti) e vedrà la partecipazione di Luigi Piccioni (Università della Calabria) e di Roberto Saleri (AlterNative). L’evento sarà fruibile anche online dal canale Facebook della Fondazione Micheletti.

“Nel 2016 le edizioni Gruppo Abele, in occasione del novantesimo compleanno di Giorgio Nebbia, con il libro-intervista «Non superare la soglia» (*) avevano raccolto, grazie a Walter Giuliano, la testimonianza di uno dei padri della storia dell’ambientalismo italiano, essendo stato tra i promotori delle più rilevanti associazioni ambientaliste del nostro Paese – WWF, Italia Nostra, Lega Ambiente – oltre che parlamentare per un decennio sia alla Camera che al Senato.
Ora, a un anno dalla sua morte, è stato pubblicato da Jaca Book (170 pagine, 22 euro) il libro «La Terra brucia» che raccoglie una serie di suoi profetici scritti, apparsi prevalentemente sulla rivista digitale Altronovecento, edita dalla Fondazione Luigi Micheletti di Brescia, ove a partire dal 2001 è stato depositato il “Fondo Giorgio e Gabriella Nebbia” che in cinquanta faldoni riunisce la documentazione di oltre settant’anni di attività e più di cinquemila libri.
Il libro, come segnala il sociologo Lelio Demichelis nella postfazione, è stato pensato come un vademecum per i giovani che hanno animato anche nel nostro Paese le recenti manifestazioni contro i cambiamenti climatici, riattualizzando il dibattito che si era sviluppato negli anni ’70 attorno all’incompatibilità fra il modello della crescita capitalistica e le risorse finite del pianeta.
Fu Rachel Carson, infatti, a verificare le alterazioni dei cicli biologici provocati dalla diffusione dell’insetticida DDT,e successivamente nel 1962 con il libro «Primavera silenziosa» a denunciare le gravi conseguenze derivanti dall’utilizzo dei pesticidi clorurati e simili. La reazione dei negazionisti di quell’epoca non si fece attendere: poichè l’industria chimica non tollerava di veder compromesse le sue produzioni e i suoi lauti profitti, la Carson – che morì di tumore nel 1964 – fu accusata di essere addirittura un agente «comunista». Nel frattempo il grande matematico rumeno Nicholas Georgescu-Roegen, individuando nel secondo principio della termodinamica quella legge dell’entropia per cui qualunque processo produttivo ed economico deve fare i conti con la degradazione della materia e dell’energia, sviluppò la tesi che un orizzonte per la sopravvivenza della civiltà può essere rintracciato solo nella prospettiva di una società bioeconomica, non certo affidandosi ciecamente all’idolatria del mercato.
Al contempo nel nostro Paese furono pubblicati nel 1972 sia «I limiti dello sviluppo» – per iniziativa del Club di Roma guidato dall’illuminato economista Aurelio Peccei – che il folgorante «L’imbroglio ecologico» di Dario Paccino, diventato quasi un best-sellers. Per Paccino la questione ecologica doveva essere affrontata in un ottica marxista e materialista, in quanto non ci si poteva accontentare della scoperta dell’acqua calda dei limiti dello sviluppo.
Quindi, da un lato scaturiva l’esigenza di comprendere lo scarto abissale che intercorre fra la storia della natura e quella dell’uomo; dall’alto lato Paccino, cosciente della distruttività intrinseca al modo di produzione capitalistico, insisteva sul legame ineludibile fra battaglia ecologica e lotta di classe. Non è un caso che a cura di Luigi Piccioni (dell’Università della Calabria) sia stato ricostruito il carteggio intercorso fra Nebbia e Paccino negli anni 1971-72. Carteggio che permette di cogliere l’effervescenza culturale di quei tempi, la differenza di fondo tra ecologismo anticapitalista, radicale e moderato, nonchè le ragioni per cui il rapporto uomo-natura si è ancor più lacerato e degradato rispetto ad allora. Quando si pensa che «L’imbroglio ecologico» fu tra i cinque libri di saggistica più letti in quel frangente storico (tanto che Einaudi ne stampò subito 22000 copie) abbiamo un’idea di quale regressione culturale e politica è intervenuta in questi decenni, a fronte della scomparsa di quella che una volta si chiamava sinistra. (ndr qui  il saggio e la corrispondenza tra Paccino e Nebbia anticipato sulla Rivista Altronovecento. )Luigi Piccioni è anche l’autore nell’introduzione del profilo biografico di Nebbia, che da professore di Merceologia all’università di Bari ha tra l’altro firmato 1200 articoli nella collaborazione avviata nel 1961 con il quotidiano «La Gazzetta del Mezzogiorno», nel mentre era fra i protagonisti dei principali conflitti ambientali e territoriali che si sono sviluppati in questi ultimi decenni in tutta la penisola (dall’Acna di Cengio alla Farmoplant di Massa e Carrara, dalla Caffaro di Brescia all’industria chimica, simile alla ICMESA di Seveso, di Manfredonia). Infine, un ricco capitolo del libro è dedicato ai ritratti di una serie di persone che hanno contribuito alla crescita del pensiero ecologico, da Antonio Cederna a Lewis Mumford. Fra queste persone emerge Friedrich Engels, che nelle pagine di «La dialettica della natura» sottolinea come «è il lavoro che opera la differenza tra l’uomo e gli altri animali. Non aduliamoci troppo tuttavia per la nostra vittoria sulla natura. La natura si vendica di ogni nostra vittoria». Un monito più che attuale!”

Scrive per noi

IPPOLITO OSTELLINO
Ippolito Ostellino nasce a Torino il 16 agosto 1959. Nel 1987 si laurea in Scienze Naturali e opera come prime esperienze nel settore della gestione e progettazione di Giardini scientifici Alpini. Nel 1989 partecipa alla fondazione di Federparchi Italia. Autore di guide botaniche e di interpretazione naturalistica e museale, nel 1997 riceve il premio letterario Hambury con la guida ai Giardini Alpini delle Alpi occidentali. Dal 2007 al 2008 è Presidente nazionale AIDAP, Associazione italiana dei direttori dei parchi italiani. Dal 2009 partecipa come fondatore al Gruppo di esperti nazionale sulle aree protette "San Rossore". Nell'area torinese opera in diversi campi: è il promotore del progetto Corona Verde dell'area metropolitana torinese per la Regione Piemonte, e svolge attività di docenza presso il Politecnico di Torino; nel 2008 progetta il format della Biennale del Paesaggio Paesaggio Zero; nel 2009 è autore con i Prof. Pala e Occeli del progetto della ciclovia del canale Cavour ; nel 2011 ha ideato il marchio di valorizzazione territoriale “CollinaPo” sul bacino di interesse dell'area del fiume Po e delle colline torinesi e nel 2016 porta a riconoscimento UNESCO Mab il territorio di riferimento; nel 2016 coordina il tavolo Green infrastructure nel III Piano strategico dell'area metropolitana. Autore di saggi, contributi congressuali e libri sul tema Natura, Paesaggio e Ambiente, nel dicembre del 2012 è stato insignito del premio Cultori dell'Architettura da parte dell'Ordine degli Architetti della Provincia di Torino. Vive e lavora a Torino, dove è dirigente presso l’Ente di gestione regionale del Parco del Po piemontese.

IPPOLITO OSTELLINO

Ippolito Ostellino nasce a Torino il 16 agosto 1959. Nel 1987 si laurea in Scienze Naturali e opera come prime esperienze nel settore della gestione e progettazione di Giardini scientifici Alpini. Nel 1989 partecipa alla fondazione di Federparchi Italia. Autore di guide botaniche e di interpretazione naturalistica e museale, nel 1997 riceve il premio letterario Hambury con la guida ai Giardini Alpini delle Alpi occidentali. Dal 2007 al 2008 è Presidente nazionale AIDAP, Associazione italiana dei direttori dei parchi italiani. Dal 2009 partecipa come fondatore al Gruppo di esperti nazionale sulle aree protette "San Rossore". Nell'area torinese opera in diversi campi: è il promotore del progetto Corona Verde dell'area metropolitana torinese per la Regione Piemonte, e svolge attività di docenza presso il Politecnico di Torino; nel 2008 progetta il format della Biennale del Paesaggio Paesaggio Zero; nel 2009 è autore con i Prof. Pala e Occeli del progetto della ciclovia del canale Cavour ; nel 2011 ha ideato il marchio di valorizzazione territoriale “CollinaPo” sul bacino di interesse dell'area del fiume Po e delle colline torinesi e nel 2016 porta a riconoscimento UNESCO Mab il territorio di riferimento; nel 2016 coordina il tavolo Green infrastructure nel III Piano strategico dell'area metropolitana. Autore di saggi, contributi congressuali e libri sul tema Natura, Paesaggio e Ambiente, nel dicembre del 2012 è stato insignito del premio Cultori dell'Architettura da parte dell'Ordine degli Architetti della Provincia di Torino. Vive e lavora a Torino, dove è dirigente presso l’Ente di gestione regionale del Parco del Po piemontese.

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