Per un vivere più eco-sostenibile. La Ciclabile di Imperia: un percorso a 8 dimensioni, più due. Con eventi, manifestazioni e mercatini di scambio a contorno.
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di Ippolito Ostellino e Monica Mantelli
La Ciclabile, o meglio ciclopedonale, conosciuta ormai da molti, e che corre lungo mare nel Ponente ligure (nota anche nel tempo come Cycling Riviera o Parco costiero) – che solo da pochi anni collega Sanremo a ovest con Ospedaletti ed a est con San Lorenzo al Mare – (tracciato già di 24 km), da pochi giorni ha ricevuto un’importante aggiunta di percorso: i 9 km che attraversano completamente la città capoluogo di Imperia.

Questo tratto non ha solo un valore quantitativo per la sua estensione, ma soprattutto costituisce un fattore qualitativo di arricchimento del tracciato molto importante.
La ragione?
Cerchiamo di illustrarla in questo articolo, per individuare quali dimensioni si aggiungono al già attuale significato di natura turistica e paesaggistica, per una ciclabile che costeggiando una delle riviere più note in tutta Europa e non solo, permette di godere di un paesaggio visivo, olfattivo e climatico straordinario.
Il progetto del percorso ciclopedonale nasce nel 1998 e viene attuato in particolare tra il 2008 e il 2014 dalla società a capitale pubblica “Area24” (all’epoca portata in essere dal manager Pino Argirò), grazie ad amministrazioni locali che avevano scelto di orientare la destinazione della dismessa linea ferroviaria ad una infrastruttura di mobilità dolce, in anni nei quali questi temi erano di assoluta avanguardia rispetto al quadro attuale, anche se la Riviera si presentava già come una meta a forte attrazione turistica.

La lettura multidimensionale del percorso che viene proposta qui, deriva dall’idea di cogliere le diverse conseguenze e ricadute che una infrastruttura di questa natura assume quando incrocia un centro urbano, che per sua stessa natura presenta una serie di aspetti che nei tratti meno abitati sono o assenti o meno evidenti.
Abbiamo qui individuato una serie di “dimensioni” alle quali rinviare la lettura territoriale e sociale di questa opera tanto attesa nel suo ultimo completamento e di cui si gode già molto piacevolmente proprio in questi giorni di significative feste annesse alla Liberazione (25 aprile) e ai Lavoratori (1° maggio) anche nell’estremo Ponente Ligure.
La prima è quella di carattere urbanistico (della riqualificazione urbana e della struttura insediativa). Nell’attraversare il tessuto urbano il nastro ferroviario che la guida nel suo percorrimento, fornisce alla mobilità urbana un asse completamente nuovo, che permette prima di tutto ai cittadini di poter avere a disposizione una tratta che collega – secondo logiche di fruizione sociale – quartieri e aree urbane prima del tutto estranee a questa urbanistica locale.

Questo elemento cambia in primis le dinamiche del Tempo: l’accesso al mercato rionale, alle attività commerciali, al tempo libero, alle relazioni sociali. Tutto ciò viene modificato fruitivamente grazie ad un asse che – senza comportare l’ingombro di un mezzo a motore – permette di muoversi in modalità slow e green, secondo schemi e tempi del tutto nuovi per chi vi abita o ne gode da turista. A questo fattore si aggiunge quello della riqualificazione urbana diretta ed indiretta che la pista ha generato e genererà.
Le aree a contorno della Ciclabile nel nuovo tratto imperiese, laddove possibile, sono state recuperate e riconvertite ad aree di sosta e relax con gusto e presenza di alberi ed arbusti. Vi sono nuovi Pit Stop ovvero punti attrezzati per lo sport e defaticamento, unitamente a sistemi di attestamento con ampi parcheggi bike etc.
Tutto ciò permette a tale percorrenza di acquisire, a chi la frequenta, un ulteriore valore aggiunto: una lunga “agorà” di incontro sociale, che possiede al suo interno significati di natura urbana nuova che integrano e si aggiungono a quelli della mobilità.

Collegando tra di loro questi due aspetti/caratteri, il Tempo e la Piazza, si viene poi a generare una rinnovata dimensione insediativa: la connessione semplice che si è venuta a creare tra quartieri, alias borghi, come ad esempio Fondura e Prino, prima tra di loro distanti e “alienati” dai flussi di passaggio e dunque anche di energia di scambio tra le persone.
Si sviluppa dunque, grazie a questo percorso aggiuntivo della ciclovia, una forma dell’abitare – anche tra paesini confinanti – di natura lineare tra più centri, dando forma ad un potenziale sviluppo insediativo, legato al muoversi lento e non alle logiche dei mezzi a motore.

Quasi per contraltare, la seconda dimensione a cui facciamo riferimento è opposta alla materialità di una trama urbanistica: si tratta infatti di quella molto più immateriale di natura psico-emotivo-antropologica o del dialogo e della contemplazione.
Il cammino lungo il percorso o il pedalare, offre al fruitore una occasione unica di potersi prendere del tempo per sè o di condividerne ulteriormente con chi si preferisce avere vicino, aiutato innanzitutto dalla dimensione del silenzio, o dei rumori fortemente attenuati, che caratterizzano una mobilità non motorizzata.

Chi passeggia chiacchierando, in silenzio, o sosta da uno dei parapetti con vista sui caruggi o sul mare, ha la possibilità di accedere ad una dimensione che possiamo chiamare di destressamento, che non è, a parere di chi scrive, da sottovalutare, specie in strutture urbane non dotate di viali o sistemi di percorrenza dolce di una certa estensione, come è nella connaturata crocevia di traffico imperiese.
Ad aggiungere efficacia a questa dimensione “psico-emotiva” del muoversi nello Spazio urbano, grazie alla Ciclabile, sono i tratti anche di una certa lunghezza in galleria, nei quali l’illuminazione “cromoterapica” e la musica lounge di sottofondo genera una sorta di effetto antro da SPA, nel quale si è gioco forza portati a sentirsi riparati dalle influenze esterne, e di conseguenza, si diventa più rilassati e orientati verso se stessi. Una pista quindi dal carattere inaspettatamente di ricaduta verso la psicoemotività positiva della persona o la creazione di nuovi insiemi di individui.

Un terzo elemento, che è in parte legato all’ultimo appena accennato, è quello Sociale.
Le famiglie, i genitori con i figli, i gruppi di ragazzi, le comitive di passaggio in gita fuori porta etc. sono tutti soggetti che beneficiano di una struttura che li aiuta a stare insieme o a raggiungere altri, o anche ad incontrarsi per nuove amicizie lungo una strada dedicata allo slow motion e non alle dinamiche della fretta o della distrazione da altri fattori. I titolari di animali al guinzaglio o le persone anziane che preferiscono percorsi sicuri, senza il traffico (al netto anche qui purtroppo a volte di ciclisti poco attenti) sono una ulteriore componente sociale che trae un beneficio non secondario da un percorso di questo tipo.

Ecco che quindi l’effetto sociale di una struttura come questa assume anch’esso un valore, incrementato poi dalle aree di incontro e servizio a corredo come anche dalla stessa mobilità in guida autonoma di cui facciamo cenno di seguito.
Vi è poi la dimensione più nota per molti che viene collegata all’utilità di queste infrastrutture, specialmente nei tempi attuali: quella Ecologica.
Il favorire la mobilità dolce genera infatti un effetto di riduzione delle emissioni che è ormai divenuto fattore ultra noto alla letteratura generale sulla questione del contrasto ai cambiamenti climatici: un elemento assolutamente di primo piano che tuttavia qui non approfondiamo, essendo argomento trattato ampiamente nella letteratura specifica e nella comunicazione ambientale a vari livelli.

Un aspetto che vale la pena però qui aggiungere, in quanto il progetto e la realizzazione del tratto urbano ha sviluppato una progettualità consequenziale, è rappresentato dall’utilizzo del ex sedime ferroviario, in affiancamento al percorso ciclopedonale: lungo tale tracciato è prevista una navetta per trasporto pubblico a guida autonoma, che costituirà, una volta ultimato il rodaggio, un altro elemento innovativo, che incrementerà ancora di più la dimensione di lettura ecologica del tratto imperiese del percorso. La sua messa in opera sarà oggetto di sperimentazione messa a regime come da previsioni progettuali entro i prossimi due anni.
Dagli effetti – anche in questo ulteriore caso, arcinoti – e trattati come per la dimensione ecologica, sono da non dimenticare anche quelli derivanti dalla dimensione sportiva e della salute.
Tutte le linee guida sul mantenimento di un buono stato di salute parlano di seguire un comportamento di attività fisica costante e continuo, per contrastare moltissime patologie e garantirsi anche un sano invecchiamento. Pedalare, camminare, correre, fare nordic walking, andare sui pattini etc.. sono tutte attività che una ciclopista permette di svolgere anche con costanza, favorendo la mobilità “residenza/ lavoro” o “casa/ scuola, così come anche tutti gli altri spostamenti per accedere ai servizi locali di qualsiasi natura, nel contempo aiutando l’utente a mantenere un movimento costante lungo l’anno.

Ma anche chi fa sport, e quindi ha un trend di attività più intenso, trova qui un servizio importante, sicuro, meno inquinato di percorsi urbani, e per di più di una lunghezza che può impegnare adeguatamente anche i più esigenti.
A fianco di queste valutazioni e considerazioni di natura se vogliamo più generale, vi è anche una dimensione a ricaduta diretta con gli aspetti del lavoro : è quella di natura Economica.

Gli esercizi specializzati nel noleggio di attrezzature a partire dalle biciclette, i negozi stessi dedicati ai bikers come anche di abbigliamento sportivo e per l’outdoor, i servizi di ristorazione di varie categorie, e di conseguenza le altre attività economiche connesse dai bar alle altre specialità, diventano più comodamente raggiungibili su due ruote o a piedi, traendo un beneficio dal percorso, in particolare grazie agli effetti della dimensione turistica che affrontiamo qui di seguito.
L’aspetto della dimensione Turistica rappresenta non ultimo un valore di importante ricaduta, anche perché incontra un pubblico locale ma anche e forse soprattutto internazionale, che in questi ultimi tempi ha adottato la mobilità alternativa come strumento di grande interesse, anche nel progettare viaggi e soggiorni.

L’incrocio tra l’attrattiva del litorale marino, con le sue spiagge e scogli, piccole baie e golfi, unita a quella della ciclostrada, è un elemento di forte effetto, al quale non si deve tenere disgiunto l’interesse per i temi enogastronomici e delle azioni di promozione locale come fiere e eventi o mercati che arricchiscono l’attrattività territoriale e che sono presenti lungo tutto l’anno (con particolare intensità da Aprile a Novembre) proprio lungo lo stesso asse di percorrenza.

E a proposito di mercati, ve ne sono davvero di tanti tipi e natura vocazionale: da quelli delle piazze e del mondo biologico e biodinamico, a quelli di artigianato e interessantissime proposte di piccola nicchia, anche autogestite da solide comunità che hanno scelto lo scambio dei beni e del tempo in una nuova visione del mondo. Modalità molto intelligente che ha forte radice fenomenologica nelle sapienti tradizioni del passato e nelle nuove migrazioni dal Nord Europa che ha saputo portare una ventata di freschezza e fiducia nell’Altro, visto non solo più come “compratore”, ma come possibile portatore di nuovi saperi e conoscenze. Chi scrive vi ha partecipato direttamente e ne è rimasto affascinato ed entusiasta del clima di benessere e “bolla” sociale creatosi.

Questo è un tema che sta avendo anche altri effetti di promozione legati alle connessioni con le Vie del Sale, e i progetti che legano la costa imperiese al cuneese attraverso la valle Vermenagna, o con i temi delle reti dei percorsi escursionistici che rappresentano il secondo livello di mobilità non lungo costa ma verso le vallate interne.
Rispetto a queste diverse dimensioni e valori che la Ciclabile del Tirreno (come oggi viene identificato il tracciato in progetto che interessa l’intera costa ligure) offre, possiamo ovviamente anche inserire una ottava voce: quella Educativa.
Poter usufruire di una struttura di questo tipo permette di accedere, guidati o per processo auto formativo, ad una serie di occasioni che rappresentano anche la possibilità di vivere un territorio in modo più consapevole e profondo, grazie alle molteplici ricadute e significati che abbiamo illustrato in questo breve percorso, tra le multidimensioni di un’opera pubblica, che letta in modo più esteso può avere un effetto benefico in particolare verso i più giovani, che sulla spinta di queste occasioni possono anche scegliere di avviare nuove attività economiche anche legate alle terra.

Ci sono infine, se vogliamo ancora essere più precisi, due altre dimensioni da aggiungere alle 8 prima illustrate: quella Estetica e quella Etica.
La percezione che si può cogliere con questo itinerario apre modi di percepire le viste sulla città come quelle sui borghi e sul mare che modificano anche il gusto estetico urbano e dei dintorni. La cura con la quale molti angoli sono stati recuperati fa parte del valore estetico, che la lentezza legata al camminare o al passare in bicicletta permette di poter cogliere, cosa che l’auto e i mezzi meccanici consentono molto di rado.

Di qui nasce quella dimensione finale di natura etica. Scegliere un mezzo per muoversi o un altro, scegliere di camminare osservando il paesaggio e rispettando Esso e chi lo vive e circonda, sono tutte scelte etiche. Decisioni che individualmente prendiamo per stare dalla parte del bene e del valore condiviso oltre che dell’ambiente.
Scorrendo lungo questa nuova via ci si augura che queste scelte più consapevoli facciamo sempre più parte del modo di vivere dell’Uomo dell’anno 3000.
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- IPPOLITO OSTELLINO
- Ippolito Ostellino nasce a Torino il 16 agosto 1959. Nel 1987 si laurea in Scienze Naturali e opera come prime esperienze nel settore della gestione e progettazione di Giardini scientifici Alpini. Nel 1989 partecipa alla fondazione di Federparchi Italia. Autore di guide botaniche e di interpretazione naturalistica e museale, nel 1997 riceve il premio letterario Hambury con la guida ai Giardini Alpini delle Alpi occidentali. Dal 2007 al 2008 è Presidente nazionale AIDAP, Associazione italiana dei direttori dei parchi italiani. Dal 2009 partecipa come fondatore al Gruppo di esperti nazionale sulle aree protette "San Rossore". Nell'area torinese opera in diversi campi: è il promotore del progetto Corona Verde dell'area metropolitana torinese per la Regione Piemonte, e svolge attività di docenza presso il Politecnico di Torino; nel 2008 progetta il format della Biennale del Paesaggio Paesaggio Zero; nel 2009 è autore con i Prof. Pala e Occeli del progetto della ciclovia del canale Cavour; nel 2011 ha ideato il marchio di valorizzazione territoriale “CollinaPo” sul bacino di interesse dell'area del fiume Po e delle colline torinesi e nel 2016 porta a riconoscimento UNESCO Mab il territorio di riferimento; nel 2016 coordina il tavolo Green infrastructure nel III Piano strategico dell'area metropolitana. Autore di saggi, contributi congressuali e libri sul tema Natura, Paesaggio e Ambiente, nel dicembre del 2012 è stato insignito del premio Cultori dell'Architettura da parte dell'Ordine degli Architetti della Provincia di Torino.
Dal 2022 è membro effettivo del Centro di Etica ambientale di Parma, mentre nel dicembre 2024 lascia anticipatamente il mondo dei parchi nei quali ha lavorato per oltre 30 anni, svolgendo prima attività professionale e poi accedendo alla pensione, proseguendo oggi nel suo impegno teorico e pratico a favore del pensiero ecologico.
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