Il delfino Mimmo. Perché gli vogliamo così bene?
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Il delfino Mimmo si aggira nella laguna di Venezia da tempo, nel bacino San Marco. È gioioso, come se fosse un animale sorridente mentre nuota. Noi lo vediamo giocare, divertirsi, essere empatico, come è tipico dei delfini, non a caso utilizzati anche nella pet-therapy. Naturalmente, nel suo essere divenuto – suo malgrado – star della laguna di Venezia, c’è molta paura: gioca tra barche, motoscafi e vaporetti e navi, con il rischio di ferirsi con le eliche. Pare, infatti, che sia ferito alla pinna dorsale.
Un intero team di figure professionali ha provato a guidarlo verso il mare aperto.
Mimmo, però, dopo sei ore, è ritornato nella laguna.

Una foto del delfino Mimmo mentre salta tra le acque della laguna di Venezia.
Perché Mimmo è attratto dalla laguna?
Potrebbe essere attirato da spazi più ristretti rispetto al mare aperto, ricchi di stimoli naturali più interessanti e di peculiarità inconsuete che lo affascinano e lo attraggono. Per usare l’argomentazione dello psicologo ambientale Stephen Kaplan (The restorative Benefits of Nature: toward an integrative Framework, in “Journal of Environnemental Psychology”, 15, 1995, pp. 169-182), si tracciano le linee della biofilia: la “tendenza a essere attirati da tutto quello che è vivo e vitale”, come scriveva Erich Fromm in Il cuore dell’uomo (Carabba, Lanciano, 1965), ossia l’innata tendenza a concentrare l’attenzione sulle forme di vita e su tutto ciò che le ricorda e, in alcune circostanze, ad affiliarvisi emotivamente, come afferma Edward Osborne Wilson in The Future of Live (Little, Brown Book Group, 2003).
La laguna è il suo setting, verso il quale il delfino agisce empaticamente; è possibile che in mare aperto debba spendere maggiore energia per fare fronte a situazioni di emergenza, mentre nella laguna trova quella che Kaplan denomina restoration: ciò che la natura rappresenta come anti-stress per l’essere umano, la laguna lo è per Mimmo. Nonostante la minaccia delle eliche dei natanti.
Se interpretiamo il suo ritorno in laguna come ricerca della sua comfort–zone, naturalmente auspichiamo che sia così. Per contro, i pericoli per Mimmo sono continui: traffico, inquinamento, rumori. Ma continua è anche la presenza umana.
Com’è noto, anche nell’immaginario comune, i delfini hanno una personalità assertiva, sono empatici, danno e regalano emozioni; viene dunque da chiedersi che cosa stia cercando in questo suo ritorno.
Il mito greco presenta in modo articolato la figura del delfino: Apollo, in veste di delfino, guidò una nave di marinai cretesi per fondare il suo santuario, che prese il nome di Delfi; quando il poeta e musico Arione fu derubato e gettato in mare dai marinai della nave sulla quale viaggiava, fu salvato da un delfino; un delfino convinse la nereide Anfitrite a sposare il dio del mare Poseidone; si credeva che i delfini potessero accompagnare le anime dei defunti nell’oltretomba; Taras, figlio di Poseidone, sarebbe stato guidato da un delfino alla fondazione di Taranto, e lo stesso si narra di Falanto. Il mondo divino e il mondo umano sono legati, in queste vicende mitiche, dal delfino.
Ma ritorniamo a Mimmo.
Didracma raffigurante Falanto a cavallo di un delfino (500-473 a. C. circa).

I delfini sono mammiferi cetacei empatici. Se Mimmo è ferito, come è stato riportato, alla pinna dorsale, non si spiega come mai altri delfini – che non abbandonano mai i loro simili quando sono in difficoltà o feriti – non vengano in suo soccorso.
Rimane un mistero il suo gioco solitario in laguna e il suo ritorno. Si tratta, forse, di biofilia animale verso una zona abitata da esseri umani? E’ alla ricerca di un habitat naturale che non trova?
I delfini non vedono il blu e hanno una visione limitata in acque torbide. Tuttavia sono in grado di riconoscere la propria immagine allo specchio.
Vogliamo credere che sia un Narciso e che abbia visto la propria immagine riflessa da qualche parte in laguna, e che la continui a ricercare?
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- TIZIANA CARENA
- Tiziana C. Carena, insegnante di Filosofia, Scienze umane, Psicologia generale e Comunicazione, Master di primo livello in Didattica e psicopedagogia degli allievi con disturbi dello spettro autistico, Perfezionamento in Criminalistica medico-legale. È iscritta dal 1993 all'Ordine dei Giornalisti del Piemonte. Si occupa di argomenti a carattere sociologico. Ha pubblicato per Mimesis, Aracne, Giuffrè, Hasta Edizioni, Brenner, Accademia dei Lincei, Claudiana.
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