Ad Antonella Anedda il premio La Ghianda di CinemAmbiente
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L’11 giugno nell’ambito di CinemAmbiente è stato consegnato ad Antonella Anedda il Premio Ghianda, dedicato alla correlazione tra letteratura e ambiente.
Fin dagli inizi della sua produzione letteraria, ha saputo comporre versi che hanno dimostrato un profondo attaccamento alla “terra”, sia la terra del sé, l’intima sospensione dove le parole vengono ostentate, carattere forte e diffuso tra le poetesse contemporanee, sia la terra in quanto opera di una costante crescita ed evoluzione, come gli alberi, le erbe, i paesaggi, i continenti, i boschi. C’è sempre qualcuno che guarda qualcosa, c’è sempre un piccolo spettacolo in atto che noi raggiungiamo grazie alle preziose reti verbali di Antonella Anedda.
È con questa motivazione che in occasione della 25° edizione di CinemAmbiente sabato 11 giugno presso la prestigiosa sede del Circolo dei Lettori il poeta Tiziano Fratus e la professoressa e autrice Serenella Iovino hanno consegnato ad Antonella Anedda il premio letterario La Ghianda.
A differenza di altri premi letterari il Premio Ghianda non viene assegnato a un autore per una sua opera specifica, ma è destinato a “un’autrice o a un autore che nel corso del proprio percorso letterario e artistico abbia dedicato con passione la scrittura a un’indagine profonda e personale con l’ambiente“.
La poesia come frutto di un accumulo
È sufficiente leggere una manciata di poesie di Anedda o sentirla raccontarsi per capire le motivazioni della sua premiazione. Basti sapere che quando le viene chiesto come si sia approcciata alla poesia, Anedda risponde che “è stato un lungo accumulo, un po’ come nei temporali“.

Nelle sue parole, nelle sue poesie, negli argomenti toccati e nella semplicità con cui spazia tra tematiche e campi sensoriali diversi, risalta sempre la sua profonda connessione con l’ambiente, con la materia, con l’umano e il non-umano e con la la ricerca di uno sguardo sempre nuovo e di altrettanto nuovi territori da esplorare. Le parole della poetessa si fanno strumento per percepire ogni cosa come fraterna, e una chiave per accedere a un sentimento di sintonia dove la consapevolezza di essere ossa non genera disperazione, bensì consolazione.
Parlare di tutto ciò che è intorno
Sarebbe sbagliato tuttavia pensare la poesia di Anedda come una poesia bucolica: parlare di ambiente [dal lat. ambiens -entis, part. pres. di ambire «andare intorno, circondare»] significa infatti parlare di tutto ciò che è intorno, sia questo la natura, la tecnologia, ma anche la guerra e i morti in mare. Ad Anedda va dunque riconosciuto un impegno politico che traspare anche dai suoi racconti orali, come quando narra di aver trovato nella biblioteca di Leopardi un testo del nonno di Darwin, Erasmus Darwin, il quale tra le righe di un’opera dal titolo “Gli amori delle piante” denunciava, in realtà, la schiavitù.
Il premio, che negli anni è stato assegnato tra gli altri a Daniele Sapienza, a Wu Ming 2, a Matteo Righetto e a Fabio Pusterla, rappresenta la riconoscenza per lo sguardo sul mondo che Anedda ha proposto e continua a proporre, creando, per dirlo con le parole di Serenella Iovino “un paesaggio che comincia ad abitarti” dal primo istante, dal primo verso in cui si incappa, e da cui, da quel momento in poi, non si può restare indifferenti.
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- Chiara Pedrocchi
- Laureata in triennale in Lettere Moderne all’Università di Siena e in magistrale in Antropologia Culturale ed Etnologia all’Università di Torino. Oltre che per .eco scrive per Scomodo e VeganOK, e in passato ha collaborato con Lo Sbuffo e ViaggiNews.com. Aspirante giornalista, si interessa di ambiente, diritti umani e sessualità.
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