A Kinshasa, la scuola è l’unica vera base per costruire un altro futuro
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A Limete, in provincia di Kinshasa, capitale della Repubblica Democratica del Congo, si trova una scuola con circa 1000 studenti, la Saint Bernard. Nel suo piccolo prova a fare la differenza in un contesto dove alla scuola non viene data la giusta importanza, quando, invece, dovrebbe giocare un ruolo centrale. Abbiamo parlato dell’importanza della scuola e dei problemi che si trova ad affrontare con alcune persone che ci lavorano ogni giorno.
È il 20 agosto 2019 quando il neoeletto governo congolese con a capo Félix Tshisekedi introduce una grossa novità all’interno del sistema scolastico del paese: la gratuité, ovvero l’insegnamento gratuito per quanto riguarda la scuola primaria e secondaria. Sembrerebbe un’ottima notizia, non fosse per il fatto che non ci sono le condizioni per realizzare quanto detto, o quantomeno non ci sono le condizioni perché tutto vada per il meglio: con i genitori che smettono di pagare la retta, molti insegnanti si ritrovano senza stipendio, e quelli che lo percepiscono, sapendolo garantito, iniziano spesso a non presentarsi a scuola, lasciando anche classi molto numerose di bambini ad autogestirsi. Con la gratuité, infatti, tutti i genitori mandano i propri figli a scuola, ma non ci sono scuole per tutti, soprattutto nei grandi e sovraffollati centri urbani (solo Kinshasa, la capitale, conta da sola oltre 17 milioni di abitanti).

A fronte di tanti problemi, dettati sì dalla gratuité ma anche dalle condizioni sociali delle famiglie e dalla povertà, quali sono le soluzioni possibili? Come possono le scuole private cercare di ovviare agli evidenti problemi senza per questo divenire elitarie? Ne abbiamo parlato con Padre Rino Benzoni, responsabile della scuola privata Saint Bernard di Limete e curato dell’omonima parrocchia, con il preside della medesima, Mundia Donatien, e con Lonkeme Bononga Jérémie , ex allievo della Saint Bernard e attualmente insegnante della scuola primaria.
Il ruolo e le difficoltà della scuola nel contesto di Limete
Secondo tutte le persone intervistate, la scuola ricopre un ruolo fondamentale nell’educazione e nella costruzione di un futuro per la gioventù del paese. Per il preside, per esempio, ciò che la scuola deve fare è rendere i ragazzi saggi e intelligenti, dunque completi e pronti per la vita futura. Jéremie ha sottolineato come però una grossa difficoltà a cui fare fronte sia la mancanza di interesse nei confronti della scuola da parte delle autorità: a pagare il prezzo, dice Padre Rino, sono sempre i più fragili, in questo caso i bambini.
Se per esempio da parte della scuola non c’è un’attenzione ad assecondare i bisogni linguistici dei ragazzi – continua Jéremie -, perché magari a casa parlano il lingala e non comprendono il francese, è chiaro che questi continueranno a frequentare le lezioni senza talvolta capire di cosa si stia parlando, risolvendo il problema di dover acquisire un diploma alla fine del percorso, spesso, comprandolo.

Secondo il prefetto, buona parte delle difficoltà della scuola dipendono poi dalla situazione familiare da cui i ragazzi provengono: se per esempio i genitori sono spesso assenti a causa del lavoro, o se li hanno persi e vivono con un familiare che si è trovato a prendersene cura ma che non lo avrebbe voluto, è facile che la loro educazione sia carente, per quanto la scuola tenti di ovviare a queste problematiche. Spiega sempre il prefetto che infatti la Saint Bernard è una delle poche, se non l’unica in zona, ad avere a cuore l’educazione del ragazzo andando fino a casa sua per incontrare le famiglie e domandare dove stia il problema, sia che sia di ordine finanziario, per cui non riescono a sostenere la retta, sia che il ragazzo presenti delle difficoltà comportamentali o a seguire la scuola con interesse.
Scuola pubblica e scuola privata

Sorge spontaneo domandarsi se però il fatto che a mettere queste pezze sia una scuola privata non renda l’educazione un ambito elitario. A questo proposito Jéremie sostiene l’importanza della gratuità della scuola, ma sottolinea che se lo stato non se ne cura (“nella scuola pubblica la libertà è diventata libertinaggio”, afferma Jéremie) il pagamento della retta – che viene chiamata minerval – è l’unica soluzione. Non avendo inoltre la scuola Saint Bernard l’intento di escludere nessuno, inoltre, tanti sono i casi di ragazzi presi a carico dalla scuola stessa, e ancora di più le deroghe che vengano accordate per dare ai genitori la possibilità di pagare la retta senza doversi indebitare. Questo perché, di fatto, quando i genitori comprendono il livello della scuola pubblica è molto facile che scelgano di mandare i propri figli a quella privata. Nel contesto della Saint Bernard il paragone è piuttosto evidente, poiché all’interno dello stesso cortile si trovano sia la scuola privata che una scuola pubblica. Spessissimo, i bambini della seconda sono soli in classe, e poiché quando piove si allaga il cortile e l’acqua entrava nelle classi in grandi quantità è stata la parrocchia di cui fa parte la Saint Bernard a coprire i costi della costruzione di un rialzo davanti alla scuola pubblica, così che tutti potessero fare lezione con i piedi all’asciutto.
Quali soluzioni?
Finché non sono le autorità a rendersi conto della situazione e a muoversi perché le cose cambino appare difficile pensare a delle soluzioni, dicono tutti. Quello che però si può fare nel mentre è trasmettere ai ragazzi non solo delle nozioni, ma un’educazione a tutto tondo: a dirlo è Jéremie, che pensa che l’insegnamento sia allo stesso tempo una vocazione e un mestiere, e che ha sempre desiderato diventare insegnante. Nel frattempo, ciò che si cerca di fare è garantire per quanto possibile la qualità degli insegnamenti offerti, cosa sottolineata soprattutto da Padre Rino, che dice di fare di tutto perché i genitori non paghino la retta invano.
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- Chiara Pedrocchi
- Laureata in triennale in Lettere Moderne all’Università di Siena e in magistrale in Antropologia Culturale ed Etnologia all’Università di Torino. Oltre che per .eco scrive per Scomodo e VeganOK, e in passato ha collaborato con Lo Sbuffo e ViaggiNews.com. Aspirante giornalista, si interessa di ambiente, diritti umani e sessualità.
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