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Ogni volta che tagliamo un albero ci togliamo un respiro: intervista a Daniele Zavalloni

| Chiara Pedrocchi

Tempo di lettura: 4 minuti

Ogni volta che tagliamo un albero ci togliamo un respiro: intervista a Daniele Zavalloni

Daniele Zavalloni racconta la sua esperienza concentrandosi soprattutto sulla gestione dei boschi, come Corniolino, cui “.eco” destina il 3% degli introiti derivanti dai suoi abbonamenti. In programma l’acquisto di un bosco di oltre 40 ettari in provincia di Pesaro-Urbino. L’intervista a Daniele Zavalloni è disponibile anche sul canale YouTube weecnetworkTV.

(Nell’immagine di apertura, il bosco di Corniolino)

Sul nostro canale YouTube weecnetworkTV il video dell’intervista a Daniele Zavalloni.

Daniele Zavalloni

Daniele Zavalloni ha lavorato per 17 anni in un ufficio forestale che si si occupava di rimboschimenti nel territorio montani della Provincia di Forlì. Soppressa l’Azienda Regionale Foreste dell’Emilia Romagna  è stato traferito al Servizio Tecnico di Bacino trasformato successivamente  in Agenzia Regionale per la Sicurezza Territoriale e Protezione civile per la quale si è occupato del volontariato di Protezione Civile, antincendio boschivo e attività di prevenzione del rischio idrogeologico, di gestione delle acque e di concessioni demaniali fluviali.

Come volontario si occupa dell’Ecoistituto di Cesena, nome breve che si riferisce al Gruppo di ricerca sulle tecnologie appropriate-Centro di informazione non violenta, che gestisce anche una biblioteca-centro di documentazione specialistico su ambiente, pace e solidarietà tra i popoli.

Abbiamo fatto una chiacchierata con Daniele Zavalloni per farci raccontare un po’ la sua esperienza e, soprattutto, il suo sguardo sul presente: ecco ciò che ne è emerso.

Diritto alla salute e salute pubblica

La salute pubblica è un tema troppo spesso trascurato, perché le connessioni tra la situazione climatica e le patologie non appaiono evidente se non attraverso gli studi e l’informazione. Un caso eclatante di violazione del diritto alla salute, per esempio, era stato quello di Brindisi, dove era sorta l’ipotesi che le centrali a carbone fossero corresponsabili dell’insorgenza epidemiologica di tumori ai polmoni (ne avevamo parlato con Andrea Ravenda, professore di Antropologia pubblica all’Università di Torino).

Di diritto alla salute e di salute pubblica si è occupato anche Zavalloni, che a metà degli anni ’80 ha contribuito alla organizzazione con l’associazione di cui sopra il primo corso di agricoltura biologica in Romagna, reso necessario dal fatto che allora la Romagna, e Cesena in particolare, avesse la più alta percentuale di tumori allo stomaco al mondo riconosciuta dall’OMS.

Sempre secondo Zavalloni, il problema di allora così come di oggi è quello della grande distribuzione: il biologico che finisce nella grande distribuzione è destinato a scomparire quasi del tutto, a favore del profitto.

Il bosco e le sue quattro dimensioni

albero

Dice Zavalloni che “Non serve piantare alberi. O meglio: dobbiamo, assolutamente, piantare alberi. Ma quegli alberi che piantiamo, questi boschi che formeremo, serviranno fra 60 anni. I boschi hanno bisogno di un tempo. Si dice che il bosco ha tre dimensioni, qualcuno dice quattro, ed è vero: una larghezza, una profondità, un’altezza, e il tempo. Se noi non consideriamo il tempo come elemento determinante del bosco non consideriamo assolutamente qual è la soluzione. In questo momento storico l’operazione da fare è quella per assurdo di non fare nulla, ma ancora meglio è quella di non tagliare assolutamente alberi.

Ogni qualvolta che noi tagliamo alberi ci togliamo un respiro che possiamo fare, perché gli alberi hanno una loro funzionalità organica in maniera regolare dopo 50 anni”.

Nel 2018 è stato approvato il Testo unico in materia di foreste e filiere forestali, che afferma una cosa – a detta di Zavalloni – molto grave: il bosco non è più un’unità ecosistemica, ovvero una realtà che funziona di vita propria a vantaggio di tutta la comunità vivente, ma è un’unità produttiva, e in quanto tale deve ricevere manutenzione, intervenendo e tagliando.

Per contrastare questa legge nel 2018 è stata fondata un’associazione che si chiama Gruppo unitario per le foreste italiane (GUFI), della quale Zavalloni è socio fondatore e del quale è stato per un po’ anche segretario, che a livello scientifico vuole tentare un’operazione culturale diversa da chi ha proposto la legge.

Due anni fa a questo proposito di conservazione dei boschi esistenti è stato costituito il Fondo biodiversità e foreste, che si interessa all’acquisto di boschi per lasciarli alla loro evoluzione naturale.

Agostino Barbieri, giovane carabiniere forestale scomparso nel 2021.

A fine 2022 sono stati acquistati i primi 24 ettari di boschi in località Corniolino, frazione del comune di Santa Sofia in provincia di Forlì-Cesena. Il bosco è stato dedicato ad Agostino Barbieri, giovane carabiniere forestale scomparso nel 2021. Ad oggi l’operazione prosegue: si vorrebbe acquistare un bosco di oltre 40 ettari in provincia di Pesaro-Urbino, e a breve sarà lanciata campagna di racconta fondi per l’operazione.

È proprio al bosco di Corniolino che viene tra l’altro destinato il 3% degli abbonamenti e delle quote associative alla Rete WEEC Italia per il 2023.

Il ruolo dell’educazione ambientale e della divulgazione

Il problema della questione ambientale è che spesso ad approfondirla sono coloro che già se ne interessano, ma l’obiettivo della divulgazione e dell’educazione non devono essere loro, bensì coloro che sono più distanti dal gruppo di persone sensibili alla situazione climatica. Un esempio? Serve spiegare le cose ai bambini, ma serve spiegarle anche ai genitori. Altrimenti i bambini saranno confusi dal doppio modello davanti al quale si trovano.

Daniele Zavalloni ci racconta anche di come ha visto insegnare la raccolta differenziata con un DVD, o radere al suolo le capanne di salici all’asilo.

Per ascoltare le sue storie e saperne di più, guarda a questo link l’intervista completa.

Scrive per noi

Chiara Pedrocchi
Chiara Pedrocchi
Laureata in triennale in Lettere Moderne all’Università di Siena e in magistrale in Antropologia Culturale ed Etnologia all’Università di Torino. Oltre che per .eco scrive per Scomodo e VeganOK, e in passato ha collaborato con Lo Sbuffo e ViaggiNews.com. Aspirante giornalista, si interessa di ambiente, diritti umani e sessualità.