Auguri, Edgar!
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Compie cento anni Edgar Morin, filosofo della complessità e della cittadinanza planetaria, uniti da un’unica comunità di destino, educatore di educatori, propugnatore di “teste ben fatte” sulla base di “sette saperi” necessari all’educazione del futuro. Nato a Parigi, ma, come racconta il suo grande amico Mauro Ceruti in una intervista su “7” del “Corriere della sera”, «di origine ebraica sefardita, un po’ italiano e un po’ spagnolo, profondamente mediterraneo, cittadino del mondo, figlio della Terra-Patria».
Avrebbe dovuto anche tenere una lectio magistralis al nostro settimo congresso mondiale tenutosi nel 2013 a Marrakech (dove spesso vive), poi un problema di salute glielo impedì, ma la nostra comunità di educatori lo ha spesso incontrato nelle sue molte conferenze in giro per il mondo, o grazie ai suoi innumerevoli libri e interventi, o tramite i moltissimi scritti su di lui o che da lui traggono ispirazione. L’ultimo glielo ha dedicato il suo grande amico e collaboratore Mauro Ceruti, raccogliendo in “Cento Edgar Morin” (Mimesis Edizioni) cento firme italiane per i cento anni dell’umanista planetario. L’ampia introduzione di Ceruti al volume da lui curato costituisce una ottima e precisa sintesi della vita e del pensiero di Morin, «Onnivoro culturale, viaggiatore curioso e instancabile», come spiega Mauro Ceruti, che «ha attraversato i territori molteplici della Terra, i territori di culture diverse, i territori più riposti dell’anima, facendoli dialogare attraverso gli incontri della sua vita e attraverso il suo pensiero».
Viaggiatore di territori e di culture

Del resto, Edgar Morin il viaggio ce l’ha nel DNA: nato Salomon David Nahoum l’8 luglio del 1921 a Parigi, diventa Edgar Morin combattendo nella resistenza francese. La famiglia arrivava da Salonicco, ma le ascendenze remote sono italiane (di Livorno) e spagnole: «di origine ebraica sefardita, un po’ italiano e un po’ spagnolo, profondamente mediterraneo, cittadino del mondo, figlio della Terra-Patria», per citare ancora Ceruti, questa volta da “7” del “Corriere della sera” di venerdì 2 luglio.
Sterminata, come si accennava, l’opera di Morin, che per noi resta legato all’idea di comunità di destino. «La sfida per il futuro, in pericolo, dell’umanità, è di elaborare – aveva dichiarato tempo fa a “La stmapa” – la coscienza di una “comunità di destino” di tutti i popoli della Terra, nonché di tutta l’umanità con la Terra stessa».
La comunità di destino
Terra-Patria e cittadinanza planetaria in un mondo globalizzato (ma diviso da odi e guerre civili) sono termini ricorrenti in Morin: «La planetizzazione significa ormai comunità di destino per tutta l’umanità. Le nazioni consolidavano la coscienza delle loro comunità di destino con la minaccia incessante del nemico esterno. Ora, il nemico dell’umanità non è esterno. È nascosto in essa. La coscienza della comunità di destino ha bisogno non solo di pericoli comuni, ma anche di un’identità comune che non può essere la sola identità umana astratta, già riconosciuta da tutti, poco efficace a unirci; è l’identità che viene da un’entità paterna e materna, concretizzata dal termine patria, e che porta alla fraternità milioni di cittadini che non sono affatto consanguinei. Ecco che cosa manca, in qualche modo, perché si compia una comunità umana: la coscienza che siamo figli e cittadini della Terra-Patria. Non riusciamo ancora a riconoscerla come casa comune dell’umanità» (L’identità umana, Raffaello Cortina, Milano 2002).
La missione dell’educazione del futuro

Dopo due anni scolastici e accademici sostanzialmente persi, un terzo su cui ancora incombono le ombre della pandemia da Covid-19 e con il sentire comune di molti europei sembra virare a destra (chiusi come siamo nel fortino privilegiato e assediato dei nostri green pass e dei nostri piani vaccinali da paesi “ricchi”), la riforma “moriniana” dei sistemi educativi è più che mai impellente e attuale.
Non teste ben piene ma teste ben fatte ci vogliono e i saperi vanno incardinati su sette pilastri di saggezza, come su invito dell’UNESCO ci indicava Edgar Morin all’approssimarsi del XXI secolo.
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- MARIO SALOMONE
- Sociologo dell'ambiente, giornalista e scrittore, Mario Salomone dirige ".eco" dalla fondazione (1989), è autore di saggi, romanzi e racconti e di numerosi articoli su quotidiani e riviste. Già professore aggregato all'Università di Bergamo, è Segretario generale della rete mondiale di educazione ambientale WEEC, che realizza ogni due anni i congressi del settore.
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