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Cambiamento climatico: uno sguardo all’attivismo ambientale con nuove prospettive

| Lorenzo Carbone

Tempo di lettura: 5 minuti

Esploriamo una manifestazione dei Fridays For Future, scoprendo diverse prospettive e motivazioni dietro la partecipazione. Marta cerca l’adempimento di promesse elettorali, Carlo lotta per un futuro migliore per il fratello assente Ettore, Eugenio Cesaro critica l’indifferenza verso le sfide lanciate dal cambiamento climatico. Ogni giorno si fa più forte la necessità di guardare oltre le superfici e affrontare le vere questioni globali

Sono appena le 9 del mattino ma cominciano ad arrivare persone. Scolaresche, curiosi, cartelloni, bici, megafoni. I Fridays For Future hanno una missione ben precisa far sentire la loro voce ma la cosa che più mi preme come reporter è capire le chiavi di lettura di una manifestazione di questo tipo.

Parlo con Marta, una rappresentante dei FFF di Pinerolo che ora studia a Milano ma ha ancora a cuore la sua città natale. Lei mi regala le motivazioni istituzionali della marcia che si concluderà con una tendata davanti al comune per chiedere alla giunta di mantenere le promesse fatte in periodo di campagna elettorale, riguardanti la tematica ambientale.

Una signora, ormai in pensione, incuriosisce la mia attenzione con un cartellone che la avvolge raffigurante un mondo che brucia. Le rinnovo i complimenti per un attivismo che le fa onore. Difendere il pianeta per un futuro migliore per i propri cari, figli o nipoti che siano.

Il fatto sconvolgente arriva ora. Vengo redarguito da Daniela, così si chiama. Basta con questa narrativa che bisogna per forza manifestare per un bene futuro di qualcun altro, si può scendere in piazza anche per un egoistico senso umano di protezione nei confronti della propria “casa”. Questa chiave di lettura mi entusiasma. Che sciocco son stato. Spesso diamo per scontate narrative che si palesano come le più battute e ripercorse. La verità è che ci vorrebbe molta più gente della sua età che accompagni questo movimento giovanile e faccia da saggio consigliere, capace di indicare gli errori commessi in passato in modo da poterli riconoscere oltre che evitare.

Non sarà l’ultima volta che cadrò in un banale cliché. Spesso si ha la facile intuizione di intendere la presenza di studenti a queste manifestazioni perché svogliati o intenti a saltare scuola per evitare quella interrogazione tanto noiosa su tutto il programma. Beh la verità è che questi ragazzi hanno capito che l’educazione senza uno scopo, rimane educazione fine a se stessa.

Un mondo di intellettuali senza più il mondo.

La testimonianza del piccolo Carlo che assieme alla sua mamma tiene uno striscione fatto con pennarelli e tanto impegno è esplicativo. Carlo frequenta le elementari, nella sua scuola l’educazione ambientale è parte integrante dell’insegnamento ma non è completamente felice perché suo fratello Ettore non è potuto esser lì con loro. Ettore frequenta le superiori, la sua insegnante ha intimato i propri alunni che se avessero preso parte alla marcia invece di venire alla sua lezione, avrebbe preso provvedimenti disciplinari. L’insegnante da che mondo e mondo dovrebbe essere una figura capace di promuovere valori, a maggior ragione se sani come questo. Invece di farli stare seduti ai banchi forse avrebbe dovuto essere in prima fila con loro. Questa storia mi scoraggia un po’ nei confronti del corpo docenti, figure istituzionali dal valore sociale che andrebbero sempre più difese per l’importanza della loro mansione ma che si ostinano a vedere in malo modo uno studente che preferisce scendere in piazza per il suo futuro invece che venire in classe… poi vedo la convinzione del piccolo Carlo che ha intenzione di manifestare ancora con più fervore per il fratello assente e ciò mi rincuora.

Le istituzioni sono presenti e riesco a parlare anche con un deputato parlamentare, appartenente all’Alleanza Verdi e Sinistra: l’onorevole Marco Grimaldi. Lui mi sottolinea come il governo segua una via anacronistica che si oppone ad una comunità scientifica che pone, davanti agli occhi di tutti, dati oggettivi.

Le fonti di energia rinnovabile ed ecosostenibile non devono essere la soluzione solo dopo che il combustibile fossile venga spremuto fino all’osso ai danni del pianeta; per trovare un metodo, per rendere economicamente accettabili anche le prime dalle grandi aziende. Il grido di urgenza arriverà anche alle grandi orecchie dei palazzi del potere della capitale? Questo è quello che ci si augura.

Tra i tanti ragazzi e persone che passeggiano lungo il corteo, scorgo Eugenio Cesaro, frontman degli Eugenio in Via Di Gioia, un gruppo indie torinese molto conosciuto nel panorama musicale italiano di nicchia ma neanche troppo. Ho il piacere di scambiarci due chiacchiere e mi rinnova l’importanza di una partecipazione collettiva ma anche la necessità di una scossa alle fondamenta, perché è arrivato il momento di un’azione concreta. In modo arguto gli propongo una strofa di una loro canzone che mi sembrava perfetta per l’occasione:

Guarda lo tsunami che travolge la cittàDentro la mia testa calma piattaGuarda lo tsunami che travolge la cittàMentre tutto intorno affonda qui si balla, qui si balla

Una canzone scritta nel 2019, pubblicata nel 2020. Son passati già tre anni e suona ancora così attuale. Eugenio mi dice che in realtà era una critica all’industria musicale alla quale ormai facevano parte anche loro ma la cosa bella della musica è che può venir interpretata. L’autore non è tenuto a dare spiegazioni della sua arte pertanto io continuerò a leggerla come una bella metafora per criticare l’immobilismo nei confronti di una problematica che ormai non è più alle porte. Ci siamo coi piedi dentro. Zuppi sino alle caviglie. Una negazione dell’evidenza solo perché non è ancora arrivata all’interno del nostro panorama visivo.

Vedo delle persone che si identificano come sentinelle salvacibo. Sono incuriosito.. chi sono? A cosa fanno da sentinelle? Perché hanno uno striscione con l’Africa dipinta sopra? Chiedo. Sono persone immigrate dal Gambia e non solo, fuggite per cercare nel nostro paese una fortuna che nel loro non viene garantita e nemmeno promessa. Prendono il cibo avanzato dai mercati torinesi per poi smistarlo gratuitamente in zone della città che soffrono di problemi alimentari di prima necessità. Una delle tante conseguenze di un cambiamento climatico che rovina anche le nostre colture. Evidenziare un problema come quello della povertà dilagante che viene sempre più nascosta agli occhi dei media principali, questo mi rende orgoglioso.

Con occhi nuovi guardo ad un problema che mi pare molto più reale di quello che normalmente percepivo dai giornali o dalla televisione.

Informazione e partecipazione collettiva un diritto di tutti ma che troppo spesso si dimentica anche come dovere.

La piazza e le strade colme di persone che si muovono come un fiume, mosso da correnti di pensiero ecologico. Speriamo che qualcuno provi ad allungare il collo e guardare cosa sta succedendo sotto alle proprie barche.