Clima. Sei giovani portoghesi portano 33 paesi (tra cui l’Italia) davanti alla Corte europea dei diritti dell’uomo

Gli Stati dovranno dare spiegazioni circa il mancato adempimento agli obblighi previsti dalla lotta al riscaldamento globale. Una iniziativa di sei portoghesi tra gli 8 e i 21 anni, sostenuti da una campagna internazionale. Una forma di eco-attivismo senz’altro da sviluppare in programmi di “educazione civica” e di formazione alla cittadinanza attiva. Più di mille le azioni giudiziarie in tutto il mondo negli ultimi dieci anni.

[Nelle foto di apertura, in senso orario, André, 12 anni, Sofia, 15 anni, Marina, 8 anni, Catarina, 20 anni, Cláudia, 21 anni, e Martim, 17 anni]

Il video della campagna a supporto dell’azione intentata presso la Corte dei diritti dell’uomo di Strasburgo.

La Corte di Strasburgo ha accettato l’istanza di sei giovani portoghesi, bambini e bambine, ragazzi e ragazze tra gli 8 e i 21 anni: entro la fine di febbraio 33 paesi (tra cui l’Italia, oltre agli altri membri della UE, al Regno Unito, alla Norvegia, alla Turchia e alla Russia) dovranno giustificarsi per non aver fatto abbastanza contro l’emergenza climatica.

Il Portogallo, si sa, negli ultimi anni è stato il paese europeo più colpito da spaventosi incendi, che nel 2017 hanno provocato più di 120 morti. Il Portogallo è un “punto caldo” del cambiamento climatico e ha appena registrato il suo luglio più caldo degli ultimi 90 anni. A Lisbona si sono registrate punte di 44 gradi.

Online è possibile vedere il video promozionale della campagna di sostegno che ha accompagnato l’azione dei gruppo di giovani portoghese.

La Corte europea dei diritti dell’uomo.

La Corte dei diritti dell’Uomo (da non confondere con la Corte di giustizia europea di cui parliamo più sotto, o della Corte internazionale di giustizia dell’Onu) è una Corte internazionale istituita nel 1959. Essa si pronuncia sui ricorsi individuali o statali inerenti presunte violazioni dei diritti civili e politici stabiliti dalla Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo, vigilando pertanto sul rispetto dei diritti umani di 830 milioni di europei nei 47 Stati membri del Consiglio d’Europa che hanno ratificato la Convenzione.

L’Italia condannata dalla Corte di giustizia europea

Non è la prima volta che i cittadini e perfino le istituzioni sovranazionali si rivolgono ai tribunali internazionali per cause ambientali, ma è la prima volta che la Corte dei diritti dell’uomo accetta di occuparsene, nel 2019, invece, aveva respinto l’istanza di undici famiglie che accusavano le istituzioni dell’Unione di non fare abbastanza. Il rifiuto era stato dovuto a motivi procedurali, ma la Corte aveva riconosciuto che gli impatti dei cambiamenti climatici minacciavano i diritti umani dei denuncianti.

In Francia due milioni di firme

Era successo anche la settimana scorsa, per citare l’azione che in Francia ha ottenuto dal Consiglio di Stato di concedere al governo tre mesi per riferire sul percorso di riduzione delle emissioni di gas a effetto serra.

Un successo dalla campagna che ha raccolto ben due milioni di firma ed è stata chiamata l’Affaire du Siècle.

L’Affaire di Siècle è una campagna di giustizia climatica avviata da quattro associazioni (Fondation Nicolas Hulot pour la Nature et l’Homme, Greenpeace France, Notre Affaire à Tous e Oxfam France) il 17 dicembre 2018 per citare in giudizio lo Stato per la sua inazione nella lotta contro il riscaldamento globale.

E in Olanda Urgenda e 900 cittadini al fine 2019 hanno ottenuto dalla Corte suprema dei Paesi bassi una vittoria storica: l’ingiunzione a ridurre del 25% le emissioni entro il 2020.

Recentemente (sentenza del 10 novembre 2020) l’Italia – messa sotto accusa nientemeno che dalla Commissione europea – è stata condannata dalla Corte di giustizia della UE per avere superato «in maniera sistematica e continuata» i limiti di Pm10.

Nata nel 1952, la Corte di giustizia dell’Unione europea ha il compito di assicurare «il rispetto del diritto nell’interpretazione e nell’applicazione» dei trattati. Nell’ambito di tale compito la Corte di giustizia dell’Unione europea: controlla la legittimità degli atti delle istituzioni dell’Unione europea, vigila sull’osservanza da parte degli Stati membri degli obblighi derivanti dai trattati, e interpreta il diritto dell’Unione su domanda dei giudici nazionali.

Una educazione alla partecipazione e all’attivismo climatico e ambientale

Anche la “class action” e il ricorso alle magistrature nazionali e internazionali sono uno strumento di lotta in campo ambientale (poi bisogna che le sentenze siano applicate).

Il data base del Sabin Center for Climate Change Law dell’Earth Institute (Columbia University, New York) contiene più di 1.000 azioni legali legate al clima, mentre Norton Rose Fulbright (studio legale con oltre 3.700 dipendenti in tutto il mondo) censiva a gennaio 2020 circa 1.444 cause legate al clima.

Bisognerà quindi occuparsi anche di questo: l’educazione è anche una “scuola di politica”, dove politica è conoscere le forme e le regole della e praticare la partecipazione, una educazione trasformativa che “capacita” al cambiamento e alla cittadinanza attiva.

A noi che operiamo nelle agenzie educative formali e non formali, che abbiamo strumenti cartacei e digitali per comunicare e strutture e esperienza per aggregare, il compito e la grande responsabilità di agire di più per accelerare la transizione ecologica usando tutte le modalità possibili.

Una sfida, insomma, di dare vita a corsi e scuole di attivismo ambientale, che investe prima di tutto la rete WEEC.

Scrive per noi

MARIO SALOMONE
MARIO SALOMONE
Sociologo dell'ambiente, giornalista e scrittore, Mario Salomone dirige ".eco" dalla fondazione (1989), è autore di saggi, romanzi e racconti e di numerosi articoli su quotidiani e riviste. Già professore aggregato all'Università di Bergamo, è Segretario generale della rete mondiale di educazione ambientale WEEC, che realizza ogni due anni i congressi del settore.

MARIO SALOMONE

Sociologo dell'ambiente, giornalista e scrittore, Mario Salomone dirige ".eco" dalla fondazione (1989), è autore di saggi, romanzi e racconti e di numerosi articoli su quotidiani e riviste. Già professore aggregato all'Università di Bergamo, è Segretario generale della rete mondiale di educazione ambientale WEEC, che realizza ogni due anni i congressi del settore.

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