Cronache di (stra)ordinaria follia. Un giorno di rassegna stampa, tra catastrofe climatica, guerre e supermiliardari che preparano un futuro peggiore.
Tempo di lettura: 6 minuti
Le disgrazie non vengono mai sole, specie in tempo di “policrisi”. Un filo le lega ed è la coazione a ripetere gli errori che viene dal prevalere di interessi particolari rispetto al senso di equità e giustizia e alla visione di corto respiro di chi crede alla propria potenza. E anche per i cimiteri si prepara la privatizzazione. La morte, del resto, è un grosso business. Una scorsa ai giornali del 1° novembre.

(Nell’immagine di apertura, tratta da Fortune, 2007, la Mafia di PayPal, si riconoscono: 1. Jawed Karim, co-founder, Youlube; 2. Jeremy Stoppelman, co-founder and CEO, Yelp; 3. Andrew McCormack, managing partner, Laiola restaurant; 4. Premal Shah, president, Kiva; 5. Luke Nosek, managing partner, the Founders Fund; 6. Kenny Howery, managing partner, the Founders Fund; 7. David Sacks, CED, Geni and Room 9 Entertainment; 8. Peter Thiel, CEO, Clarium Capitai and the Founders Fund; 9. Keith Rabois, VP of business development, Slide, and originai investor, YouTube and Linkedln; 10. Reid Hoffman, founder, Linkedln; 11. Max Levchin, CED, Slide, and chairman, Yelp; 12. Roelof Botha, partner, Sequoia Capitai; 13. Russel Simmons, CTO and co-founder, Yelp)
L’amara verità da dire alle popolazioni europee

Le centinaia di morti, le distruzioni e le maree di fango sono le immagini drammatiche che ci arrivano (doverosamente) in questi giorni dalla Spagna (“Poteva avvenire anche in Italia, avverte il quotidiano “Avvenire”) e che riempiono (non tutte e non abbastanza) le prime pagine dei quotidiani, disputandosi lo spazio con altre macerie e altri morti, specie da Gaza e Libano. Nelle settimane scorse immagini di alluvioni simili (alternate a siccità) arrivavano dall’Emilia-Romagna e altre regioni italiane. Ci dicono che, se finora gli eventi estremi erano aumentati anche in Europa, specie nel Mediterraneo (hot-spot del cambiamento climatico), ora nemmeno il vecchio continente può più considerarsi immune di disastri delle dimensioni cui alle regioni del mondo sono purtroppo abituate, con vittime cui aggiungere degli zeri.

«C’è ormai una evidenza a cui non si può più sfuggire: il sistema idraulico del territorio europeo non è più all’altezza del nuovo clima e dell’intensità delle sue precipitazioni. Questa è l’amara verità da dire alle popolazioni europee. Ed invece si cerca di comunicare che si tratta di eventi imprevedibili, catastrofi naturali che non si potevano né prevedere né contrastare» commenta “il Manifesto”. E il sito ClimaMeter aggiunge dati e previsioni a un quadro di certezze, più che di timori.
Vite umane e danni materiali

Mentre in Europa c’è chi mette il freno alla transizione ecologica, il piano Draghi si propone “più profitti e meno welfare (quotidiano “Domani”) e 4,6 miliardi passano in Italia dal sostegno alla transizione della mobilità individuale all’acquisto di carri armati e bombardieri, “il Sole 24 Ore” di venerdì 1 novembre apre in prima pagina con i dati (resi noti il giorno prima) della Banca mondiale: 2.800 miliardi i dollari di danni in venti anni, un quinto della popolazione a rischio per il riscaldamento globale e continua a pagina 2 enumerando i più recenti rapporti internazionali usciti in vista del prossimo flop (la COP sul clima nel petrostato autoritario dell’Azerbajan).

A illustrare il servizio, tra l’altro una foto del Fuji, vulcano simbolo iconico del Giappone, che, spiega la didascalia “ieri era senza neve per tutti i suoi 3.776 metri di altezza. È la prima volta che accade da quando sono iniziate le rilevazioni, 130 anni fa”.

A mettere l’accento, più che sui soldi, sulle vite umane, è invece “La Repubblica” che riporta i risultati di uno studio sui dieci maggiori eventi climatici (siccità e inondazioni) degli ultimi venti anni conteggiando in 570.000 le vittime.
Ulteriori dati arrivano sul legame ambiente-salute dal rapporto annuale della prestigiosa rivista “Lancet” segnalata proprio il giorno prima dalla newsletter dei medici per l’ambiente (ISDE).
Lavori in corso per la post-democrazia

Del resto, ai multimiliardari dall’alto dei loro fantastiliardi, nuotando in forzieri (magari di criptovalute) più grandi di quello di Paperon d’ Paperone, degli altri poveri mortali non interessa nulla: si possono sacrificare tutti per colonizzare le galassie. In tre anni hanno raddoppiato le loro ricchezze (ci spiega il rapporto di Oxfam) mentre cinque miliardi di esseri umani sono diventati più poveri. È, come li chiamò nel 2007 “Fortune” la “PayPal Mafia”, tra loro Elon Musk, finanziatore princeps di Trump.

“Nutrito di smisurato successo economico” (osserva Luca Celada sul “Manifesto” del 1° novembre) e quindi di senso di onnipotenza, il progetto dei supermiliardari è esplicitamente volto a un potere oligarchico, bianco e maschile. In prima file i magnati del “tech”: «spregiudicati innovatori che rompono gli schemi e inventano il futuro scrivendo le proprie regole.
L’altra faccia di questo liberismo estremo è il culto dell’individualismo e della meritocrazia che nella Valley è sempre più diffuso, come anche un innato anti-sindacalismo e l’insofferenza per tasse e normative» che li porta sempre più a investire su politici e governi reazionari (vedi Elon Musk). La base del loro potere è il controllo dei dati e dell’informazione che ha bisogno anche del controllo sulla nuova fase nascente del capitalismo, con la costruzione di «Un monopolio privato» dei giganti del tech che «si comporta sempre più come entità sovranazionale e quasi sovrana». E qui il discorso si salda ancor di più con il discorso ambientale, le politiche energetiche e il riscaldamento globale.
Giganti del petrolio e del tech lavorano per distruggere il pianeta

Accanto ai giganti del petrolio, a influenzare le politiche energetiche sono scesi in campo i giganti del tech, che avranno sempre più bisogno di energia per i loro data centre, che crescerà a dismisura a causa dell’intelligenza artificiale. Da qui, tra l’altro, la spinta a rilanciare le centrali nucleari (vedi articolo su “La Stampa” per aggiungere allo skyline veneziano del campanile di San Marco anche le torri di una centrale nucleare in laguna).
Alle tante perplessità per le conseguenze che la AI avrà sulle nostre vite individuali e collettive, si aggiunge la minaccia rifiuti.

Ne parla il “Manifesto”, sempre del 1° novembre, citando una ricerca uscita su “Nature Computational Scienze”, frutto del lavoro di tre atenei: i sistemi di intelligenza artificiale oggi producono 2.500 tonnellate l’anno di immondizia elettronica. I rifiuti elettronici potrebbero impennarsi entro il 2030 (dunque in cinque anni), fino a mille volte, arrivando a 400 mila tonnellate o addirittura, in caso di maggior diffusione, a 2.5 milioni di tonnellate. In questo caso finirebbero nell’ambiente 300 mila tonnellate di piombo, 50 mila di plastica, 450 di cromo.
Fare business con la morte
Il demonio del profitto, del resto, è questo: fa profitto con l’industria bellica, con la cementificazione del territorio, con la ricostruzione dopo le distruzioni, con il dolore, la malattia e la morte (lo diceva già nel 1968 in suo famoso discorso Robert Kennedy) e, ovviamente, con la precarietà, lo sfruttamento, i salari di fame, la schiavitù. La natura e le vite umane sono il giacimento di risorse cui attinge.
Nel loro piccolo, fanno profitti con la morte le agenzie di pompe funebri e l’industria funeraria vede ora aprirsi nuovi campi (santi) di guadagno. Ne parla, alla vigilia della giornata dedicata al ricordo dei defunti, Giovanni De Luna su “La Stampa”.
Nella crisi della finanza pubblica e nell’erosione della funzione degli enti locali (ma anche del cambiamento dei costumi funerari), scrive De Luna, entrano in crisi anche i cimiteri, che, non dimentichiamolo, sono dei servizi pubblici.
La strada, dice, è segnata: come sta succedendo con il welfare, «in futuro anche il lutto sarà privatizzato e si arriverà a una gestione dei cimiteri senza più nessuna traccia della loro tradizionale funzione pubblica» e il privato non si limiterà ad affiancare il pubblico, «ma lo sostituirà del tutto, gestendo l’intera filiera dei funerali, fino alla tumulazione o alla cremazione». Forse, visto l’aumento dei morti per inquinamento, guerre e clima, l’affare non è poi così marginale.
Ecco, allora, trovato il filo che lega tra loro le pagine dei vari quotidiani (e di qualche newsletter con cui abbiamo integrato la (paradigmatica) rassegna stampa del 1° novembre. Policrisi e necropolitica (la politica della morte, il potere, secondo il filosofo del Camerun Achille Mbembe – di decidere chi vive e chi muore) si tengono e ci raccontano l’insostenibile pesantezza dell’essere cittadini e cittadine del tardo Antropocene.
Ultimi articoli
.Eco è la più antica rivista di educazione ambientale italiana. Un ponte fra scuola, associazioni, istituzioni e imprese
ABBONAMENTO INTEGRATO
Scrive per noi

- MARIO SALOMONE
- Sociologo dell'ambiente, giornalista e scrittore, Mario Salomone dirige ".eco" dalla fondazione (1989), è autore di saggi, romanzi e racconti e di numerosi articoli su quotidiani e riviste. Già professore aggregato all'Università di Bergamo, è Segretario generale della rete mondiale di educazione ambientale WEEC, che realizza ogni due anni i congressi del settore.
Dello stesso autore
AMBIENTE, EDUCAZIONE E SOCIETÁ24 Giugno 2026La transizione ecologica si fa a staffetta
AMBIENTE, EDUCAZIONE E SOCIETÁ20 Maggio 2026Giovani e anziani, insieme per l’ambiente. E la mezza età sta nel mezzo
Attività 202614 Maggio 2026Natura e ambiente, un impegno senza età
fotografia13 Maggio 2026I volti dei sopravvissuti dell’ingiustizia climatica
