STAFFETTA 2024, TAPPA 3 IN TOSCANA. Economia circolare e olivicoltura
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La nuova tappa della Staffetta della Sostenibilità ci porta in Toscana, nei comuni di Anghiari (AR) e Monterchi (AR). Un’alleanza per la sostenibilità che ha visto diversi soggetti coinvolti: le scuole di Anghiari e Monterchi, in collaborazione con l’istituto onnicomprensivo agrario-forestale Fanfani-Camaiti, hanno sperimentato nuovi modelli di agricoltura sostenibile e hanno promosso un modello di economia circolare legato al ciclo produttivo dell’Olio Extravergine d’oliva.
Sabrina Viciani, direttrice della Rete WEEC Toscana, ha presentato il progetto ‘Comunità educanti’, con il quale si intende valorizzare le competenze locali e favorire l’emergere di nuove figure professionali, in grado di sostenere la transizione ecologica del territorio.
Nel processo produttivo dell’azienda agricola Faggetto di Acquisti Leda, che opera nel comune di Anghiari (AR) un aspetto centrale riguardava il recupero e la valorizzazione dei sottoprodotti del frantoio. I materiali del processo produttivo riutilizzabili erano i vari reflui oleari: le foglie e i rametti; il nocciolino; l’acqua di vegetazione-che deriva dalla spremitura delle olive e infine, la sansa, che è un residuo polpa e bucce.

A tu per tu con l’economia circolare
Il nocciolino si può utilizzare come pellet nel riscaldamento, ma anche in settori come la bioedilizia, attraverso la realizzazione di materiali isolanti.
Il progetto “Un olio di classe” ha visto coinvolte le classi delle scuole medie di Anghiari con Francesca Parati-insegnante di biotecnologie agrarie. Sono stati numerosi gli interventi di esperti, abbinati a diverse attività pratiche, che avevano il fine di riconoscere le caratteristiche organolettiche dell’olio e a valorizzarlo. Un’esperienza che ha avvicinato i ragazzi al mondo della produzione e del consumo consapevole, coinvolgendoli nella raccolta delle olive e lasciando che seguissero l’intero processo di trasformazione. Gli studenti hanno poi avuto occasione di confrontarsi con i gestori dell’azienda circa l’economia circolare nella filiera olivicolo-olearia.
Il problema centrale è rappresentato dalla sansa umida, mista all’acqua di vegetazione: alcuni studi del Cnr Perugia e Università Siena si sono interrogati su come valorizzare a fini agronomici questo materiale e hanno permesso la realizzazione di un compost, dalla miscelazione di questa salsa umida con dei materiali igroscopici, come foglie e rametti, oppure con la paglia, o con dei cascami di lana. Questo compost è idoneo, dal punto di vista chimico-fisico e microbiologico, ad essere riutilizzato nelle olivicolture, ovvero per altri tipi di coltivazioni come nei vivai. Inoltre questo compost può essere utilizzato in funghicoltura.
Questi processi di economia circolare sono incentivati dai comuni dei territori coinvolti, attraverso la promozione della collaborazione, tra le aziende di olivicoltura, spesso di piccole dimensioni. Il Comune di Anghiari per il secondo anno consecutivo ha lavorato al progetto GeOEVO, in collaborazione con il Dipartimento di Agraria dell’Università di Firenze, con l’erogazione di corsi per gli olivicoltori, sia professionisti che a dimensione familiare, sui metodi migliori per la coltivazione e il mantenimento degli olivi e il trattamento delle olive stesse. Attraverso questo progetto si è scoperto che ad Anghiari ci sono un terreno e un microclima particolare, che contiene dei minerali pressoché unici in tali quantità in tutta la Toscana, che attribuiscono particolare valore all’olio.
Un indicatore di inquinamento atmosferico

Nel progetto, Paola Gravina, che ha conseguito un dottorato in chimica ambientale presso l’Università di Perugia, ha sottolineato come gli studenti dell’istituto comprensivo di Anghiari-Monterchi insieme ai ragazzi dell’Istituto onnicomprensivo agrario-forestale Fanfani-Camaiti abbiano appreso il valore del polline dell’olivo come indicatore dell’inquinamento atmosferico.
Esso può essere utilizzato come bioindicatore della qualità dell’aria in zone urbane e industriali, per la rilevazione del particolato atmosferico (PM), in particolare del PM10, che può penetrare nell’apparato respiratorio superiore e PM 2.5, che può penetrare nei polmoni e bronchi. Le particelle di particolato hanno tempi lunghi di permanenza nell’atmosfera e possono essere trasportate anche a lunghe distanze dal punto di emissione. Inoltre il particolato può trasportare sulla sua superficie metalli pesanti e diverse classi di idrocarburi. Queste rilevazioni vengono monitorate con campionamenti attivi con la gestione di stazioni fisse di monitoraggio. Queste stazioni tuttavia possono essere molto costose.
Dunque i bioindicatori possono essere utilizzati come indicatori passivi, in alternativa alle stazioni di campionamento fisse: ciò permette di estendere le reti di monitoraggio e di capire gli effetti degli inquinanti sugli organismi viventi. In quest’ottica, il polline può fungere da bio-indicatore, attraverso l’analisi della morfologia e fisiologia dei suoi grani. Le sostanze inquinanti possono penetrare all’interno dei grani del polline: negli ultimi decenni infatti è stato osservato come l’inquinamento abbia inciso nella diffusione delle allergie ai pollini.
Un team di ricercatori dell’Università di Perugia ha validato una nuova tecnica per il monitoraggio passivo del particolato atmosferico, proprio attraverso l’uso del polline di olivo. Lo studio è stato presentato agli studenti delle classi e ciò ha permesso di confrontare gli effetti di diverse tipologie di inquinamento sui grani di polline esposti nei siti rurali, urbani e industriali.
In ultima analisi, il progetto ‘Comunità educanti’ ha dimostrato come un’agricoltura sostenibile e circolare possa essere un volano per lo sviluppo locale, attraverso la creazione di nuove opportunità e la preservazione dell’ambiente. Con la valorizzazione dei sottoprodotti dell’olivicoltura e l’utilizzo del polline come bioindicatore, il progetto ha offerto un modello di economia circolare replicabile e innovativo.
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