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Come spendere 110 mila euro di denaro pubblico per avvelenare bambini e ambiente

| MARIO SALOMONE

Tempo di lettura: 9 minuti

Come spendere 110 mila euro di denaro pubblico per avvelenare bambini e ambiente
La diffusione di prati artificiali è un pericolo per la salute e per l’ambiente. Quando l’erba di plastica viene usata per i cortili scolastici si aggiunge un oltraggio pedagogico al bisogno dei bambini di fare esperienza della natura e di giocare, anche sporcandosi. Considerazioni a partire da una contestata decisione del Comune di Como.

(Nell’immagine di apertura, una raffigurazione grafica della tossicità dei prati artificiali – Fonte: “Environmental Pollution”)

La Rete WEEC di Como ci segnala una notizia che merita tutta la nostra attenzione, perché investe questioni cruciali che vanno dalla salute dei bambini a quella di tutto il pianeta fino a toccare paradigmi, percezioni, schemi culturali e interessi economici.

Cominciamo dalla notizia: l’amministrazione comunale ha deliberato la spesa di 110 mila euro (fine lavori per marzo 2025) per coprire di prato artificiale i cortili di tre asili nido comunali. “Addio terra, sassi ed erba naturale” annuncia estasiata una testata locale battezzando l’operazione una “rivoluzione verde”.

Orrore, la natura!

L’articolo è un ottimo caso studio di come disinformazione scientifica, banalità di senso comune e greenwashing possono costruire un’opinione pubblica non solo anti-ecologica, ma anche anti-pedagogica. Dipinto, infatti, un orrendo quadro fatto di terreno battuto, erba alta, vegetazione incolta, rami caduti, foglie ammucchiate, pavimentazione disconnessa a causa delle radici degli alberi, l’articolo delinea un mondo ideale (e artificiale) “non solo piacevole alla vista” ma senza “potenziale pericolo all’incolumità”. E ciò grazie alla “rimodellazione e rifacimento di porzioni di giardino tramite l’eliminazione del substrato vegetale, la finitura della superficie mediante fornitura di mix di sabbia e pietrisco, livellazione e compattazione con rullo” e successiva posa di “tessuto geotessile di separazione e del sistema in erba sintetica”.

Aule tossiche

Il risultato di tale meraviglia tecnologica sarebbe la “trasformazione degli spazi abbandonati e non fruibili in vere e proprie aula all’aperto, creando giardini in cui i bambini possono passare la maggior parte del loro tempo giocando in tutta sicurezza, specialmente quando arriva la bella stagione” e, in inverno, “si eviterà la presenza e il ristagno del fango consentendo di avere praticamente sempre un giardino in ordine, eliminando anche costose manutenzioni”.

Tanto entusiasmo non è certo farina del sacco dell’articolista, arriverà da qualche comunicato stampa del Comune.

Una soluzione che crea problemi

Proviamo comunque, come si suol dire, a decostruire l’informazione, partendo, intanto da un dato tecnico.

1) In primo luogo, il verde artificiale della finta rivoluzione verde non resterà verde: subirà lo schiacciamento (l’erba vera si raddrizza e ricresce), si sporcherà e dovrà essere lavato (e non basteranno acqua e sapone), si degraderà e scolorirà. Durerà al massimo, nel migliore dei casi, sette o otto anni, poi il prato finto dovrà essere smaltito, con relativi costi.

2) Secondo: i prati artificiali richiedono un grosso lavoro e l’importo stanziato per i tre asili comunali (quasi quarantamila euro a prato) lo dimostra: la posa di un prato sintetico, come lo stesso articolo citato prima conferma, richiede numerose operazioni.

Facciamocelo spiegare dal governo svizzero (Ufficio federale della sanità pubblica):

«Le fibre verdi, lunghe circa 7 centimetri in tutto, costituiscono solo una parte del manto erboso sintetico, che per presentare caratteristiche di gioco simili a quelle dell’erba naturale deve comprendere diversi strati. La base è costituita da uno strato di asfalto, sul quale è posato un tappeto elastico, ricoperto a sua volta dal tappeto erboso vero e proprio. Le fibre dell’erba sintetica sono fissate nella sabbia di quarzo e gli spazi tra le fibre sono riempiti con granulato di gomma» (vedi Figura 1).

Pur escludendo rischi rilevanti per la salute in quanto (e se…) si resta nei limiti regolamentari (ma più esposti, involontariamente o intenzionalmente possono essere proprio i bambini più piccoli), le autorità svizzere rilevano che il granulato di gomma contiene «i cosiddetti idrocarburi policiclici aromatici, IPA, alcuni dei quali sono cancerogeni, tossici per la riproduzione e/o mutageni (proprietà CMR)» e che «L’erba sintetica può altresì liberare particelle sottili e altre sostanze nocive quali composti organici volatili (COV) come il benzene (irritante, mutageno per le cellule germinali e cancerogeno) e il toluene (irritante, reprotossico e neurotossico)».

Vietare l’erba sintetica?

In realtà da anni di discute sulla pericolosità dei prati artificiali e se vietarli e non mancano lotte e comitati che vi si oppongono. La scheda dell’Ufficio federale svizzero è del 2017. Ricerche più recenti segnalano ad esempio linfomi e leucemie tra i giocatori di calcio delle squadre che giocano su campi artificiali, specie i portieri che sono i più soggetti al contatto con il suolo sintetico. Maire Murphy e Genoa R. Warner, ricercatori del Dipartimento di Chemistry and Environmental Science, New Jersey Institute of Technology, Newark, New Jersey (USA) nel 2022 sulla rivista scientifica “Environmental Pollution” (Volume 310) in un articolo dal titolo “Health impacts of artificial turf: Toxicity. Studies, challenges, and future directions” (da cui è tratta anche l’immagine di apertura) scrivevano: «Numerosi studi hanno dimostrato che le sostanze chimiche individuate nell’erba artificiale, tra cui gli idrocarburi policiclici aromatici (IPA), gli ftalati e le sostanze per- e polifluoroalchiliche (PFAS), sono noti agenti cancerogeni, neurotossici, mutageni e interferenti endocrini. Tuttavia, pochi studi hanno esaminato direttamente gli esiti sulla salute dell’esposizione a queste sostanze chimiche nel contesto dell’erba artificiale. Studi ecotossicologici su invertebrati esposti a briciole di gomma hanno identificato rischi per gli organismi i cui habitat sono stati contaminati da erba artificiale.»

I bambini sono più a rischio

Mette in guardia contro i rischi dei prati sintetici, specie per i bambini, “Beyond Plastics” (Vedi QUI SOPRA LA SCHEDA). La Commissione europea ha posto limitazioni e divieti, stabilendo un periodo di transizione che si concluderà a ottobre 2031. L’Agenzia UE per le sostanze chimiche (ECHA) mette l’accento soprattutto sull’inquinamento da microplastiche e sulla pericolosità del granulato derivante da pneumatici: «Ogni giorno milioni di europei giocano su campi sportivi adatti a qualsiasi condizione meteo per i quali sono utilizzati granuli di plastica o di gomma come materiale di riempimento. Il riempimento morbido rende i campi da gioco più durevoli e resistenti agli agenti atmosferici, oltre a smorzare maggiormente gli urti e a offrire più aderenza. Anche per i parchi giochi, le superfici sotto le altalene, gli scivoli e altre strutture vengono ricoperte con pacciame di gomma non fissato al fine di rendere il terreno più soffice e attutire così le cadute dei bambini.

Granuli e pacciame si ottengono spesso da pneumatici fuori uso, scomposti e sminuzzati in parti più piccole. Il loro utilizzo come riempimento in tappeti erbosi sintetici è aumentato negli ultimi 10-15 anni a causa dell’aumento di questi prodotti sintetici e anche del divieto nell’UE di smaltire in discarica gli pneumatici di scarto.

Granuli e pacciame possono contenere sostanze chimiche potenzialmente nocive, tra cui idrocarburi policiclici aromatici (IPA), metalli e ftalati. Possono inoltre rilasciare idrocarburi organici volatili e semi-volatili (VOC e SVOC). I granuli contribuiscono anche all’inquinamento da microplastiche, in quanto possono essere diffusi nell’ambiente dai campi da gioco, ad esempio tramite l’acqua piovana o le calzature e gli indumenti dei giocatori».

Erba di plastica, un grande business

Infine, l’erba di plastica si scalda (fino a 100 gradi) di più di quella vera, contribuendo ai crescenti picchi di calore e deve essere bagnata per rinfrescarsi e soffoca e impoverisce il suolo.

Insomma, la soluzione del fondo artificiale (apparentemente più comoda e meno bisognosa di manutenzione) se vista lungo tutto il ciclo di vita (dalle materie prime, alla lavorazione, alla installazione e poi alle complesse operazioni di smaltimento di materiali compositi) si rivela un pessimo affare per la salute e per l’ambiente e per essa dovrebbe valere, come minimo, il principio giuridico di precauzione.

Il sito “Diritto ambientale” (curato da un gruppo di giovani all’interno dell’insegnamento di Diritto ambientale dell’UE nell’ambito del corso di Laurea in “Management delle Tecnologie, Innovazione e Sostenibilità” della Facoltà di Economia della Sapienza e in collaborazione con l’Istituto di Studi Giuridici Internazionali del Consiglio Nazionale delle Ricerche) in un articolo di giugno 2024 (“Campi in erba sintetica: da soluzione a problema”) riferisce che secondo la società specializzata Tires (http://www.tiresspa.com/it-it/riciclaggio-manti-sintetici-intro.aspx) un campo regolamentare contiene circa 32 tonnellate di manto vero e proprio, 80 tonnellate di sabbia silicea, e tra le 80 e le 120 tonnellate di gomma riciclata. La diffusione di campi da gioco e prati artificiali data dalla seconda metà del XX secolo negli Stati uniti ed è un grande business per il settore edile, che nel 2021 muoveva un giro di affari di 4 miliardi di dollari.

Obbrobri ecologici, educativi e culturali. E “Se il coltello non taglia si chiama cucchiaio”

Mettere l’erba di plastica significa poi bandire la vita in tutte le sue forme (altro che “aula all’aperto!) e sottrarre spazi alla biodiversità (ad esempio agli impollinatori). Muoversi in uno spazio magari un po’ irregolare, con qualche insetto e addirittura qualche foglia secca fa bene alla salute fisica e mentale. I bambini, in maggioranza costretti in ambienti artificializzati (case, automobili, centri commerciali, babyparking,…) hanno il diritto di sporcarsi, mettere le mani nel fango, imparare anche ad affrontare i rischi.

In un articolo di “.eco” ripubblicato nel volume Prepararsi al futuro della nostra collana Effetto farfalla (scaricabile gratuitamente), Daniele Zavalloni spiega perché l’Ecoistituto di Cesena abbia organizzato corsi per l’utilizzo del coltellino a serramanico: «il coltello è uno strumento che taglia e, se così non fosse, si chiamerebbe cucchiaio». Chi è nella scuola, o con la scuola lavora, sa anche quanto gli insegnanti fatichino a volte a praticare l’outdoor education contro genitori iperprotettivi che non vogliono che i figli si bagnino, si sporchino o possano farsi qualche graffio.

È l’ossessione della “messa in sicurezza”, che, in altra forma, tomba i fiumi e dissemina il territorio di opere in cemento armato che dovrebbero proteggere dalle forze di quella natura che stiamo devastando.

Scuola, gioco, natura

Ci sono molti modi di organizzare gli spazi esterni di una scuola, in base a luoghi, clima e contesti, ma alcuni elementi sono imprescindibili: alberi, erba vera, cespugli, e con essi vita, evoluzione, cambiamento di giorno in giorno e di stagione in stagione, contatto con altri esseri viventi vegetali e animali, esperienza.

Le linee guida e le buone pratiche non mancano, come in Alto Adige dove opera VKE, associazione del volontariato, fondata a Bolzano nel 1974 da un gruppo di genitori, che volevano impegnarsi come iniziativa civica a favore del diritto al gioco e degli spazi per il gioco dei bambini e dei ragazzi. Per VKE gli spazi gioco sono «una parte vitale dell’infrastruttura sociale e contribuiscono a promuovere la salute, il benessere e la coesione sociale». Purché come spiega la tabella qui accanto, siano sostenibili.

Anche se (come si vede dalle foto) farebbero inorridire il sindaco di Como, la sua giunta e i tecnocratici tecnici della sua amministrazione.

Come inorridirebbero di fronte alle immagini che traggo dalla tesi di laurea Il bambino sicuro. La dimensione pedagogica del rischio nelle attività all’aperto che Selima Negro presentò anni fa all’Università di Bergamo (con me relatore). Selima (che si stava dedicando alla pedagogia del bosco) ha proseguito un brillante percorso ed è diventata un’autorità di rilievo internazionale in materia.

Educare gli adulti

Della vicenda comasca (che, come spero di aver dimostrato, ha una valenza generale, ben al di là della dimensione “locale”), espressione di un paradigma diffuso nei decisori politici, nei tecnici, nei mass media e purtroppo in ampi strati di opinione pubblica, mi preoccupano forse più di tutto i commenti dei lettori alla notizia uscita sulla testata online di Como che ha dato notizia della plastificazione dei cortili scolastici.

Accanto ai molti che fortunatamente si indignano per artificializzazione e inquinamento, troviamo però anche molti commenti che concordano sul (presunto) risparmio, sull’igiene, sulla (sempre presunta) facilità di manutenzione, la salvezza dalle allergie e via dicendo.

A chi concepisce l’educazione ambientale come qualcosa riservata ai bambini, ricordo sempre che l’educazione ambientale è per tutti, in tutte le età della vita, e che a decidere, a fare danni sono gli adulti. Quando ci decideremo a educarli?

Artificiale contro naturale

Ci troviamo di fronte a un passato che non riesce a passare: è la cultura dell’insostenibilità che si nutre di “business as usual”, fideismo tecnologico, credulità, analfabetismo scientifico, paure (fondate e infondate), “soluzionismo” (che è il credere che tutti i problemi si risolveranno e che basti aspettare qualche nuovo ritrovato che metta le pezze sui danni prodotti dalla corsa cieca a un’impossibile crescita illimitata: le soluzioni separate dalla complessità e dalle cause che hanno provocato quei problemi).

Non voglio dare troppa dignità culturale agli errori di tante amministrazioni (di centrodestra e di centrosinistra) che, pressate anche dai tagli alla finanza degli enti locali e alla spesa pubblica, cercano scorciatoie ai problemi delle città. Ma questa esaltazione dell’artificiale mi ricorda la battaglia del futurismo contro il “passatismo”: l’esaltazione della velocità, della macchina, della guerra, perfino dello stupro, nonché del giocattolo futurista che “abitua i bambini alla guerra”, in fondo, è l’epifenomeno di un pensiero che dalla Rivoluzione industriale in poi ha esaltato le “magnifiche sorti e progressive” dell’umanità e che oggi (parola di Elon Musk) prefigura una “umanità multiplanetaria”, pendolare tra Terra, Luna, Marte e chissà quali altri pianeti.

Due citazioni per finire, e come monito:

«Basta coi fiori naturali. Dobbiamo ormai constatare la decadenza della flora naturale che non risponde più al nostro gusto».

Azari, La flora futurista, ed equivalenti plastici di odori artificiali. Manifesto Futurista, Roma, novembre 1924

«Noi futuristi, Balla e Depero, costruiremo milioni di animali metallici, per la più grande guerra (conflagrazione di tutte le forze creatrici dell’Europa, dell’Asia, dell’Africa e dell’America, che seguirà indubbiamente l’attuale meravigliosa piccola conflagrazione umana)» (Ricostruzione futurista dell’universo, marzo 1915).

La meravigliosa “piccola” conflagrazione umana era l’inutile strage della Prima guerra mondiale, in cui l’Italia stava per entrare.

Scrive per noi

MARIO SALOMONE
MARIO SALOMONE
Sociologo dell'ambiente, giornalista e scrittore, Mario Salomone dirige ".eco" dalla fondazione (1989), è autore di saggi, romanzi e racconti e di numerosi articoli su quotidiani e riviste. Già professore aggregato all'Università di Bergamo, è Segretario generale della rete mondiale di educazione ambientale WEEC, che realizza ogni due anni i congressi del settore.