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Giornata del rifugiato. UNHCR: aumentano i rifugiati climatici

| MARIO SALOMONE

Tempo di lettura: 3 minuti

Giornata del rifugiato. UNHCR: aumentano i rifugiati climatici

Il rapporto dell’UNHCR sull’andamento del 2020 avverte: nel mondo aumentano profughi e rifugiati e l’emergenza climatica è spesso una causa o concausa delle migrazioni forzate. Sofferenze umane e disastri ambientali sono l’effetto perverso di un sistema da sostituire con una nuova civiltà ecologica.

(Nell’immagine di apertura, barconi di migranti accatastati nel porto di Portopalo – Foto Anna Ianniello)

Uscito alla vigilia della Giornata mondiale del rifugiato 2021, il rapporto 2020 dell’UNHCR (ricco di dati e di utili infografiche) osserva che benché la ricerca sia in ritardo e in difficoltà nel documentare il fenomeno, di certo il riscaldamento globale (con il suo corredo di fenomeni metereologici estremi e disastri “naturali”) aumenta le migrazioni forzate e peggiora la condizione di chi è già dovuto rifugiarsi lontano dalla propria casa e che si può osservare come il «95 per cent of all conflict displacements in 2020 occurred in countries vulnerable or highly vulnerable to climate change» (si vedano anche le mappe interattive nell’approfondimento online “Displaced on the frontlines of the climate emergency”).

A sopportare il peso di questi spostamenti forzati sono soprattutto i paesi in via di sviluppo (86 per cento, vedi accanto l’infografica “Trends at a glance”).

I profughi sono finiti in un cono d’ombra

Quelli che arrivano nei paesi ricchi e privilegiati sono una minoranza, ma servono a fare la fortuna dei demagoghi che agitano una opinione pubblica nel complesso indifferente, più attenta alla possibilità di prendere il caffè al banco che sconvolta dalle quotidiane stragi nel Mediterraneo.

Maurizio Ambrosini osserva su “Avvenire” (quotidiano che per la giornata del rifugiato dedica al dramma delle migrazioni forzate la prima pagina e numerosi articoli) che «Le guerre occupano sempre meno spazio nei titoli di testa e nei notiziari dei principali media. Troppo pochi giornali continuano a tenere desta l’attenzione su conflitti sempre più relegati ai margini dei flussi informativi, come quelli che insanguinano il Tigrai etiope e il Myanmar. Anche i profughi sono finiti in un cono d’ombra, a parte qualche episodico allarme in occasione di sbarchi, salvataggi in mare, e anche tragedie della chiusura e dell’indifferenza. Purtroppo, invece, guerre e conflitti armati proseguono, con il loro carico di atrocità, vittime e umane sofferenze.»

Le migrazioni forzate che le statistiche (e gli Stati) non riconoscono

Alle persone censite dalle statistiche, osserva su “Il BOlive” Valerio Calzolaio (che sul tema ha spesso scritto anche su “.eco”), occorre aggiungerne molte altre, perché «esistono altri migranti forzati non contemplati dalle pur ineccepibili statistiche, visto che continuano a sopravvivere persone in fuga non censite e tantomeno contabilizzate, sia nei paesi di maggiore emigrazione più libera che nei paesi di maggiore immigrazione poco libera; molti profughi ambientali e climatici arrivano a distanza di anni oltre il confine del proprio Stato, ovviamente senza status riconosciuto (spesso per disastri più lenti e meno repentini, come l’innalzamento del mare e la desertificazione); individui colpiti da disastri più piccoli non vengono presi in considerazione dall’organizzazione che contabilizza morti, dispersi e senzacasa».

La sfida educativa delle migrazioni, in “.eco” di settembre-ottobre 2016.

Osserva ancora Valerio Calzolaio: «la ragione principale di delocalizzazione interna e, tendenzialmente, internazionale riguarda gli effetti dei cambiamenti climatici antropici globali; queste migrazioni forzate (da prevenire se possibile prima, da assistere quando non prevenute) nulla hanno nulla a che vedere con necessarie utili emigrazioni e immigrazioni un pochino libere».

Insomma, i dati dovrebbero allarmarci e mobilitarci, spingendoci a seguire meglio, noi stessi, gli intrecci tra giustizia sociale e giustizia ambientale e i percorsi paralleli e bidirezionali di esseri umani, profitti, armi, merci, emissioni di gas climalteranti, rifiuti.

Scopriremmo quanto le mappe siano speculari e nel loro insieme riflettano la distruttività, l’ingiustizia profonda e la pericolosità di un sistema da sostituire, si spera, con una nuova civiltà ecologica.

Si tratta di una grande sfida educativa, di cui pace e diritti fanno pienamente parte, accanto a temi come modelli di produzione e consumo, natura e biodiversità, clima, risorse.

Scrive per noi

MARIO SALOMONE
MARIO SALOMONE
Sociologo dell'ambiente, giornalista e scrittore, Mario Salomone dirige ".eco" dalla fondazione (1989), è autore di saggi, romanzi e racconti e di numerosi articoli su quotidiani e riviste. Già professore aggregato all'Università di Bergamo, è Segretario generale della rete mondiale di educazione ambientale WEEC, che realizza ogni due anni i congressi del settore.