Artissima 2024: l’arte come sogno a occhi aperti
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Perché la percezione di un’opera d’arte si discosta spesso dalle interpretazioni fornite dall’artista o dal gallerista? Questo accade quando la mostra si basa sulla “de-situazione” di oggetti comuni, eliminando il confronto con la loro funzione originale. Senza questo confronto, si apre lo spazio per il “sogno a occhi aperti”. Il tema di Artissima 2024 ci rimanda all’atmosfera della pittura preraffaellita, ma ogni spettatore vive il proprio sogno personale, intrecciato a quello creato dall’artista.

Un esempio significativo è “Eruzione” (2024) di Renato Leotta. L’opera presenta una tela apparentemente vuota, ma in realtà ricoperta dalle ceneri dell’Etna: un ritratto del paesaggio, riportato con precisione e trasposto in un contesto “altro”. L’oggetto non è raffigurato, ma trasferito dalla natura e collocato in una dimensione estetica diversa, offerta allo sguardo dello spettatore. L’immagine, privata del suo contesto naturale, diventa un sogno, traccia onirica di un’energia condensata in polvere e cenere.

Le ceneri, nella loro presenza “puntinistica”, richiamano la sabbia del deserto. L’esito dell’eruzione, trasposto dalla natura alla cultura, acquisisce un’estetica nuova. Come affermava Kant, “bello è ciò che piace universalmente senza concetto”; la sabbiosità non ha una forma concettuale precisa, sfuggendo alla domanda “Che cos’è?” e proponendo invece “Come appare?” e “Quali sensazioni suscita?”. L’opera, infatti, evoca una serenità postuma a un evento sublime, dove la commozione del fenomeno naturale lascia spazio a una calma contemplativa. Forse una nuova vita nascerà dalle sabbie vulcaniche, a meno che queste non siano trasformate in oggetti estetici.

Con Agata Ingarden della Barbati Gallery di Venezia, il tema cambia radicalmente. L’artista polacca immagina un “uomo-falena”, un ibrido tra insetto e uomo con occhi-videocamere, un’entità in cui la tecnica e la natura si fondono, riecheggiando il principio aristotelico della techne come imitazione della natura. Questa figura, distesa su un letto, rappresenta un “nuovo complesso oggettuale”.

L’artista argentino Guido Yannitto esplora l’idea di “sogno a occhi aperti” attraverso intrecci di fili che formano geometrie fantastiche, liberate da riferimenti oggettivi. Qui la linea, che solitamente definisce gli oggetti, diventa essa stessa oggetto visivo, spingendo lo spettatore verso interpretazioni inaspettate e incomplete.

Mario Uliassi, con il suo lavoro “Tempesta pervinca”, trasfigura un evento naturale attraverso un colore inusuale. La tempesta, osservata attraverso le “lenti” del sogno, diventa una visione onirica in cui il colore domina la narrazione.
Le immagini di Wolfgang Laib in “City of Silence” (2016-2023) evocano luoghi isolati, pronti ad accogliere chi non li abiterà mai o, al contrario, spazi monumentali destinati all’accoglienza. Questi edifici, vicini ma disfunzionali, comunicano un senso di solitudine e attesa.
Il ritratto di Greta di Birgit Megerle incarna l’idea del “sognare a occhi aperti”, ritraendo una giovane contemporanea con uno sguardo perso e sognante, impreziosito da una collana alla moda.

Luigi Fassi, direttore di Artissima, spiega: “Attraverso il Day-Dreaming proiettiamo la nostra vita in una dimensione futuribile, partendo magari da una situazione di scacco, ma con l’intenzione di superarla, trasformandola in positività”. Fassi, alla sua terza edizione, ha portato avanti la missione di coniugare mercato e passione, vitalità e innovazione.
Alina Kopytsia, in collaborazione con Maïa Regis della Galleria Francesco Pantaleone di Palermo, affronta i temi della sessualità e del potere, esplorando il corpo come strumento di piacere e lavoro. Le opere esposte, dipinti e sculture, offrono uno spunto per riflettere sul desiderio nelle sue molteplici forme.


Mantas Valentukonis presenta “Déja-vu (Reversed)”, una scultura di ambra lavorata in forme sinuose e materiche che evocano la trasformazione temporale.

Grazie a Luigi Fassi, i visitatori possono usufruire di audioguide collegandosi alla piattaforma artissima.art, una novità inclusa nel progetto Artissima Digital sostenuto dalla Fondazione Compagnia di San Paolo.


Gabriele Di Matteo si distingue per il suo stile neo-espressionista, ricco di policromie e monocromie, che richiama l’opera di Virginio Guidi.
Giuseppe Stampone, con il suo “quadro di parole” intitolato “Abitare è essere ovunque a casa propria” (Prometeo Gallery), sintetizza perfettamente l’essenza del “sogno a occhi aperti” contemporaneo.

Artissima 2024: opere che trasformano il reale in visioni oniriche e sorprendenti
Come scrisse Walter Benjamin nei suoi Passages di Parigi, “abitare vuol dire lasciare tracce” e l’arte le lascia ovunque per chi desidera vederle e interpretarle.
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- TIZIANA CARENA
- Tiziana C. Carena, insegnante di Filosofia, Scienze umane, Psicologia generale e Comunicazione, Master di primo livello in Didattica e psicopedagogia degli allievi con disturbi dello spettro autistico, Perfezionamento in Criminalistica medico-legale. È iscritta dal 1993 all'Ordine dei Giornalisti del Piemonte. Si occupa di argomenti a carattere sociologico. Ha pubblicato per Mimesis, Aracne, Giuffrè, Hasta Edizioni, Brenner, Accademia dei Lincei, Claudiana.
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