Skip to main content

Il governo mondiale che non c’è. Considerazioni a margine del G7

| FRANCESCO INGRAVALLE

Tempo di lettura: 4 minuti

Il governo mondiale che non c’è. Considerazioni a margine del G7
Trecento organizzazioni internazionali, 2.000 regimi regolamentari disciplinano le relazioni fra i popoli della terra. Eppure, ogni Stato o gruppo di Stati cerca di imporsi su ogni altro. La partecipazione del pontefice al G7 ha portato un contributo prezioso in un momento storico in cui tra etica, politica e economia (che si è inserito come guida della politica) i rapporti non sono idilliaci.

Forse mai come oggi l’esigenza razionale di un governo mondiale è stata attuale; si potrebbe obiettare che sono circa 300 le organizzazioni internazionali; si potrebbe aggiungere che esistono oltre 2.000 regimi regolamentari che disciplinano, settore economico e produttivo per settore economico produttivo, le relazioni fra i popoli della terra. Eppure, quando parliamo di rapporti tra gli Stati, usiamo, e non a caso, l’espressione “anarchia delle relazioni internazionali” per significare che ogni Stato o gruppo di Stati cerca di imporsi su ogni altro, si tratti di conflitti diplomatici o di vere e proprie guerre. Possiamo dire che si tratta di una anarchia in qualche modo governata, filtrata attraverso le trattative diplomatiche attuate dalle organizzazioni internazionali. Caratteristica di queste ultime è che gli Stati trattano da pari a pari, senza effettuare alcuna cessione di sovranità. Ciascuno di essi è superiorem non recognoscens. Le linee comuni eventualmente adottate derivano quindi dall’accordo.
Con papa Francesco la Chiesa dispiega il suo magistero etico
Proprio per realizzare accordi in congiunture particolarmente difficili è stato istituito il G7, nel 1971, ai tempi del crollo del regime di cambio fisso, della crisi energetica e della conseguente recessione; l’organismo unisce Canada, Stati uniti d’America, Francia, Germania, Giappone, Italia (che quest’anno ha presieduto il forum in Puglia), Regno unito, vale a dire gli Stati il cui peso economico, militare, industriale e politico è ritenuto decisivo sul piano globale; al G7 partecipa, come invitata fissa, anche l’Unione Europea (di cui soltanto Francia, Germania, Italia sono membri del G7).
Quest’anno al forum del G7, è stato presente anche il Papa, per la prima volta, che ha definito il forum la più alta istanza della carità intesa come scopo della politica. Una presenza assai significativa, perché essa sembra rivelare un deficit nelle procedure politico-diplomatiche, un deficit etico. Non si può negare che, da quando la Chiesa cattolica ha perduto il suo potere temporale, il suo magistero etico si è dispiegato in vario modo sul piano politico, soprattutto dopo il 1989. Sostanzialmente, il magistero della Chiesa cattolica ha costituito il tribunale della ragione pratica cui, secondo Immanuel Kant, avrebbe dovuto essere sottoposta la politica.
La difficile coesistenza tra politica ed etica
Tuttavia, politica ed etica non hanno mai avuto una coesistenza semplice. Forse il momento di maggiore tensione teorica fra esse è il celebre capitolo XVIII del Principe di Machiavelli e la sua sistematica critica contenuta nell’Antimachiavelli di Federico II Hohenzollern (1741). Dopo tutto, come ha sostenuto Carl von Clausewitz, la guerra è la continuazione della politica con altri mezzi e il cristianesimo cattolico si oppone alla guerra, non meno che alle esigenze di simulazione e dissimulazione che Machiavelli considera fondamentali per l’efficace azione politica.
A partire dallo sviluppo del capitalismo industriale si è inserita, come guida della politica, l’economia, altra configurazione sociale i cui rapporti con l’etica sono particolarmente problematici, resi ancora più problematici dallo sviluppo dell’economia finanziaria che ha rimodellato i rapporti sociali e i rapporti tra gli Stati.
Da papa Francesco un “supplemento di anima”
Né la “ragion di Stato”, né l’utile sono del tutto compatibili con la Dichiarazione universale dei diritti umani del 1948 che tutti gli attuali organismi internazionali si impegnano non soltanto a rispettare, ma, soprattutto, ad attuare.
Pertanto, il “supplemento di anima” (per usare la celebre espressione di Henri Bergson, Le due fonti della morale e della religione) offerto dal Pontefice si rivela prezioso in un momento storico in cui l’“ospite inquietante” (espressione che Umberto Galimberti trae da Nietzsche), il nichilismo, caratterizza non soltanto i rapporti interindividuali, ma anche i rapporti politici. La formula del nichilismo è nota, nella formulazione di Nietzsche: manca la risposta alla domanda “Perché?”
“Ne derivano due possibili forme del nichilismo: “lasciare essere l’ente” (che Nietzsche denomina “nichilismo passivo”) e forzare l’ente a essere diversamente da come esso è (che Nietzsche denomina “nichilismo attivo”). In entrambe le forme, i “valori” non sono, ma sono, via via, posti. I Diritti dell’uomo fissati nella Dichiarazione universale dei diritti umani sono valori. Che non possono essere saldi e, quindi da attuare, senza un carisma forte, come quello religioso (derivante da una rivelazione e, quindi, razionalmente incontrovertibile).
La tecnologia resti al servizio dell’essere umano
Il carisma religioso cristiano (nello specifico: cattolico-cristiano), sul piano etico può convergere, da un punto di vista socio-psicologico con i principi dell’etica umanistica (sia di matrice liberale, sia di matrice socialista) perché è dotato di carattere universalistico. Alla luce di un umanesimo religioso non incompatibile con l’umanesimo laico il Papa ha indicato l’esigenza che la tecnologia, così potente oggi, resti al servizio dell’essere umano perché l’umanità non sia condannata a un futuro senza speranza.
Sotto questa luce è stato raggiunto l’accordo sul congelamento degli asset russi, sono stati confermati anche gli accordi di Hiroshima sulla salute riproduttiva (senza, peraltro, includere la parola “aborto”); nella dichiarazione congiunta è entrato anche il cosiddetto “piano Mattei” per il rilancio dell’economia africana. Si è chiesto alla Cina di intensificare gli sforzi per promuovere la pace e la sicurezza internazionale e di collaborare per affrontare le crisi climatiche, di biodiversità e di inquinamento, di combattere il traffico di droga, garantire la stabilità macroeconomica globale, sostenere la sicurezza sanitaria globale, affrontare la sostenibilità del debito e le esigenze di finanziamento dei paesi.
Piccoli passi non senza contraddizioni.
Un altro nodo è stato affrontato: il deterioramento della sicurezza nel Sahel e la diffusione del terrorismo ed è stata posta l’esigenza rafforzare la cooperazione con l’Unione africana (presieduta, attualmente, dalla Mauritania) e con le Nazioni unite per promuovere buon governo, sviluppo e sicurezza nel Sahel. A margine dei lavori del G7 va rilevato la comune posizione del presidente statunitense Biden e della presidente italiana Meloni per un accordo complessivo volto a mettere fine delle ostilità a Gaza attraverso il rilancio della costituzione di uno Stato palestinese accanto allo Stato israeliano.
Un piano che, in assenza di un “governo mondiale”, potrà svilupparsi per piccoli passi e non senza contraddizioni.

(Nella immagine di apertura, l’hotel di extralusso Borgo Ignazia, costruito nello stile di un finto borgo italiano, un po’ come certi casinò a Las Vegas)