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Il piccolo essere che uccide i giganti (e i luoghi comuni)

| Marco Sartori

Tempo di lettura: 5 minuti

Il piccolo essere che uccide i giganti (e i luoghi comuni)
La scoperta del bostrico (piccolo coleottero scolitide) che provoca la morte dell’abete rosso è anche un puntuale smantellamento dei luoghi comuni e dei giudizi superficiali, che ci permette di osservare sotto una luce diversa le trasformazioni del paesaggio a opera dell’umanità. La salute dei nostri boschi e il loro nuovo aspetto dipenderanno inevitabilmente da come saremo in grado di plasmare noi stessi in quanto esseri umani del domani.

Pietro Lacasella, Luigi Torreggiani
Sottocorteccia. Un viaggio tra i boschi che cambiano
People, 2024, euro 9,99 (e-Book)

Di tanto in tanto mi capita di leggere saggistica e manuali di gestione, soprattutto legati alla fauna selvatica, e al momento dell’acquisto ero convinto che Sottocorteccia appartenesse a una di queste categorie. Immaginavo un libro tecnico, a tratti ostico, di quelli farciti di dati e statistiche. Forse qualcosa che mi avrebbe avvicinato all’entomologia, affascinante disciplina che studia gli insetti, ma di cui non si parla granché.
Ero completamente fuori strada e me ne sono accorto a mano a mano che progredivo nella lettura. Pietro Lacasella (antropologo e penna brillante) insieme a Luigi Torreggiani (dottore forestale e giornalista) con questo testo ci portano alla scoperta del bostrico, il piccolo coleottero scolitide che si riproduce al di sotto della corteccia dell’abete rosso, causandone quasi sempre la morte e comportando un enorme impatto sulle foreste europee.
Lo stile della narrazione non è tuttavia quello della fredda manualistica, bensì quello di un racconto che si snoda attraverso l’incontro, l’indagine e un lungo viaggio. Insieme, Pietro e Luigi costituiscono un fertile sodalizio e un duetto formidabile, in grado di dar vita ad un dialogo profondo intorno a scenari attuali e futuri per le nostre montagne, proponendo qualcosa che va al di là degli aspetti puramente sanitari o fitologici del fenomeno. Alla base di tutto c’è la curiosità, intesa come un sano desiderio di vedere, sondare e comprendere, attivando un attento spirito di osservazione che non si accontenta di fermarsi ad uno sguardo superficiale.

Legami con la tempesta Vaia e i cambiamenti climatici

Il processo che scaturisce da questa indagine, oltre a chiarire l’evoluzione del bostrico e i suoi legami con la tempesta Vaia e i cambiamenti climatici, è una puntuale opera di smantellamento dei luoghi comuni e dei giudizi superficiali a cui noi osservatori esterni troppo frequentemente ci abbandoniamo trovandoci di fronte a questioni che hanno come oggetto l’ambiente, la sua tutela e la gestione dei diversi ambiti.
Nelle pagine di Sottocorteccia, il recupero di dati storici e lo svisceramento di documenti tecnici diventano il filtro attraverso cui transitano le opinioni comuni, le pulsioni emozionali e le posizioni personali, e la lettura si fa quindi esercizio di resistenza intellettuale contro l’appiattimento su soluzioni semplicistiche o dogmatiche.
È un cambio di passo, anche lessicale, che consente di osservare sotto una luce diversa le trasformazioni del paesaggio a opera dell’uomo, che divengono in questo modo espressione dell’umanità stessa. Si fa presto a dire monocoltura, è il titolo di un breve capitolo che evidenzia efficacemente questo atteggiamento di valutazione di un territorio modellato e trasformato attraverso i millenni in base alle necessità economiche, alimentari e belliche, per favorire spostamenti di truppe, mandrie e popolazioni, per assecondare la richiesta di materiale da costruzione, o ancora per l’esigenza di avere spazi aperti da destinare all’agricoltura e al pascolo. Vallate, nel caso dell’ambiente alpino, che nei secoli sono state soggette a diversi approcci gestionali e a scuole di pensiero differenti, ma che poco alla volta sono diventate espressione e voce della gente che le abita. Come scrive Serenella Iovino, il paesaggio è sintesi dei corpi e delle storie che nel tempo ne hanno determinato la forma, e insieme è l’anima di comunità e luoghi che aspirano al futuro (cit.).

Dopo la tempesta Vaia, i boschi sono stati colpiti anche dall’infestazione del bostrico (fonte: Regione Veneto)

In natura quasi nulla è semplice

In natura e nel bosco quasi mai nulla è semplice e non a caso tra i termini più ricorrenti nel testo c’è proprio “complessità”. L’attenta analisi che i due autori sono riusciti a condurre intorno a questo tema conduce il lettore non soltanto alla scoperta di specie arboree e del famigerato quanto affascinante Ips Typographus, ma riporta contemporaneamente alla luce anche i motivi che hanno spinto i gestori forestali del passato verso determinate scelte strategiche e chiarisce la situazione attuale, stimolandoci a immaginare nuove prospettive per i giorni a venire, senza arroccarsi su rigide posizioni ideologiche.
Gli alberi sono creature meravigliose, ma silenti. Al di là del fatto che poeti e scrittori nei secoli si siano dilettati ad affibbiar loro voci melodiche, espresse non di rado dallo stormir delle foglie e dai sussurri del vento, il mondo vegetale rimane un ambiente muto, che non produce discorsi e non si lamenta quando è attaccato o malato. Nessun grido e nessuna denuncia. Succede di continuo: finché ad essere colpito è un solo soggetto o pochi, sparsi qua e là, nessuno ci fa caso. Soltanto quando l’area danneggiata raggiunge estensioni importanti qualcuno comincia a porsi delle domande. Servono sensibilità e grande preparazione per capire tempestivamente i problemi degli alberi, e servono persone come Pietro Lacasella e Luigi Torreggiani ad aprirci gli occhi.

Un avvicendarsi di idee, spunti e iniziative di studio

Il libro è un racconto dinamico, scritto inseguendo l’avvicendarsi di idee, spunti e iniziative di studio. L’incontro intellettuale e fisico dei due autori dà il via a un’indagine che li coinvolgerà in un viaggio tortuoso attraverso le principali valli delle alpi orientali colpite dal bostrico, gli occhi puntati fuori dal finestrino della vettura alla ricerca dei segni dell’infestazione. Un percorso iniziato quasi simbolicamente dai luoghi di Mario Rigoni Stern e dal suo Arboreto Salvatico, per dipanarsi oltre l’Altipiano nelle aree della Lombardia, del Trentino, dell’Alto Adige, del Veneto e, al di là, fino alla Carnia. Quasi un pellegrinaggio forestale di cui è possibile percepire l’alternarsi dell’alta quota, il raggiungimento del valico e il ritorno a valle, per poi ripartire. Un ripetuto saliscendi evidenziato dal mutar delle parlate, dei colori e delle temperature, che diventa occasione di contatto vero e tangibile con le genti della montagna che maggiormente risentono dell’impatto di questo fenomeno; non soltanto addetti ai lavori in ambito boschivo, ma anche imprenditori, semplici valligiani, escursionisti ed amanti delle terre alte che vivono con profondo senso di disorientamento questo improvviso e pesante segnale dell’emergenza climatica e paesaggistica.

Fluido, scorrevole e a tratti spassoso

Fluido, scorrevole e a tratti spassoso, Sottocorteccia tratta con grande autorevolezza la tematica complessa della gestione forestale, rinfrescandoci la memoria su un bel pezzo della storia del nostro territorio e spingendoci a guardare avanti, oltre le apparenze e i luoghi comuni, senza illusioni e senza lasciarsi deviare dai falsi miti della natura incontaminata o del dominio assoluto dell’uomo. Il futuro che ci attende è sfocato e nebuloso, probabilmente troppo caldo e segnato da situazioni e convivenze che in passato non ci saremmo mai neppure immaginati, eppure molto di ciò che ci aspetta già oggi è contenuto nella nostra capacità ci immaginare, cooperare e creare legami.
L’aumento delle temperature globali e i mutamenti meteorologici, gli stessi che ci impongono di ripensare i modelli di sviluppo economico e industriale su cui poggiano le nostre città e le attività di pianura, richiedono anche questo sforzo ulteriore: che rivalutiamo il nostro rapporto con le foreste, su cui imprimiamo un’impronta ecologica forte e persistente, smettendo di considerarle soltanto il luogo dello svago, del divertimento e dell’osservazione distratta. In questo scenario fatto di compenetrazione e di compresenza tra l’ambiente selvatico e le attività dell’uomo, la salute dei nostri boschi e il loro nuovo aspetto dipenderanno inevitabilmente da come saremo in grado di plasmare noi stessi in quanto esseri umani del domani.

Scrive per noi

Marco Sartori
Marco Sartori
Marco Sartori, membro del Gruppo italiano scrittori di montagna, ha pubblicato tre romanzi per Spunto Edizioni, tutti ambientati sulle montagne piemontesi.