Il rosso e il blu

Marco Lodoli
Il rosso e il blu
Einaudi, 2009, 15 euro

Il rosso e il blu è una passeggiata metaforica tra mille e una storia di scuola, un’antologia vivente di narrazioni un po’ fiabesche, un po’ neorealistiche e pirandelliane che ci raccontano abissi d’ignoranza, di cialtroneria e di volgarità ma anche intuizioni sbalorditive e lucidità profetiche. Perché così va il mondo della la scuola, oggi: insensato e riduttivo tracciare steccati, perimetrare disordini. L’impressione che ci lascia è che la scuola sia un luogo a sé (ancora la specificità della scuola!) forse un po’ magico, dove coabita un mondo (quello quotidiano) che è fabbrica di deliri, prepotenze e avidità, dove il presente regna incontrastato, dove il tempo è saturo, senza finestre e senza memoria, ma dove capita anche la “giornata d’oro”, quella in cui le parole pesano e lasciano un segno negli studenti e nei professori. Un mondo tenero e carogna dove lo zaino è un’opera collettiva e dove il discorso deve essere un’istruzione per l’uso, sennò ciccia. Ma se nelle scuole sembra “inceppato” il meccanismo oliato per cui il figlio cercava di migliorare la condizione culturale e sociale ereditata dal padre; se la pedagogia sociale applicata “ha un solo chiaro argomento: se spendi ci sei, se tutti spendiamo il Paese va avanti”, e il resto sono solo chiacchiere sovversive, ebbene bisogna avere fiducia e insistere intanto che il ghiaccio scricchiola e cede e in molti sprofondano. Perché da qualche parte nella scuola abitano ancora i brividi, i palpiti, le intuizioni, l’anima insomma.

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