Italia a secco: acqua, risparmio e lotta agli sprechi, agire in fretta

Carlo Petrini su “La Stampa” del 31 gennaio ha lanciato un allarme (“Italia a secco”) sul rischio che, come avvertivano le Nazioni Unite l’anno scorso, la crisi idrica possa diventare come “la prossima pandemia mondiale per la quale non esistono vaccini”. Bisogna agire in fretta perché il mutamento climatico incombe.

(Riprendiamo da “Strisciarossa” questo commento di Ugo Leone. Segui le tematiche legate all’acqua sulla nostra testata specializzata “il Pianeta azzurro”)

Certo, morire di sete in un pianeta che per tre quarti è costituito di acqua sembra assurdo. In realtà non lo è se si tiene conto che l’enorme quantità di acqua che circonda le terre emerse è costituita per il 97 per cento da mari ed oceani e solo per il restante 3 per cento da acqua definita potabile. Ma, in verità lo è assurdo, se si considera che quel poco in percentuale che costituisce l’acqua potabile è, in termini assoluti, una quantità enorme che si ricostituisce ogni anno tramite il ciclo dell’acqua.

In Italia c’è forte divario tra Nord e Sud

Il problema è che le difficoltà, peraltro crescenti, sono da affrontare in molti non facili modi: mutamento climatico, sprechi alimentari, sprechi nella distribuzione. Questo è un tema che ho già trattato in una precedente occasione, il 17 maggio 2022, su “Strisciarossa” (“Se anche l’acqua diventa un affare e scatena i ‘cacciatori di iceberg’”). Ora qui, sollecitato dalla lettura di Petrini vorrei soffermarmi soprattutto sull’Italia che è un Paese abbastanza ben dotato, per natura, anche se con le storiche diseguaglianze tra Nord e Sud. Diseguaglianze, peraltro, nel determinare le quali proprio l’acqua ha svolto un ruolo di non secondaria importanza. Basta pensare alla pianura padana nella quale Po e affluenti hanno costituito una formidabile fonte di ricchezza per agricoltura, allevamento, prodotti derivati dell’una e dell’altro, e reinvestimento dei profitti economici in altri settori. Dall’altra parte basta pensare alla sitibonda Apulia nella quale si trova, nel foggiano, la più ampia pianura meridionale quasi del tutto a secco.

Poi le dighe, gli acquedotti, l’irrigazione hanno consentito anche qui e nel resto del Mezzogiorno lo sviluppo di un’agricoltura più florida, ma nei secoli precedenti anche così si erano andate formando le radici per una “questione meridionale”,

La forte influenza del mutamento climatico

Comunque, venendo ad oggi, il rischio paventato da Petrini non è remoto e, per certi versi, già bisogna fare i conti con un andamento naturale che arriva sino a stravolgere le caratteristiche climatiche impoverendo la disponibilità di acqua. Il mutamento climatico in atto ne è certamente una causa: con assenza di pioggia per periodi di inconsueta lunghezza e con ricorrenti “bombe d’acqua” che finiscono col fare più danni che bene.

Ma è anche vero che il problema non si può affrontare solo sperando che cada acqua dal cielo; che ne cada in abbondanza riempendone i fiumi ma senza superare i livelli di sicurezza; e ne cada regolarmente senza far danno. Ormai si sa che questa è una speranza che si può considerare vana. Prenderne atto significa impegnarsi su altri versanti. Che sono il risparmio e la lotta agli sprechi.

Se l’agricoltura e l’allevamento del bestiame sono i maggiori consumatori di acqua, questi sono due settori economici nei quali si può e si deve intervenire nel campo del risparmio. Che significa anche intervenire sulla alimentazione.

Agire su agricoltura e allevamenti

Se il fisiologo statunitense Ancel Keys ha scoperto, studiato e diffuso i vantaggi della dieta mediterranea inserita dall’Unesco tra i patrimoni culturali immateriali dell’Umanità; se avendo scoperto e studiato nel Cilento la diffusione degli alimenti che la compongono, si è trasferito in questa splendida terra e ha campato sino a 102 anni; se questa dieta è in gran parte costituita da prodotti di un’agricoltura non eccessivamente idrovora; se nella dieta interviene un consumo di carni fornite da animali per la cui crescita non è necessario consumare grandi quantità di acqua per alimentarli; se tutto questo ha un senso, questo è un settore nel quale il risparmio di acqua può avere un peso di considerevole importanza realizzabile anche incentivando la riconversione di agricoltori e allevatori verso settori e animali meno idrovori. Con effetti ancora più importanti anche sulla salute dei consumatori.

Né meno importante è il fronte degli sprechi che avvengono non solo e non tanto nei consumi domestici per i quali una letteratura un po’ terra terra disquisisce sul modo in cui tenere il rubinetto aperto nel lavarsi i denti; se sia preferibile il bagno o la doccia; se sia il caso di premere lo sciacquone ad ogni consumo corporale…

Il problema è molto più grave se si pensa che il 30/40 per cento dell’acqua che gli acquedotti portano nelle nostre case e dovunque altro la distribuiscono si perde per strada.

La rete idrica è piena di buchi

In un rapporto dell’ISTAT su “Utilizzo e qualità della risorsa idrica in Italia“ particolare attenzione è posta al problema delle perdite idriche nelle reti comunali di distribuzione dell’acqua potabile lungo tutto il territorio nazionale valutate in oltre il 40 per cento dell’acqua immessa negli acquedotti. Insomma, per intenderci, nei 500mila chilometri della rete acquedottistica si sprecano ogni anno oltre tre miliardi di metri cubi di acqua, Sapendo che un metro cubo equivale a mille litri il calcolo è facile: si tratta di tanta acqua quanta ne occorrerebbe per soddisfare le esigenze di 40milioni di persone.

Dunque? Se, al momento e ancora per qualche decennio, non è pensabile un riequilibrio climatico come era quello precedente lo sconquasso dei mutamenti in corso, bisogna intervenire drasticamente su risparmio e lotta agli sprechi.

Il risparmio può essere ottenuto soprattutto con una campagna di informazione sulla corretta alimentazione e sui più corretti modi di realizzare agricoltura e allevamento per supportarla.

La lotta agli sprechi, invece, richiede tempi più lunghi e più soldi da investire. Ma poiché pare che in Italia l’ultimo problema sia quello della disponibilità di danaro da investire, magari qualche miliardo di euro del PNRR (Piano nazionale ripresa e resilienza) potrebbe esser utilizzato per risanare (cioè rifare, non tamponare falle) le condotte che trasportano l‘acqua.

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UGO LEONE
UGO LEONE
Già professore ordinario di politica dell'ambiente presso la Facoltà di Scienze politiche dell'Università di Napoli "Federico II". I suoi interessi scientifici e i contenuti delle sue pubblicazioni sono incentrati prevalentemente sui problemi dell'ambiente e del Mezzogiorno. E' autore di numerosi volumi e editorialista dell'edizione napoletana del quotidiano "la Repubblica". Per molti anni è stato presidente del Parco nazionale de Vesuvio.

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Già professore ordinario di politica dell'ambiente presso la Facoltà di Scienze politiche dell'Università di Napoli "Federico II". I suoi interessi scientifici e i contenuti delle sue pubblicazioni sono incentrati prevalentemente sui problemi dell'ambiente e del Mezzogiorno. E' autore di numerosi volumi e editorialista dell'edizione napoletana del quotidiano "la Repubblica". Per molti anni è stato presidente del Parco nazionale de Vesuvio.

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