La storia prende il treno. Un affascinante viaggio sui binari, tra incidenti e rapine, amori e film
Tempo di lettura: 2 minuti
La storia prende il treno
Sophie Dubois-Collet
Traduzione di Enrico Pandiani
Storia
Add Torino, 2021 (orig. 2019)
Pag. 247, euro 16

Strade ferrate. Da un paio di secoli. All’inizio del XIX secolo la Francia è ancora un Paese sostanzialmente rurale. Come l’Italia (poi ancora per molto tempo). Se ci si muove dal proprio posto, si viaggia su diligenze poco confortevoli o su carrozze postali (ben lo sperimenta Leopardi), che sono i mezzi di trasporto più veloci. Nel 1830 questi veicoli permettono di compiere la distanza Parigi-Bordeaux (quasi seicento chilometri) in quarantacinque ore. In Inghilterra, invece, il treno ha già permesso di ridurre i tempi: dal 1804 è già attiva nel Galles una prima locomotiva a vapore. In Francia occorre attendere decenni e, inoltre, per altri decenni le vetture con trazione animale coesistono con le poche linee ferroviarie.
In territorio (ora) italiano s’inizia con la Napoli-Portici, dieci minuti per 7,64 chilometri a doppio binario da corso Garibaldi alle pendici del Vesuvio, inaugurata il 3 ottobre 1839 da Ferdinando II, re delle Due Sicilie, sotto la supervisione del progettista, un ingegnere francese, con locomotive ovviamente inglesi: nei successivi quaranta giorni vi saliranno circa 85.000 passeggeri, più per curiosità che per necessità.
Dubois-Collet, colta studiosa francese, ha opportunamente deciso di narrarci con garbo di viaggi e binari, di re regine presidenti papi, di incidenti e rapine, di amori e film, attraverso la minuziosa cronaca di quarantatré vere avventure, brevi e brevissimi capitoli incentrati su storie di treni negli ultimi due secoli in varie parti del mondo. Dalle Indie alla Russia, dagli Stati Uniti al Sudafrica, dal deragliamento del 1865 con a bordo Charles Dickens e compagna all’assalto al treno della Kansas Pacific da parte della banda di Jesse James, dall’Orient-Express al Train Bleu.
La giovane giornalista Sophie Dubois-Collet, dopo aver scritto su “portafortuna” certificati fra i luoghi di regioni francesi, in procinto di affrontare storicamente il mare dopo il treno, riesce a informare e divertire con svariate memorie ferroviarie. Forse non esiste invenzione umana che abbia trasformato il paesaggio rurale e urbano quanto il treno.
Due secoli fa prevalsero meraviglia e perplessità, pochi furono capaci di prevedere l’invasione futura; eppure, già i primi vagoni per trasportare il carbone delle miniere (tirati da cavalli) mettevano paura ma inducevano a salire per provare la novità. Poi nel corso dell’Ottocento le carrozze conquistarono terreno e si trasformarono in appartamenti poveri o lussuosi, casseforti, armi, uffici mobili, oggetti d’arte, sedi di trattative militari.
A vapore o elettrici, i treni hanno segnato e modificato la Storia contemporanea e per molto tempo ancora ne tracceranno la strada. Hanno trasportato o deportato masse indistinte (ben più che celebri personalità) e miliardi di tonnellate di merci e tanto impattato su quasi ogni paesaggio, pure metropolitano e architettonico; enormemente anche sulle arti visive, dalla scrittura al cinema, dalla pittura alla fotografia; contrassegnati da minuscole o imponenti stazioni dall’inizio alle tappe e alla fine.
Il volume è pieno di riferimenti multimediali e interdisciplinari, non vuole essere un saggio scientifico, né sceglie una lineare cronologia, piuttosto si tratta di una affascinante carrellata di ricordi, aneddoti, sceneggiature ed episodi memorabili, alcuni (non tutti) in parte entrati nell’immaginario collettivo dei viaggiatori contemporanei.
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- Valerio Calzolaio
- Valerio Calzolaio, giornalista e saggista, è stato deputato (1992-2006) e sottosegretario all’Ambiente (1996-2001). Ha pubblicato numerosi libri sul tema della migrazioni e dei profughi ambientali.
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