Natura e foreste, il fattore chiave da non dimenticare
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Hanno radici antiche (le Regie patenti di re Carlo Felice istituiscono l’amministrazione per la custodia dei boschi nel 1822), un passato come Corpo forestale, un presente tra le unità forestali, ambientali e agroalimentari dell’Arma dei Carabinieri (CUFAA): sono i forestali italiani e in particolare il loro Raggruppamento Biodiversità (rgpbio.it), che con grande impegno ha dato vita a una serie di conferenze internazionali.

La prima è nata con un focus sull’educazione ambientale e una produttiva collaborazione con WEEC Network (che sta continuando, ad esempio, nel progetto Life “TraiN2K”), sono poi seguite altre conferenze dopo “Nature in Mind” (2022), che aveva visto gli organizzatori essere ricevuti dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella al Quirinale e in Vaticano da papa Francesco.
Sono poi arrivate nel 2023 “The Forest Factor”, nel 2024 “The Forest City” e nel 2025 “Old-Growth Forests and Ancient Trees”, tutte conferenze che oltre agli aspetti di conservazione della natura hanno sempre dato spazio all’informazione, alla formazione e all’educazione come agenti di cambiamenti e di apprendimento “trasformativo”.
Gli atti delle prime due conferenze (curati da Mario Salomone) sono stati pubblicati dal Raggruppamento Biodiversità, con la collaborazione editoriale della rete WEEC.
Gli atti sono scaricabili gratuitamente dal nostro Ecostore, in italiano o in inglese che formano insieme un volume di 389 pagine di grande formato.
Riportiamo l’introduzione di Mario Salomone al volume, che è aperto, tra gli altri, dai discorsi di Sergio Mattarella e di papa Francesco.
Voci da tutto il mondo per confrontarsi sugli scenari della “policrisi” con la natura e la biodiversità al centro
Questo volume raccoglie un’ampia selezione degli interventi tenuti da rappresentanti delle istituzioni ed esperti in due grandi conferenze internazionali promosso dall’Arma dei Carabinieri e a cura del Raggruppamento Biodiversità del CUFA, il Comando dell’Arma dedicato alla tutela delle foreste, dell’ambiente e della sicurezza agroalimentare: “The Forest Factor” (Roma, 6 e 7 giugno 2023) e “Nature in Mind” (Roma, 19 e 20 maggio 2022).

In comune, le due conferenze hanno avuto la volontà di riunire voci da tutto il mondo e da numerosi settori e campi disciplinari e di confrontarsi con gli scenari che si prospettano alla luce della “policrisi” internazionale (climatica, ecologica, geopolitica, socioeconomica) e le strategie con cui si possono combattere.
Altro elemento di continuità è stata l’attenzione per la natura, la biodiversità, l’educazione, il ruolo della cultura e dei mass media nell’informare e nel formare competenze e sensibilità ambientale.
Nel caso di “The Forest Factor, più natura per combattere il cambiamento climatico”, l’obiettivo della conferenza era porre l’accento sulla protezione delle foreste, quale imprescindibile elemento nella lotta al cambiamento climatico, per la biodiversità, i cicli del carbonio, dell’acqua e dell’energia su scala planetaria, nonché per la vita degli esseri umani, che direttamente o indirettamente dipendono dai servizi ecosistemici regalati generosamente dalle foreste.
Il 2023 si è concluso con una serie di dati e di allarmi che hanno confermato, se ce ne fosse stato bisogno, l’importanza dei temi sollevati dalle due conferenze internazionali.
L’osservatorio di Mauna Loa (Hawaii) ha continuato a registrare un implacabile aumento della concentrazione di gas a effetto serra. La Noaa (la National Oceanic and Atmospheric Administration statunitense) ha assegnato al 2023 il poco invidiabile record di anno più caldo di sempre e l’emisfero boreale non si è ricoperto dell’abituale manto nevoso e il Segretario generale dell’Onu António Guterres ha rinnovato alla COP 28 il suo accorato appello a fare presto, perché l’anno più caldo di sempre ha significato feroci incendi e siccità mortali. Un dato, questo, confermato dal rapporto Global Drought Snapshot 2023 dell’United Nations Convention to Combat Desertification (Unccd): la siccità provocata dal riscaldamento globale aumenta gli incendi boschivi e (del 7,6%, con punte del 17%) la desertificazione, che a sua volta causa cambiamento climatico e siccità.
Foreste, clima e qualità della vita
Sempre il rapporto 2023 dell’UNCCD enumera i molteplici impatti dei fenomeni climatici estremi (siccità, tempeste, alluvioni) sulla vita di intere popolazioni, oltre che ecologici: migrazioni forzate, fame, malattie. A pagare lo scotto del degrado ambientale e del cambiamento climatico sono prima di tutto gli esseri umani e tra loro i più poveri e svantaggiati.
Quando si parla di foreste, dunque, bisogna tenere presenti insieme i due aspetti della questione: la reciprocità del rapporto tra impatto antropico e qualità della vita umana. Si tratta di un aspetto sul quale “The Forest Factor” ha puntato l’attenzione.
Da un lato, infatti, come ricorda l’ONU, le foreste sono “la migliore soluzione costi-benefici per combattere il cambiamento climatico”. Nelle foreste, infatti, sono immagazzinate 662 miliardi di tonnellate di carbonio (SOFO 2022). L’Obiettivo 15 dell’Agenda ONU 2030 (“Proteggere, ripristinare e favorire un uso sostenibile dell’ecosistema terrestre”) pone l’accento sul ruolo fondamentale svolto dalle foreste, da cui dipendono approssimativamente 1,6 miliardi di persone (inclusi circa 70 milioni di individui presso le popolazioni indigene) e che costituiscono l’habitat di oltre l’80 per cento di tutte le specie terrestri di piante, funghi e animali.
Un ruolo sottolineato anche dal rapporto dell’IPBES (8 luglio 2022): miliardi di persone, nei paesi sviluppati e in via di sviluppo, beneficiano quotidianamente dell’uso di specie selvatiche per cibo, energia, materiali, medicine, attività ricreative, ispirazione e molti altri contributi vitali al benessere umano.
Le foreste, insomma, sono la chiave di un futuro ecologico. Le aree protette, in particolare, sono fondamentali per le politiche di adattamento ai cambiamenti climatici, per la conservazione della biodiversità e il funzionamento degli ecosistemi. Esse offrono uno “spazio climatico” alle specie viventi, minacciato però in modo sproporzionato, colpendo soprattutto le foreste umide tropicali e subtropicali di latifoglie, praterie, savane e arbusti; foreste boreali e tundra:
La Dichiarazione forestale di Seoul esorta a condividere e integrare la responsabilità per le foreste tra istituzioni, settori e parti interessate, sottolineando che le foreste trascendono i confini politici, sociali e ambientali e sono vitali per la biodiversità e i cicli del carbonio, dell’acqua e dell’energia su scala planetaria.
Sulle foreste incombono però varie minacce: dal consumo di suolo, agli incendi, all’impatto del riscaldamento globale e allo sfruttamento alimentato dalla brama di profitto.
Secondo il rapporto IPBES 2022:
• più del 25% delle le foreste del mondo sono soggette a tagli illegali;
• circa il 20% delle foreste tropicali del mondo (3,9 milioni di km²) sono attualmente soggette a utilizzazione selettiva;
• il 12% delle specie arboree selvatiche subiscono una gestione forestale non sostenibile.
Oltre all’impatto indiretto del cambiamento climatico, questi fattori, insieme agli incendi boschivi e al traffico di specie protette, costituiscono una seria minaccia per le foreste e la biodiversità.
Il Dipartimento per gli affari economici e sociali dell’Onu, ad esempio, propone di «Rafforzare le forze dell’ordine e la governance nel settore forestale, anche attraverso il rafforzamento delle autorità forestali nazionali e delle misure per combattere il disboscamento illegale e il commercio illegale di specie selvatiche» e il XV World Forestry Congress (Seul, 2-6 maggio 2022) afferma che «Gli investimenti nel ripristino delle foreste e del paesaggio a livello globale devono essere almeno triplicati entro il 2030 per attuare gli impegni globali e raggiungere gli obiettivi e i traguardi concordati a livello internazionale».
Un cambiamento “trasformativo”: ricerca, partecipazione, informazione, educazione e formazione quali fattori di protezione
In prima fila nella difesa delle foreste ci sono, ovviamente, le comunità e in particolare i popoli indigeni, che dipendono più di chiunque altro dai servizi ecosistemici della natura selvatica e che più di chiunque altro hanno le conoscenze adatte a un rapporto ecosostenibile con esse.
Ma la sfida della protezione e dell’incremento del manto forestale (come elemento fondamentale di un impegno globale per l’ambiente e il clima) richiede anche una generale consapevolizza e una più larga partecipazione da parte di tutti.
Occorre dare più forza alla voce dei giovani (la cui azione è fondamentale per “costruire un futuro verde, sano e resiliente con le foreste”, come afferma lo “Youth Call for Action” del già citato XV World Forestry Congress). Ma è tutta l’opinione pubblica internazionale che deve avere piena consapevolezza dell’importante ruolo che le foreste assolvono nel contenimento del cambiamento climatico nonché per la tutela della vita umana e delle tante specie che da esse dipendono.
Questo impegno comune (la “agency” umana) chiama in causa diversi livelli che sono culturali prima che di scelte politiche ed economiche:
1. L’allontanamento da comportamenti business-as-usual e l’apertura verso nuovi percorsi richiedono di concentrarsi sulle cause alla radice dei problemi globali e sulle relazioni tra le dimensioni di cambiamento (ad es. organizzazioni, mercati, tecnologie, relazioni di potere e sociali e idee). La conoscenza gioca in questo un ruolo chiave, sia come driver sia come indicatore del cambiamento (FAO, Transformational change to reduce deforestation and climate change impacts, 2021). Per la ricerca scientifica e per i processi di apprendimento degli individui, delle organizzazioni e dell’intera società si tratta di un cambiamento culturale, di una conversione al pensiero complesso e a un paradigma olistico e non lineare, nonché la messa in discussione dello stesso nesso relazionale tra “bosco” e ricercatore.
2. La sfida di rafforzare la difesa delle foreste esistenti e di ampliarne la superficie passa attraverso i sistemi educativi, che devono assicurare un’adeguata competenza di chi opera nel campo forestale nonché una generale attività di sensibilizzazione.
L’educazione al clima e alle foreste in ambito formale (scuole e università) sarà efficace se porterà nuove sfide, nuovi metodi, nuovi contesti. Da un lato si tratta di sviluppare la capacità di corpi forestali, parchi, centri e strutture educative forestali di svolgere una attività educativa in collaborazione e a beneficio dell’educazione formale e nei confronti della popolazione in generale, in tutte le età della vita (Lifelong learning), e di creare o consolidare rapporti tra operatori “sul campo” e insegnanti quali loro alleati-referenti tramite attività comuni, incontri, azioni di “ascolto”, dall’altra si tratta di rafforzare la presenza della natura e dell’educazione “outdoor” nelle aule scolastiche e universitarie.
3. Infine, spetta agli operatori dei mass media e dell’industria culturale di elaborare nuovi modelli di comunicazione, capaci di portare le foreste al centro dell’interesse e dell’attenzione.
“Nature in Mind”: lavorare insieme a una cultura dell’ambiente
Il tema del “cambiamento trasformativo” ci porta alla conferenza internazionale del 2022 “Nature in Mind. Una nuova cultura della natura per la tutela della biodiversità. L’educazione formale, non formale e informale di fronte alla complessità del mondo naturale”, che di “The Forest Factor” è premessa e complemento.
Come la conferenza del 2023, “Nature in Mind” è stata il frutto di un lungo lavoro preparatorio e di un grande sforzo organizzativo. Più di 80 tra relatori e moderatori dai cinque continenti, quasi venti ore di diretta streaming (sul canale YouTube dell’Arma dei Carabinieri), centinaia di iscritti (molti dei quali hanno dovuto seguire a distanza per esaurimento dei posti disponibili), migliaia di partecipanti a distanza e di visualizzazioni della diretta web anche nelle settimane successive, vasta eco sui mezzi di informazione nazionali: questi alcuni dei numeri del convegno, che celebrava anche il trentesimo anniversario dalla firma della Convenzione sulla diversità biologica.
Lo sforzo era stato premiato anche da due interventi di alto livello: la vigilia aveva visto l’incontro al Palazzo del Quirinale di una piccola delegazione degli organizzatori con il Presidente della Repubblica italiana Sergio Mattarella.Ecologia integrale e cultura ambientale come condizione di futuro sono state al centro del discorso che Sergio Mattarella ha rivolto ai presenti.
Il sabato successivo organizzatori e relatori hanno salito gli scaloni dei Palazzi vaticani per incontrare Papa Francesco. Dal pontefice è venuto l’invito a promuovere nuovi paradigmi pedagogici nei processi educativi: «Ogni misura sarà inefficace – ha detto tra l’altro il Papa – se non coadiuvata e sostenuta da un processo educativo che favorisca la cura e la protezione della nostra casa comune».
Il bilancio più che positivo della conferenza deriva, innanzitutto, dalla capacità che gli organizzatori hanno dimostrato di riunire rappresentanti di vari ambiti (scuola, università, organizzazioni internazionali, governi e istituzioni, amministrazioni locali, Terzo settore, giornalisti della carta stampata e radiotelevisivi) in un confronto interdisciplinare e intersettoriale sulla complessità del mondo naturale e soprattutto su come lavorare insieme a un cultura dell’ambiente come unica possibilità per un futuro migliore.
Raramente, infatti, si è visto riunire un arco così ampio di figure istituzionali, insieme a tanti scienziati e ricercatori, docenti universitari, giornalisti, esponenti religiosi, attivisti ambientali di ogni continente.
Quattro centralità
Sono almeno quattro le centralità emerse nel corso dei due giorni di “Nature in Mind”:
1. È un evento, non scontato, che natura, biodiversità, educazione e educazione ambientale siano messe al centro del discorso pubblico e che ne discutano persone di un arco così ampio di appartenenze e di provenienze, istituzionali, culturali, sociali, disciplinari e geografiche. La natura è emersa come un “oggetto politico” (Lucie Sauvé), la nostra grande “polis”. La natura è la “città” che abitiamo (la nostra casa comune,”oikos”) e ciò richiede eco-cittadinanza e eco-civismo, cioè cittadini attivi, consapevoli, responsabili, grazie a una educazione che attraverso un apprendimento “trasformativo” metta tutti in grado di esserlo pienamente. La natura, insomma, è una questione di democrazia (David Orr).
E c’è la natura come vita e biodiversità, ovviamente, come materia di ricerca scientifica e fondamentale destinataria di politiche di conservazione e rigenerazione, una natura di cui ci hanno parlato le maggiori istituzioni internazionali, come la CBD, l’IUCN, l’UNESCO, l’IPBES, dandoci dati allarmanti: crescita esponenziale di estinzione, decrescita esponenziale di popolazioni animali.
La natura ogni tanto appare nell’agenda dei mass media, ma poi rapidamente scompare, cancellata da notizie molto meno rilevanti per il pianeta e per la vita dell’umanità, ma ritenute più “notiziabili”.
Il nesso educazione e natura diventa così anche un discorso di ecologia sociale e ecologia politica.
2. Si arriva così alla centralità dell’educazione, formale, non formale e informale, e quindi alla necessità della rigenerazione dell’apprendimento, dei suoi modelli e dei luoghi in cui l’apprendimento formale avviene. L’educazione ambientale è la bussola di questa rigenerazione: in un’epoca di ulteriore e grande accelerazione, di crescente complessità, di nuove relazioni, anche l’educazione è “in transizione”.
3. La terza centralità è la centralità del camminare insieme, della comunità come comunità educante. Un noto proverbio africano – ripreso anche da Papa Francesco e ricordato nel suo intervento da monsignor Zani (segretario del Dicastero per l’educazione cattolica) – dice che “per educare un bambino serve un intero villaggio”. Ma dobbiamo costruirlo, questo villaggio, come condizione per educare, ribadisce Papa Francesco sulla scia dell’enciclica “Laudato Si’”, per collaborare tutti insieme a custodire la nostra casa comune.
La grande diversità di continenti, di culture e di appartenenze ha fatto di “Nature in Mind” un importante evento di contaminazione, di rafforzamento di relazioni esistenti e di attivazione di nuovi rapporti, di mescolanza di linguaggi, di dialogo. È tutta la comunità, a scale sempre maggiori dal villaggio e del quartiere al pianeta intero, che si educa e che educa.
4. Arriviamo così alla quarta centralità: la centralità delle istituzioni. Lo Stato, con i suoi servizi, le sue strutture e le sue molte articolazioni, è un patrimonio collettivo, un bene di tutti. Il convegno non sarebbe stato possibile senza la competenza, l’autorevolezza e l’impegno appassionato dei Carabinieri del CUFAA, con il Raggruppamento Biodiversità in prima fila e tutta l’Arma dei Carabinieri a spalleggiarli.
Che a loro volta non avrebbero potuto compiere il miracolo (mancato a tanti altri) senza un passato che nasce oltre duecento anni fa dalle Regie patenti di re Carlo Felice (istituzione dell’Amministrazione forestale per la custodia e la tutela dei boschi del Regno di Sardegna, 15 ottobre 1822) e un presente di corpo, autorevole e professionale, dello Stato italiano.
Il futuro come impresa comune, che si costruisce insieme, ha assoluto bisogno di un ruolo del potere pubblico e dell’azione delle istituzioni che agiscano, modernamente, come nel caso di “Nature in Mind”, con un approccio da democrazia avanzata, inclusiva e partecipata, interpretando al meglio lo spirito della Costituzione della Repubblica italiana che negli articoli 9 e 41 assegna rilevanza costituzionale all’ambiente, alla biodiversità e ai diritti delle future generazioni.
Ma il discorso vale, naturalmente, per ogni istituzione e per ogni governo.
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- MARIO SALOMONE
- Sociologo dell'ambiente, giornalista e scrittore, Mario Salomone dirige ".eco" dalla fondazione (1989), è autore di saggi, romanzi e racconti e di numerosi articoli su quotidiani e riviste. Già professore aggregato all'Università di Bergamo, è Segretario generale della rete mondiale di educazione ambientale WEEC, che realizza ogni due anni i congressi del settore.
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