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Norimberga: il processo all’uomo qualunque

| FRANCESCO INGRAVALLE

Tempo di lettura: 6 minuti

Norimberga: il processo all’uomo qualunque
Il film Norimberga ricostruisce la nascita del primo tribunale penale internazionale attraverso il confronto tra Hermann Göring e lo psichiatra Douglas Kelley, incaricato di valutarne la sanità mentale. Al centro non c’è solo il processo ai vertici nazisti, ma una domanda più inquietante: quanto il male sia radicato in tratti psicologici ordinari e condivisi. Una riflessione che supera il caso tedesco e interroga le società moderne nel loro insieme.

Il film è stato realizzato tra febbraio e maggio del 2024 ed è stato presentato in anteprima al Toronto International Film Festival nel settembre 2025. Solo in Italia il film ha incassato già quasi cinque milioni di euro.

Norimberga

Regia di James Vandebilt (2025).

Interpreti: Russel Crowe (Hermann Göring) Rami Malek (dottor Douglas Kelley), Michael Shannon (Robert Houghwout Jackson), Richard E. Grant (David Maxwell Fyfe), Usa. 

Cataste di corpi ridotti a pelle e ossa, spostati da buldozer, all’interno dei recinti dei lager: sei milioni di ebrei, oltre a oppositori del regime e esponenti dell’etnia Rom.
L’esito delle leggi razziali del 1935.
Ventidue prigionieri responsabili di queste morti senza nome.
La guerra – la più sanguinosa (tra i 60 e i 70 milioni di morti) – che si è appena conclusa.
Sullo sfondo, appena evocati, i bombardamenti atomici statunitensi di Hiroshima e Nagasaki (6 e 9 agosto 1945) – 140.000 vittime a Hiroshima, 74.000 a Nagasaki.

Il problema di come giudicare i crimini di guerra

Al di là dei fatti, il problema è come istituire un tribunale internazionale per accusare di crimini di guerra i vertici nazionalsocialisti; ne discute con la sua segretaria il giudice associato Robert Jackson: non esistono precedenti internazionali, in merito. Ma è chiaro che la vittoria militare sul Terzo Reich è l’occasione per creare un precedente. Il diritto non può fare altro che appoggiarsi al fatto; il giudice Jackson cerca, quindi, l’appoggio del papa (ben consapevole dell’atteggiamento ambiguo della Chiesa Cattolica nella Germania del Terzo Reich), per conferire quel significato universale al tribunale che la mera vittoria militare non gli può conferire. Formalmente, infatti, il papa è al di sopra delle parti e il suo prestigio è internazionale, tale da allontanare il sospetto che il tribunale internazionale sia una mera riedizione del classico vae victis (“guai ai vinti”). Che i diritti umani possano essere portati dalla mera vittoria militare è ancora, a quel tempo, un’idea non ammissibile.

Nessuno degli accusati ammette le proprie responsabilità, men che meno il Reichsmarschall Hermann Göring, ex secondo in comando di Hitler, che, il 7 maggio 1945 si è arreso con la sua famiglia in Austria alle forze alleate. Per valutare la salute mentale di ventidue leader nazionalsocialisti viene convocato lo psichiatra Douglas McGlashan Kelley, membro dell’intelligence dell’esercito statunitense. Iniziano, così, i suoi colloqui con Göring; fin dalle prime battute, Göring gli appare come un esempio perfetto di narcisista, con un enorme senso di sé, un bisogno debordante di ammirazione e una totale mancanza di empatia che lo porta a intrattenere relazioni sempre superficiali e meramente strumentali.

Jackson e l’avvocato inglese sir David Maxwell Fyfe sono nominati procuratori per l’appena istituito tribunale internazionale di Norimberga che accusa i prigionieri di crimini contro la pace, di crimini di guerra, di crimini contro l’umanità e di cospirazione. Ma i nazionalsocialisti non sono arrivati al potere con un colpo di Stato, bensì con la maggioranza dei voti; una maggioranza, dunque, si identificava con il programma del partito nazionalsocialista, ben noto prima delle leggi razziali del 1935 e prima della “notte dei cristalli” del 1938. Fino a che punto i leader nazisti sono, quindi, una minoranza deviante che si è imposta alla maggioranza dei tedeschi?

Il nazismo, una vicenda non solo tedesca

Göring si ostina a dichiararsi estraneo ai crimini commessi nei campi di concentramento, sottilizza sulla traduzione di “soluzione completa” del “problema ebraico” come soluzione finale; ma Fyfe documenta la sua costante presenza al vertice del governo e lo spinge ad ammettere le sue responsabilità. Si instaura un rapporto fra il prigioniero e lo psichiatra tale che quest’ultimo, in cambio dell’aiuto fornitogli da Göring nell’interrogare il vice di Hitler, Rudolf Hess, accetta di portare le lettere che Göring stesso scrive alla moglie Emmy e alla figlia Edda (nome rievocativo). Ma quando Göring nega le azioni compiute dai nazionalsocialisti nei campi di concentramento o le paragona alle azioni belliche degli Alleati ne è così sconvolto da ubriacarsi e riferire a una giornalista del “Boston Globe” le proprie conversazioni con Göring. 

Il dottor Kelley si chiede: quanti hanno attitudini comportamentali simili a quelle di Göring negli Usa stessi, pur non essendo né tedeschi né nazionalsocialisti?
La domanda implica una diagnosi precisa in merito al nazionalsocialismo: non si tratta di una vicenda esclusivamente tedesca. Del resto, era noto, e non soltanto al dottor Kelley, la presa che il nazionalsocialismo tedesco (e il fascismo italiano) aveva avuto sulle opinioni pubbliche europee.

Abbiamo, infatti, un nazionalsocialismo ungherese (le “Croci frecciate” di Ferenc Szalasi), un nazionalsocialismo rumeno (la “Guardia di Ferro di Corneliu Zelea Codreanu), un certo numero di movimenti fascistizzanti nella Francia della Terza Repubblica, un nazionalsocialismo austriaco, un Fascist Movement in Inghilterra (con sir Oswald Mosley), un nazionalsocialismo norvegese con l’Unione Nazionale di Vidkun Quisling. Le opinioni pubbliche europee si erano, così, divise in due.

Non mancavano i simpatizzanti nazionalsocialisti nemmeno negli Stati uniti d’America negli anni Trenta. Non si tratta, però, soltanto di questo. Nel 1944 Max Horkheimer e Theodor Wiesengrund Adorno, nella Dialettica dell’Illuminismo, si pongono, infatti, la domanda: “Perché l’umanità, invece di entrare in uno stato veramente umano, sprofonda in un nuovo genere di barbarie?” (Dialettica dell’Illuminismo, tr. it. di Lionello Vinci, Einaudi, Torino, 1966, rist. 1974, p. 3). Una domanda che riguarda anche le potenze vincitrici. Perché le potenze vincitrici sono tutte potenze industriali, incarnazioni del progresso illuministico; e l’Illuminismo è totalitario, non meno del mito mobilitante con il quale esso si fonde nel nazionalsocialismo, secondo Horkheimer e Adorno.

È stata la “gente” a portare il nazionalsocialismo al potere, si è detto; lo ricorda, ironicamente, Göring all’avvocato Fyfe che lo interroga. Con il 37,2 % dei voti nelle elezioni del luglio 1932 su un programma politico noto a tutti. Nelle elezioni del marzo 1933 il partito nazionalsocialista ottenne il 43,9% dei voti. Perché?

Il sorgere della personalità autoritaria

Ancora nel 1949, nel tentativo di risolvere l’enigma dell’ascesa del nazionalsocialismo (e del fascismo) gli estensori di La personalità autoritaria segnalano come decisivo “il sorgere di una specie ‘antropologica’ che chiamiamo il tipo autoritario di uomo” (T. W. Adorno, E. Frenkel-Brunswik, D.J. Levinson, R. Nevitt Sanford, La personalità autoritaria, tr. it. P. Greco, Milano, 2016, p. 7).

Lo descrive così Max Horkheimer nella Prefazione: “È contemporaneamente illuminato e superstizioso, fiero del suo individualismo e costantemente timoroso di non essere come tutti gli altri, geloso della sua indipendenza e incline a sottomettersi al potere e all’autorità.” (T.W. Adorno, E. Frenkel-Brunswik, D. J. Levinson, R. Nevitt Sanford, La personalità autoritaria, cit., p. 7). Un ritratto che calza a pennello a Göring, magistralmente interpretato da Russel Crowe. Göring rivendica la propria fedeltà a Hitler, anche di fronte alle immagini dei massacri nei campi di concentramento, non compie alcun passo indietro. Come politico, egli sa che sarebbe del tutto inutile, perché è nelle mani dei suoi nemici.

Più complessa la posizione del dottor Kelley che, pur essendo un militare, non è un politico, ma un medico psichiatra (eccellentemente interpretato da Rami Malek), interessato a far emergere la psicologia di Göring, a inserirla nel complesso meccanismo processuale che si svolge nel clima fosco della guerra appena conclusasi e a portare alla conoscenza del mondo il rischio immanente in tutte le società industrializzate in un libro che pubblicherà nel 1947 (22 Cells in Nuremberg) ma che, al tempo della “guerra fredda”, non ebbe successo.

Di Göring ce ne sono tanti

Nelle ultime battute del film Kelley si mostra convinto che sia proprio il carattere comune, piuttosto ordinario, delle caratteristiche psicologiche di Göring a dover allarmare; Göring è un uomo come ce ne sono tanti, un narcisista radicale, un “uomo qualunque”. Ma è proprio questa tipologia umana a prosperare nelle società industriali e nel clima opaco della loro razionalità; una razionalità così descritta da Max Horkheimer nel 1947: “Alla ragione soggettiva interessa soprattutto il rapporto fra mezzi e fini, l’idoneità dei procedimenti adottati per raggiungere scopi che in genere si dànno per scontati e che si suppone si spieghino da sé. Essa non attribuisce molta importanza alla questione se in sé gli scopi siano ragionevoli.

Se si preoccupa dei fini (ammesso che lo faccia), dà per certo che anche essi siano “ragionevoli” in senso soggettivo, che cioè rispondano all’interesse del soggetto per l’autoconservazione: si tratti dell’autoconservazione dell’individuo singolo o di quella della comunità, dalla cui sopravvivenza quella dell’individuo dipende.” (Eclissi della ragione, tr. it. Einaudi, Torino, 1974, p. 11). Ecco una eccellente “radiografia” della razionalità comune ai vincitori e ai vinti e la ragione dei timori del dottor Kelley condivisi dagli studiosi che redassero La personalità autoritaria.


Scrive per noi

FRANCESCO INGRAVALLE
FRANCESCO INGRAVALLE
Francesco Ingravalle, già ricercatore di Storia delle istituzioni politiche presso l'Università del Piemonte Orientale, saggista e storico del pensiero e delle istituzioni politiche.