Piano B 3.0

Il modello basato sulla crescita illimitata e sull’uso incondizionato delle risorse non è più sostenibile. L’ambiente non riesce più a sopportarlo perché «mentre l’economia cresce a un ritmo esponenziale, le capacità naturali della Terra, come la sua possibilità di fornirci acqua dolce, prodotti provenienti dalle foreste e cibo dal mare, non possono essere incrementati». Parola di Lester Brown.
Dichiarato fallito il Piano A (business as usual), per evitare il collasso tra sistemi politici e naturali, è necessaria una via d’uscita, una strategia alternativa, il Piano B. Per attuarlo bisogna intraprendere diverse azioni contemporaneamente: eliminare la povertà, stabilizzare la popolazione mondiale intorno agli 8 miliardi di persone e ripristinare gli ecosistemi terrestri.
Come? In primis, facendo dire la verità ecologica al mercato, incorporando nei prezzi delle merci e delle materie prime i costi relativi agli squilibri ambientali dati dalla produzione e dal consumo di determinati beni.
Secondo il fondatore del World Watch Institute uno dei migliori esempi dell’enorme «flop» del mercato si riscontra negli Usa, dove il prezzo della benzina alla metà del 2007 era di circa 0,8 dollari al litro. La cifra comprende il costo di ricerca, estrazione, raffinazione e distribuzione alle stazioni di servizio, mentre ne omette altri. «Non si tiene conto – scrive Brown – del costo dei cambiamenti climatici, dei sussidi governativi alle industrie petrolifere sotto forma di sgravi fiscali allo sfruttamento del petrolio, del proliferare delle spese militari per garantire l’accesso alle fonti petrolifere nell’instabile situazione politica del Medio Oriente, dei costi sanitari per la cura delle malattie respiratorie causate dall’inquinamento atmosferico».
Se a questi, pari da soli a circa 3 dollari al litro, aggiungessimo il costo attuale della benzina, il prezzo finale per gli automobilisti si aggirerebbe intorno ai 6 dollari al litro. «Usare la benzina è in verità molto costoso, ma il mercato, affermandone la convenienza, distorce in maniera grossolana la struttura dell’economia».
Attuare il Piano B, significa, inoltre, aumentare l’efficienza energetica e sfruttare al meglio le fonti di energia rinnovabile (in primis quella eolica); tagliare le emissioni di anidride carbonica dell’80 per cento entro il 2020; dotarsi di un sistema dei trasporti differenziato, convertendo i parchi auto circolanti in macchine ibride; riusare e riciclare gli scarti in modo efficiente.
Utopia? No, secondo Lester Brown, dato che «gli interventi del Piano B prevedono l’utilizzo di tecnologie alternative già presenti sul mercato», alcune delle quali potrebbero «essere combinate tra loro per giungere a risultati del tutto innovativi».
Per farlo, però, «abbiamo bisogno di leader politici […] che comprendano la relazione tra l’economia e i suoi meccanismi di conservazione ambientale e […] di economisti in grado di pensare come ecologisti». Figure, purtroppo, ancor rare.
Così come diventa fondamentale attuare il piano nel più breve tempo possibile, tenendo ben presente che il rischio non riguarda solo l’ambiente, ma la sopravvivenza stessa della nostra civiltà.
L’imperativo è “mobilitarsi”. Tutti possiamo fare qualcosa.

 

Marika Frontino

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