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Carlo Petrini: “Chi semina utopia raccoglie realtà”

| Gianfranco Bologna

Tempo di lettura: 4 minuti

Carlo Petrini: “Chi semina utopia raccoglie realtà”
Petrini, un personaggio straordinario e un seminatore che ha dato vita a un’incredibile serie di iniziative. Il fondatore di Slow Food, scomparso il 21 maggio, ricordato da Gianfranco Bologna, presidente onorario della Comunità Scientifica WWF Italia, membro del Club of Rome e segretario generale della Fondazione Aurelio Peccei.

«Il 13 settembre del 2013 mi trovavo a Parigi per lavoro quando il telefono squillò. Numero sconosciuto, recitava lo smartphone. “Sono Papa Francesco”, attaccò il mio interlocutore e, tra l’incredulo e l’emozionato, iniziammo una conversazione che si chiuse con un abbraccio virtuale. Una settimana prima, gli avevo scritto una lettera in seguito al suo primo viaggio pastorale a Lampedusa in segno di solidarietà con i migranti della rotta mediterranea; mai però mi sarei immaginato di sentire la sua voce dall’altro capo del telefono. Parlammo di terra, di ecologia, di cibo, e di religione. Parlammo delle nostre nonne e della saggezza contadina piemontese. Ridemmo e ci promettemmo di incontrarci presto».

Così il caro amico Carlo Petrini, scomparso il 21 maggio a 76 anni nella sua Bra, scriveva nel libro, pubblicato nel 2020 dall’editore Giunti e da Slow Food, intitolato “Terra futura. Dialoghi con Papa Francesco sull’ecologia integrale”. E proprio “Terra Futura” fu il termine che decidemmo di utilizzare per una collana editoriale che Carlin (come tutti gli amici lo chiamavano con il suo nome in piemontese) mi disse che avrebbe voluto realizzare in onore di Aurelio Peccei, lo straordinario fondatore e presidente del Club di Roma, il think-tank internazionale che scatenò il grande dibattito mondiale sul futuro dell’umanità, sin dal primo famosissimo rapporto su “I limiti alla crescita” del 1972, curato da un team di studiosi del System Dynamics Group di una delle università più famose al mondo, il prestigioso MIT statunitense.

Il dispiacere per non aver conosciuto Aurelio Peccei

Il rapporto dimostrava l’impossibilità di proseguire nei successivi decenni nella crescita economica, materiale e quantitativa dell’umanità in un mondo dai limiti biogeofisici definiti.

peccei
Carlo Petrini era molto dispiaciuto di non aver conosciuto Aurelio Peccei (qui una foto di Peccei sulla copertina del libro che la nostra collana Effetto farfalla gli ha dedicato).

Carlin mi raccontò, sin dagli inizi della nostra amicizia, il suo profondo dispiacere per non aver mai conosciuto Aurelio Peccei, nonostante fossero entrambi piemontesi; una figura che invece io ho avuto la grande fortuna di avere come mentore per una decina di anni fino alla sua scomparsa che ha avuto luogo nel 1984.

Carlin ed io abbiamo così realizzato la collana con gli editori Giunti e Slow Food, proprio con il titolo dedicato a Peccei, “Terra futura. Biblioteca Aurelio Peccei”, nell’ambito della quale abbiamo pubblicato nel 2018 anche l’edizione italiana dell’ottimo rapporto Club di Roma “Come On ! Come fermare la distruzione del pianeta”, realizzato per l’anniversario dei 50 anni del Club di Roma, un testo ricco di analisi e proposte che tratteggiano un concreto possibile percorso verso la sostenibilità del nostro stare al mondo.

Carlin era un personaggio straordinario e il suo operato privilegiava il focalizzarsi sulla qualità umana e la sua possibilità di realizzazione concreta, seguendo proprio, non saprei quanto involontariamente, ciò che aveva scritto Aurelio Peccei nella sua autobiografia pubblicata nel 1976, non a caso intitolata “La qualità umana”: “Il problema sta nell’uomo, non al di fuori di lui; e così pure ogni possibile soluzione […] il fattore più importante da cui dipenderà il destino umano è la stessa qualità umana – beninteso, non solo la qualità di alcune élite, ma proprio la qualità media dei miliardi di uomini che popolano la Terra” (il libro edito originariamente da Mondadori nel 1976 e stato ristampato da Castelvecchi nel 2014).

Focalizzazione sulla qualità umana

E la sua focalizzazione sulla qualità umana lo ha condotto a dare vita a una serie incredibile di iniziative mirate a migliorare il rapporto tra gli esseri umani e il rapporto tra gli esseri umani e la natura. Carlo ha così creato e poi consolidato con la sua instancabile azione il grande movimento mondiale di Slow Food nel 1986, il grande evento internazionale “Terra Madre” dal 2004 e contestualmente, sempre in quell’anno, l’Università di Scienze Gastronomiche a Pollenzo, poi, dopo il lancio nel 2015 dell’Enciclica di Papa Francesco “Laudato sì” con l’allora vescovo di Rieti, Domenico Pompili, anche le Comunità Laudato si’.

Il filosofo specialista in estetica, Nicola Perullo, attuale rettore dell’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo, in occasione del funerale di Petrini, ha detto, ricordando una sua frase storica: “Chi semina utopia raccoglie realtà”. Ed è perfetta. Perché Carlo è stato, prima di tutto, un seminatore.

Molti lo ricordano come un grande gastronomo, un innovatore del cibo, dell’agricoltura, della produzione. Ma chi lo ha conosciuto davvero sa che Carlo non poteva essere rinchiuso in nessuna etichetta. La sua forza era la trasversalità. Sapeva parlare a tutti: dal contadino al papa, dal pescatore al re. E questa capacità nasceva dall’unione rara di due qualità: il carisma e la generosità. Il carisma era un dono naturale. La generosità, invece, era una scelta continua: la capacità di ascoltare, di accogliere idee, esperienze, persone. Carlo era un grande leader, ma anche una persona che sapeva imparare da chiunque, rielaborare tutto e restituirlo al mondo in modo nuovo.”

Un nuovo e rivoluzionario rapporto tra cibo, natura, comunità e giustizia sociale

Petrini è stato molto più del fondatore di Slow Food: è stato un costruttore di futuro, un visionario capace di anticipare i tempi e di dare forma concreta a un’idea rivoluzionaria di un nuovo rapporto tra cibo, natura, comunità e giustizia sociale.

Aveva una capacità rarissima: ogni incontro con lui generava idee nuove e anche quando ti trovavi a fare una chiacchierata amichevole potevi uscirne con uno sguardo diverso sul futuro. La sua grande intuizione di trasformare il cibo in una metafora potente con la fondazione di Slow Food non era una semplice contrapposizione al fast food, ma un autentico invito a rallentare, a riflettere sulle origini delle cose, sui processi produttivi, sui valori che tengono insieme le comunità. Un pensiero che ha messo al centro la biodiversità alimentare, agricola e zootecnica, salvando dall’oblio varietà locali di piante e razze animali, patrimoni culturali e naturali che il modello produttivista stava cancellando. 

Carlo ha restituito dignità a una biodiversità agroalimentare che stavamo perdendo, quella che racconta i territori, la storia delle comunità, le tradizioni. Si tratta di un lavoro straordinario, culturale prima ancora che agricolo. Sapeva tenere insieme mondi diversi, parlando con la stessa autorevolezza ai contadini, agli scienziati, ai leader internazionali.

Perdiamo tutte e tutti un personaggio di grande visione, capace di unire pensiero e azione, critica e proposta. Certamente un visionario, ma capace di costruire con caparbietà, passo dopo passo, alternative concrete a un mondo che difficilmente coltiva “la qualità umana” come dimostrano tutte le sue realizzazioni.

Con Carlo Petrini se ne va una voce libera, straordinaria. Resta però il solco profondo che ha tracciato: nelle comunità che ha fatto nascere, nelle idee che ha seminato, nel futuro che ha aiutato a immaginare.

Scrive per noi

Gianfranco Bologna
Gianfranco Bologna
Gianfranco Bologna, per molti anni direttore scientifico del WWF, è ora presidente onorario della comunità scientifica dell’associazione. È Segretario generale della Fondazione Aurelio Peccei e autore o curatore di numerosi studi e rapporti.