Il vuoto formativo del dopo-Covid

Il danno maggiore e duraturo del coronavirus sarà il vuoto formativo scaturito da una scuola malfunzionante, per giustificata paura da contagio, per ingiustificabile inefficienza organizzativa, per mancanza di una visione innovativa ed anticipatoria della didattica. La ripartenza deve invece fondarsi sulla cultura, motore di ogni trasformazione. Bisogna impegnarsi a immaginare un nuovo inizio: lanciamo un appello a intellettuali, studiosi, responsabili scientifici disseminati nelle varie istituzioni e sul territorio, politici, sindacalisti, e pensionati in buona salute perché diano il loro contributo.

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Stereotipi razzisti nei libri di testo

Ma gli insegnanti controllano i libri di testo che adottano? Un manuale di geografia per la scuola media associa la Campania alla camorra (e non stupiamoci se poi arrivano i terrapiattisti). Grave soprattutto per un insegnamento bistrattato e di cui avremmo più bisogno, specie per una classe di governo che come diceva Calvino è sempre stata molto ignorante in questa materia: ne guadagnerebbero anche le politiche di prevenzione dei disastri.

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Scuola, Didattica a distanza, pandemia e…valutazione degli alunni

Le riflessioni dell’esperta di pedagogia Luisa Piarulli sul mondo della didattica. Ogni crisi permette un’opportunità di cambiamento, ma questo deve essere reale, stimolato e non dettato dall’emergenza. Formazione globale degli studenti in ottica bio-psico-sociale, etica della valutazione e “cum-divisione” concreta: ecco alcuni tra gli aspetti da tenere in considerazione per ripartire dopo la DAD.

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Salute dell’umanità: possibile organizzazione formale della città sostenibile

Un nuovo contributo per il dossier coronavirus dall’educatore ambientale Giovanni Lamacchia. Riflessioni sullo sviluppo urbano sostenibile: le città sono i luoghi in cui si concentra la maggior quantità di persone, attività economiche, inquinamento e rifiuti; in cui lo sfruttamento del territorio non rispetta le potenzialità del suolo. Proprio per questo sono anche i luoghi in cui è possibile e doveroso sperimentare l’integrazione sostenibile tra ambiente, cultura, economia e società, in un processo sempre attivo per il benessere di tutti. Il primo esempio? Andare in bici!

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Produrre, vivere e sopravvivere all’epoca del Covid-19.

Come riorganizzare il lavoro? La distinzione tra economia naturale ed economia del denaro può esserci utile? E dobbiamo rassegnarci a una vita quotidiana calcolata al millimetro di distanza consentita? Tra riflessioni sociali ed economiche, l’autrice Tiziana Carena si chiede come verranno rappresentate in futuro le usanze e i costumi all’epoca del Covid. Certo è che per convivere con il virus le nostre abitudini saranno stravolte.

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100 Domande in 100 Pagine: il libro gratuito di Gunter Pauli che invita tutti a riflettere, anche per iniziare a costruire il post Covid

Gunter Pauli invita tutti a riflettere e farsi domande, a partire da quelle del suo libro “100 Domande in 100 Pagine”. Un invito a interrogarsi sulle origini e le implicazioni di questo virus e a capire come superare la crisi, insieme, grazie al confronto. Una dichiarazione d’amore per stimolare dibattiti e cambiamento. Scaricabile gratuitamente dal sito.

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La „Coronabond-Krise“ osservata dai Social Media: tra nazionalismo ed il desiderio di riscoprire un’economia locale

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Nelle parole dell’autrice Giulia Dickmans, una “figlia dell’Europa”, italotedesca di origine, la preoccupazione per le possibili derive nazionaliste del dibattito mediatico creatosi intorno ai cosiddetti Coronabond. E allo stesso tempo la speranza, illuminata dai valori europei, di un’economia rispettosa dell’ecosistema di cui tutti facciamo parte, nell’armonia di locale e globale che ben conosce chi si occupa di sostenibilità.

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La resilienza

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In questa situazione di emergenza, con un virus che colpisce “ovunque ci sia della socialità”, che ha preso di sorpresa i nostri sistemi sanitari, emozioni contrastanti colpiscono la società “sul piano collettivo”. Come razionalizzare il dopo? Un appello alla resilienza.

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Covid-19 ed economia

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Il liberismo economico non funziona in situazioni di emergenza. Lo dimostra la storia e lo dimostra il panorama messo in luce oggi dal Covid-19. Per raggiungere un benessere collettivo occorre invece alimentare il dialogo tra economica, scienza e politica e sostenere la solidarietà, poiché l’economia reale vive di relazioni umane. Cosa imparerà il nostro tessuto economico e sociale da questa pandemia?

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Decrescita al tempo di Coronavirus. E se parlassimo di Benessere interno lordo?

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Intendersi in questo momento difficile dell’incalzante pandemia e capire se e come si potrà uscire anche dalla pandemia economico-sociale con più benessere e qualità della vita. Lo sviluppo deve essere quello della coscienza che ci consente di avviarci proficuamente verso una società “immateriale”. Anche Serge Latouche mette i puntini sulle “i” del termine “decrescita”: «I nostri attuali modelli di consumo si servono di un immaginario colonizzato dalla pubblicità».

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Non eravamo preparati…

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Non avremmo mai pensato che dal quel fine settimana pauroso di fine febbraio dell’anno “bisesto” iniziasse un’apocalisse globale, un’apocalisse individuale e un’apocalisse universale. Previsioni e allarmi tempestivi sono stati ignorati e la pandemia ha colto governi e opinione pubblica impreparata. Considerazioni su reale e virtuale nell’era della globalizzazione. Come cambierà la nostra modalità della socializzazione?

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Dobbiamo imparare a “esserci” sul Pianeta. Una visione “ecopsicologica”

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Il compito di noi professionisti dell’educazione: facilitare percorsi di acquisizione di consapevolezza, per progettare azioni atte a sviluppare e attuare comportamenti resilienti. Il rischio dell’emergenza è il ritorno a una visione antropocentrica del mondo.

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Coronavirus, clima, salute e ambiente

Ci sono molti più legami di quanti si pensi, o si dica, tra epidemia di Covid-19 e crisi ecologica globale. Riscaldamento globale, stili vita, degrado ambientale espongono l’umanità a gravi danni per la salute, le cui mappe corrispondono in genere a quelle dell’ingiustizia sociale e ambientale. Anche l’emergenza climatica e ambientale dovrebbe essere affrontata con misure eccezionali, che quando si vuole sono possibili, come dimostrano quelle per l’epidemia di Coronavirus.
Guida completa a ciò che abbiamo imparato (o reimparato) dall’emergenza Covid-19. Aperto il dibattito.

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Coronavirus in campagna elettorale

Come avere una percezione corretta del rischio, il più possibile oggettiva e meno soggettiva? E perché si vive un clima di terrore per il coronavirus mentre non genera analogo terrore il mutamento climatico? Molti tendono a credere a quanto dicono i rappresentanti della propria fede politica, spinti da interessi elettorali che giocando sulla pelle e la salute delle persone.

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Università: il PIL conta più della sostenibilità

Le università dovrebbero svolgere un ruolo fondamentale in direzione degli obiettivi dell’Agenda 2030, ma il loro ruolo per una cultura etica e solidale è impedito dalla scarsità di fondi, che per legge sono legati al PIL e non ai bisogni degli atenei. Sostenere lo sviluppo di una Università che sia fucina di sostenibilità richiede la pratica di un ethos ben preciso: l’ethos della responsabilità verso le generazioni future. Ma in realtà conta di più la logica di mercato, cui sono improntati anche i meccanismi accademici.

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Le parole di Greta e la realtà dell’economia

Occorre prendere coscienza che il mondo che l’economia politica liberistica ha espresso sta giungendo a un bivio fatale a causa del degrado ambientale che esso stesso ha prodotto. Soffriamo e non abbiamo più un futuro perché lo sviluppo oligarchico dell’industrializzazione e della finanziarizzazione della vita economica ha prodotto il degrado dell’ambiente vitale: biologico e sociale.

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Le fiumane di giovani e l’educazione ambientale

La crescente adesione mondiale alle manifestazioni per il clima, la partecipazione in aumento degli adulti accanto ai giovani, la nascita di nuovi movimenti che si intrecciano con FFF, una attenzione meno episodica e rituale da parte dei mass media fanno sperare che questa volta non ci sia il riflusso e che le cose comincino a cambiare davvero. Merito anche di mezzo secolo di educazione ambientale, di impegno di tanti scienziati e di battaglie ambientaliste. I figli e nipoti cui vogliamo garantire un futuro sono anche figli e nipoti del generoso impegno di chi ha lavorato e lavora per cambiare tutto un paradigma.
(Nelle foto, inviate da membri della Rete WEEC Italia, momenti delle manifestazioni italiane)

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Rispondere alla domanda più drammatica del nostro presente. Per la scuola e l’università occorre un progetto educativo di ampio respiro

Occorrono strategie unitarie per dare un futuro all’umanità e al Pianeta. Per la scuola e l’università l’educazione ambientale può essere il faro che guida un progetto educativo adeguato alle sfide che l’umanità sta affrontando. La conferma di Sergio Costa all’Ambiente e la promozione di Lorenzo Fioramonti al MIUR possono consentire un rafforzamento delle politiche di cultura ambientale di cui i protocolli già firmati costituiscono la premessa.

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Addio a Giorgio Nebbia profeta dell’ambiente

“Dalla cultura ecologica – scriveva Giorgio Nebbia – trarrebbero stimolo e beneficio i legislatori, i governanti e anche gli economisti dal momento che i soldi si muovono soltanto accompagnando il flusso, ecologico, appunto, di materie prime, di merci e di rifiuti, attraverso l’ambiente naturale abitato dall’uomo”. Il messaggio del grande ambientalista scomparso ai suoi eredi: ritrovare il senso vero dell’ecologia, contro il dilagare del “greenwashing”.

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