Coronavirus, clima, salute e ambiente

Ci sono molti più legami di quanti si pensi, o si dica, tra epidemia di Covid-19 e crisi ecologica globale. Riscaldamento globale, stili vita, degrado ambientale espongono l’umanità a gravi danni per la salute, le cui mappe corrispondono in genere a quelle dell’ingiustizia sociale e ambientale. Anche l’emergenza climatica e ambientale dovrebbe essere affrontata con misure eccezionali, che quando si vuole sono possibili, come dimostrano quelle per l’epidemia di Coronavirus.
Guida completa a ciò che abbiamo imparato (o reimparato) dall’emergenza Covid-19. Aperto il dibattito.

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Coronavirus in campagna elettorale

Come avere una percezione corretta del rischio, il più possibile oggettiva e meno soggettiva? E perché si vive un clima di terrore per il coronavirus mentre non genera analogo terrore il mutamento climatico? Molti tendono a credere a quanto dicono i rappresentanti della propria fede politica, spinti da interessi elettorali che giocando sulla pelle e la salute delle persone.

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Università: il PIL conta più della sostenibilità

Le università dovrebbero svolgere un ruolo fondamentale in direzione degli obiettivi dell’Agenda 2030, ma il loro ruolo per una cultura etica e solidale è impedito dalla scarsità di fondi, che per legge sono legati al PIL e non ai bisogni degli atenei. Sostenere lo sviluppo di una Università che sia fucina di sostenibilità richiede la pratica di un ethos ben preciso: l’ethos della responsabilità verso le generazioni future. Ma in realtà conta di più la logica di mercato, cui sono improntati anche i meccanismi accademici.

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Le parole di Greta e la realtà dell’economia

Occorre prendere coscienza che il mondo che l’economia politica liberistica ha espresso sta giungendo a un bivio fatale a causa del degrado ambientale che esso stesso ha prodotto. Soffriamo e non abbiamo più un futuro perché lo sviluppo oligarchico dell’industrializzazione e della finanziarizzazione della vita economica ha prodotto il degrado dell’ambiente vitale: biologico e sociale.

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Le fiumane di giovani e l’educazione ambientale

La crescente adesione mondiale alle manifestazioni per il clima, la partecipazione in aumento degli adulti accanto ai giovani, la nascita di nuovi movimenti che si intrecciano con FFF, una attenzione meno episodica e rituale da parte dei mass media fanno sperare che questa volta non ci sia il riflusso e che le cose comincino a cambiare davvero. Merito anche di mezzo secolo di educazione ambientale, di impegno di tanti scienziati e di battaglie ambientaliste. I figli e nipoti cui vogliamo garantire un futuro sono anche figli e nipoti del generoso impegno di chi ha lavorato e lavora per cambiare tutto un paradigma.
(Nelle foto, inviate da membri della Rete WEEC Italia, momenti delle manifestazioni italiane)

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Rispondere alla domanda più drammatica del nostro presente. Per la scuola e l’università occorre un progetto educativo di ampio respiro

Occorrono strategie unitarie per dare un futuro all’umanità e al Pianeta. Per la scuola e l’università l’educazione ambientale può essere il faro che guida un progetto educativo adeguato alle sfide che l’umanità sta affrontando. La conferma di Sergio Costa all’Ambiente e la promozione di Lorenzo Fioramonti al MIUR possono consentire un rafforzamento delle politiche di cultura ambientale di cui i protocolli già firmati costituiscono la premessa.

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Addio a Giorgio Nebbia profeta dell’ambiente

“Dalla cultura ecologica – scriveva Giorgio Nebbia – trarrebbero stimolo e beneficio i legislatori, i governanti e anche gli economisti dal momento che i soldi si muovono soltanto accompagnando il flusso, ecologico, appunto, di materie prime, di merci e di rifiuti, attraverso l’ambiente naturale abitato dall’uomo”. Il messaggio del grande ambientalista scomparso ai suoi eredi: ritrovare il senso vero dell’ecologia, contro il dilagare del “greenwashing”.

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L’arte come liberazione in una società asimmetrica

Di fonte al naufragio del soggetto-principe del liberalismo classico (l’individuo responsabile) riparliamo di Marcuse, la “spia” critica della Scuola di Francoforte. Parlare di Marcuse oggi significa prendere atto di come le cose siano peggiorate dal tempo in cui egli scriveva. L’arte è per natura rivoluzionaria: viene dal basso e si oppone a qualsiasi imposizione dall’alto.

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Non lasciamo soli i ragazzi a lottare per il futuro

Continua ed evolve la mobilitazione mondiale dei giovani che in nome dell’emergenza climatica sottolinea il legame tra giustizia sociale e giustizia ambientale. Cominciano ad affiancarsi i “Parents for future” ma è tutto il mondo “adulto” che dovrebbe unirsi a cortei e sit-in, per esigere la conversione ecologica

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L’Italia quest’anno il 15 maggio aveva già consumato un pianeta

Una settimana prima dello scorso anno, il nostro Paese ha raggiunto la soglia di impronta ecologica consentita dalla biocapacità del pianeta Terra. A maggio i principali paesi europei hanno cominciato a consumare più di un pianeta. A danno di chi consuma meno e di tutte le forme di vita. È un’impronta indelebile che rimarrà a vergogna nostra nei confronti di chi verrà dopo.

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Emergenza climatica. Dichiararla, e agire per davvero

Milano è arrivata prima in Italia a dichiarare l’emergenza climatica e ambientale. E il resto d’Italia? Agire per la “conversione ecologica” della società: dell’economia, cioè, dei modi di produzione, del movimento in città, degli stili di vita quotidiana. Intanto, si incrociano i Fridays for future e Extinction Rebellion, per ricordarci che il tempo è poco e bisogna agire “ora”.

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A 33 anni da Chernobyl. Nucleare civile. Le conseguenze di una scelta sbagliata

Ricordi in occasione della “Giornata del ricordo del disastro di Chernobyl”, ma anche l’attualità di una minaccia che continua ad incombere.

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Il futuro rubato sotto gli occhi. I giovani hanno trovato un collante

“Dite di amare i vostri figli e gli state rubando il futuro sotto i loro occhi.” Greta Thunberg e milioni di giovani con lei mettono la società adulta di fronte alle sue responsabilità. Non è una favola “green”, è un ultimatum.

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Parliamo di inclusione. E di cosa vuol dire per l’educazione

Il grande rimescolamento di popoli e di tradizioni impone di trovare una “base comune” e questa base comune si trova nell’idea di “umanità” specificata in diversità che possono contrapporsi oppure includersi. Dipende da noi, dai modelli educativi cui sapremo dare vita nei prossimi decenni.
Ma quali possono essere i punti di partenza, al di là degli articolati di leggi e principi che stabiliscono unicamente le finalità da perseguire? Il problema è come fare inclusione, a esempio, nel concreto dei processi di formazione.

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COP24, una intesa al ribasso (ma di questi tempi si può forse tirare un sospiro di sollievo). L’Italia candidata ad ospitare la COP26

In Polonia si è tenuta una conferenza poco ambiziosa e di compromesso, ma poteva andare peggio. Ancora pochi i fondi stanziati per la lotta al cambiamento climatico e paesi produttori di petrolio impegnati nel boicottaggio. Del resto, il fatto che la COP24 si sia tenuta proprio in Polonia (che ricava dal carbone l’80 per cento della sua energia), nella regione carbonifera della Slesia, non era di buon auspicio. Clima, disarmo, pace, giustizia sociale, conversione ecologica sono temi sempre più interconnessi. L’Italia, rappresentata dal ministro Sergio Costa, si è schierata in campo internazionale con i più “ambiziosi”, candidandosi per la COP26.

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Parliamo di democrazia: non ci può essere se la disuguaglianza cresce

Democrazia sotto esame, con l’aiuto di pensatori di oggi e del passato. Nel mondo globalizzato non si globalizzano i diritti, lo spirito critico declina e l’aumento delle disuguaglianze vanifica la possibilità di una vera democrazia. La democrazia moderna va ripensata ed è compito della scuola creare il cittadino democratico.

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Manovra economica: ecco l’alternativa che potrebbe darci un territorio sicuro e un ambiente vivibile. Come trovare e spendere 38 miliardi senza sforare il deficit

Ferve il dibattito sulla manovra del Governo. Da 46 realtà della società civile arrivano 101 proposte per una vera manovra del cambiamento da 38 milioni di euro tra entrate e uscite, senza sforare il deficit. Mentre il cambiamento climatico incalza, aggravando un endemico dissesto idrogeologico del Belpaese, il Disegno di Legge di Bilancio in discussione riserva poco o niente alle politiche di prevenzione sismica e di dissesto idrogeologico. Solo per mettere in sicurezza la Calabria, ad esempio, occorrerebbero 4 miliardi di euro. Ma tutto l’Appennino, dalla Liguria alla punta dello stivale, è coinvolto dal problema, Campania, Basilicata e Calabria in modo particolare.

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Ma questo “sovranismo” esattamente cos’è? Il concetto di sovranità tra Stato e Governo

“Quanto riesce lo Stato a essere strumento dei bisogni della società?” E “Quanto corrisponde alla società reale la società virtuale mediata da Internet?”. Queste le domande da porsi per capire il concetto di sovranità (“fare le leggi che avranno vigore per tutti i cittadini di un determinato territorio”), che non è sinonimo di “sovranismo” (“riaffermare la sovranità nel tempo della globalizzazione avanzante”). Lo Stato non è nient’altro che il complesso di strumenti giuridici di regolazione della società attraverso l’azione dei governi. E la società siamo noi.

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Migrazioni: fra umanità e problemi

In un mondo bloccato, mancano gli strumenti giuridico-politici per governare i flussi migratori. Che in base ai diritti umani richiedono due principi fondamentali: una accoglienza autentica e una concertazione europea perché le politiche di accoglienza dei flussi migratori possano risultare davvero efficaci. Viviamo in un’epoca di pensiero debole e sentimenti forti, all’insegna di un sapere infondato e non documentato. E l’uguaglianza dei diritti non è più senso comune com’era nel mondo “bipolare”, ma una opzione personale che si contrappone ad altre opzioni presenti nello spazio del mercato ideale e politico della cultura contemporanea. Un mercato ideale e politico dominato da una grande paura: la paura dell’“altro”.

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