Daniel Halévy, teorico della “accelerazione della storia”

Apriamo con questo articolo di Francesco Ingravalle una nuova rubrica dedicata a classi del pensiero e alla loro attualità. La collaborazione alla rubrica è aperta a quanti vogliano contribuire alla riscoperta di classici. Scrivere a redazione@rivistaeco.it

(Nell’immagine di apertura, particolare della copertina di Storia di quattro anni. 1997-2001, dizioni di AR)

Daniel Halévy nacque a Parigi il 12 dicembre 1872 da Ludovic Halévy e Louise Bréguet. La famiglia Halévy era illustre (una delle “duecento famiglie” più influenti della Francia del XIX secolo): Ludovic Halévy (1834-1908) aveva collaborato con Meilhac alla composizione della Carmen di Georges Bizet; il padre di Ludovic, Léon (1802-1883), era stato rilevante autore teatrale negli anni Venti del XIX secolo e seguace del socialismo utopistico di Claude-Henri De Saint-Simon e suo fratello, Jacques Fromental (1799-1862), era stato musicista, maestro, tra gli altri, di Gounod e di Bizet.

Daniel ebbe un fratello, Élie (1870-1937), autore di opere importanti quali La théorie platonicienne des sciences (1896) e Histoire du peuple anglais au XIX siècle (1923).

Daniel Halévy studiò al Liceo Condorcet, avendo tra i suoi amici Marcel Proust e frequentando il salotto letterario tenuto da sua cugina Geneviève Strauss. Si diplomò all’École National des Langues Orientales. Fu tra i sostenitori della necessità della revisione del processo intentato al capitano Dreyfus e, pur non essendo socialista, tra i fondatori del quotidiano socialista “L’Humanité”. Collaborò intensamente con molti periodici tra cui “Journal des Débats”, “Révue des Deux Mondes”, “Révue de Paris”.

Nel 1949 fu eletto dall’Académie des Sciences morales et politiques.

Nel 1960 gli fu conferito il gran premio letterario della città di Parigi.

Morì a Parigi il 4 febbraio 1962.

Amico di Degas

Daniel Halévy, “Il caso Dreyfus. Apologia del nostro passato” (ed. orig. 1911, tr. it. Milano, Oaks Editrice, 2021, a cura di Francesco Ingravalle)

Halévy ha introdotto il pensiero di Friedrich Wilhelm Nietzsche in Francia (La vie de Friedrich Nietzsche, Paris, Calmann-Lévy, 1903, tr. inglese The Life of Friedrich Nietzsche, Leipsic, T.F. Unwin, London, 1914, tr. italiana La vita di Federico Nietzsche, Torino, Fratelli Bocca Editori, 1909, tr. spagnola La vida de Federico Nietzsche, Emecé Editores, Buenos Aires, 1943); è noto per avere pubblicato la prima biografia del presidente statunitense Wilson (Le President Wilson, Paris, Payot &C., 1918, seconda edizione 1919, tr. inglese President Wilson, New York-London, John Lane Company, 1919; tr. italiana Wilson e la democrazia americana, Napoli, Editrice L’Italiana, 1919) e la biografia dell’architetto di Luigi XIV Vauban (Vauban, Paris, Grasset, 1923, tr. inglese Vauban builder of Fortresses, G. Bles, Major C.J.C. Street, London, 1924, Dial Press, New York, 1925) e ha pubblicato un importante volume di ricordi sull’amico di famiglia, il pittore Edgar Degas (Degas parle, Paris, La Palatine, 1960, tr. italiana. Degas parla, Milano, Adelphi, 2018).

Di grande rilievo sono anche le sue opere sulla storia della Francia tra le quali va ricordata La fin des notables, Paris, Grasset, 1930, rist. Paris, Sauret, 1972; tr. inglese, The End of Notables, Conn. Wesleyan University Press, Middletown, 1974; tr. italiana, La fine dei notabili, Milano, Longanesi, 1954).

Ha pubblicato anche una ucronia intitolata Histoire de quatre ans. 1997-2001 (Paris, Marcel Rivière et C., 1903, tr. italiana. Firenze, “Quaderni della Voce”, 1911).

La fascinazione del futuro

L’attualità di Daniel Halévy si evince dai suoi interessi, dalla sua personalità versatile: uno scrittore che si muove nel tempo, l’interesse come storico per il passato e per il presente e la fascinazione del futuro come visionario. Parlare, oggi, com’egli fa nel 1948, di “accelerazione della storia” (Essai sur l’accélération de l’histoire, tr. it L’accelerazione della storia, Milano, Oaks, 2019) è vedere concretamente come un secolo può essere più “compresso” di un altro, un lavoro di arte, di prospettive, ristrette e dilatate; un autore che ha vissuto il tempo in modo artistico, utilizzando, appunto, la prospettiva come criterio per vedere l’evento.  La stabilità del vissuto sociale è andata perduta in conseguenza del progresso tecnologico e le nostre vite sono diventate, come dirà nel XXI secolo Zygmunt Bauman, “vite di corsa”. Ecco perché Halévy è attuale per il lettore di oggi, ecco perché è un classico.

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