Disabilità e scuola. La scuola alla prova del Covid-19

Alessandramarina Dia

 

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Disabilità e scuola? Può sembrare curioso come questi due termini siano tanto vicini ma altrettanto lontani, quasi facenti parte due universi paralleli. In contesti pre-pandemia, il soggetto disabile ha sempre avuto accesso alle strutture scolastiche, alla condivisione con il gruppo classe, ma sempre con estrema difficoltà.

Se pensiamo ai ragazzi con disturbo dello spettro autistico, perché di fatto, si può parlare solo di autismi, la loro inclusione è spessa stata un miraggio o almeno un obiettivo che solo raramente è stato possibile raggiungere. Un disturbo difficile da gestire, per la scuola, per la famiglia, per queste persone che vivono costantemente una dimensione non loro, una logica priva di significato, un tempo che spesso non ha motivo di esistere.

La pandemia ha travolto tutti, nessuno escluso; nessuno di noi si senta al sicuro dall’impatto che il virus sta avendo sulla salute fisica e mentale. E naturalmente i più deboli sono coloro che pagano un prezzo altissimo in termini di equilibrio, qualità della vita, funzionamento autonomo, accelerando le vulnerabilità già presenti anche in soggetti ad alto funzionamento.

E la scuola in tutto questo?

Le restrizioni, il confinamento in casa, la limitazione dei contatti sociali, la riduzione delle possibilità di svago e di socializzazione, in molti casi, hanno causato l’incremento dei comportamenti inadeguati, delle stereotipie verbali e motorie, dell’iperattività e una diminuzione di richieste funzionali, amplificando le difficoltà nella pianificazione delle attività e i livelli di ansia. E la scuola in tutto questo? Di fatto, tranne qualche breve interruzione ed esempio virtuoso, la didattica a distanza ha cancellato la presenza di questi ragazzi che da un giorno all’altro, a causa dell’emergenza sanitaria hanno perso.

Hanno perso serenità, occasioni di inclusione, spazi di condivisione e hanno sperimentato la paura della solitudine e dell’abbandono; molti docenti competenti e dotati di grande volontà poco hanno potuto fare da marzo a giugno 2020 per sanare una situazione così angosciosa per lo studente e la sua famiglia.

Operatori scolastici e sociosanitari di supporto, in collaborazione con i genitori, in tanti casi hanno creato nuove situazioni di interazione a distanza, sviluppando nuove routine, mantenendo vivo il contatto, seppur breve con docenti e compagni di classe che si erano eclissati da un momento all’altro. Non è sempre possibile per una persona con autismo affrontare un mondo che cambia, così tanto e così velocemente.

Tentativi coraggiosi e a volte anche riusciti

Per le persone con una elevata comorbilità e con importanti difficoltà sociocomunicative, il lockdown ha richiesto una rimodulazione di comportamenti, di stimoli, di aumento della mediazione dell’adulto, non senza eventi di estrema criticità. E la scuola ha preso atto in questo contesto delle sue mancanze, della sua impreparazione e, a volte, della sua improvvisazione. La pandemia ha prodotto un’accelerazione nell’uso della tecnologia, di metodologie integrate ma non riuscendo sempre a mantenere la continuità didattica e relazionale.

Di fatto, molti studenti con sindrome dello spettro autistico sono rimasti a casa, peggiorando la loro condizione e creando nuovi elementi di criticità. Il nuovo anno scolastico, 2020/2021, è iniziato con altri presupposti, cercando di sanare la potente ingiustizia arrecata agli studenti affetti da autismi, con tentativi coraggiosi e a volte anche riusciti di organizzare laboratori scolastici in presenza e di permettere allo studente di riappropriarsi di un mondo che era sfuggito dietro la tempesta pandemica.

Certamente non saranno questi esempi virtuosi a modificare e fare recuperare il tempo perduto; un anno di incertezze, di solitudine, di mancata condivisione e crescita che non verrà restituito a nessuno. Di noi. E sicuramente l’esperienza che stiamo vivendo può e deve essere un punto di ripartenza per ripensare l’inclusione degli studenti disabili in un contesto scolastico. Che deve essere preparato, competente, trainante, con strumenti nuovi e innovativi, sia tecnologici che umani.

I muri invisibili della burocrazia e dell’indifferenza

Una grande sfida, che la scuola ha il compito di affrontare, senza alzare muri invisibili, senza nascondersi dietro la burocrazia, la latente indifferenza e, purtroppo, in taluni circostanze, l’incompetenza. L’alleanza tra scuola, famiglia, operatori del territorio ha bisogno di essere garantita in qualsiasi momento, anche nel più critico; nessuno studente e nessuna famiglia deve essere lasciata da sola ad affrontare un’esperienza così devastante coma la disabilità. Il Web è troppo ricco di racconti poco edificanti sulla scuola e sulla sua assenza; storie di bambini lasciati di fatto senza guida, famiglie in difficoltà e operatori scolastici privi di strumenti e metodi adatti a supportarli. È indispensabile un cambio di rotta, un nuovo inizio ma soprattutto la capacità di crederci e di agire. Quella che tutti desideriamo, la scuola dell’inclusione, è possibile. Con la speranza che non si verifichino altri momenti bui, altri allontanamenti, altri abbandoni. I nostri figli non lo meritano.

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