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Educare nell’Antropocene: crisi cognitiva e nuove responsabilità in “.eco” di marzo 2026

| Redazione

Tempo di lettura: 3 minuti

Educare nell’Antropocene: crisi cognitiva e nuove responsabilità in “.eco” di marzo 2026
Ugo Leone riflette su educazione e Antropocene, tra crisi climatica, consapevolezza e responsabilità collettiva.

Nel nuovo numero di “.eco” di marzo 2026, l’editoriale di Ugo Leone “Educare a cosa, educare come?” affronta una questione decisiva per il nostro tempo: quale educazione è possibile, e necessaria, nell’epoca che molti definiscono Antropocene?

Non si tratta di una riflessione astratta. È un confronto diretto con la crisi climatica, con le sue rimozioni, con le difficoltà cognitive e culturali che ci impediscono di agire con la radicalità che sarebbe richiesta.

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Una crisi non solo ambientale

Leone parte da un nodo essenziale: educare all’ambiente dovrebbe essere naturale, perché dall’ambiente dipende la qualità della vita di oltre otto miliardi di persone. Eppure è difficile.

La difficoltà non sta nella mancanza di informazioni scientifiche, ma nella distanza percepita tra cause e conseguenze, tra presente e futuro. Se una scottatura solare è immediata, il riscaldamento globale appare lontano, diluito nel tempo, facilmente rinviabile. È qui che si annida il problema educativo.

Il rischio è riassunto in un’espressione amara: “Chi vivrà vedrà”. Una delega al futuro che tradisce il principio stesso della sostenibilità, fondato sulla responsabilità verso le generazioni che verranno.

La rimozione del presente

L’editoriale richiama le riflessioni di studiosi che parlano di “rimozione storica” e di una vera e propria crisi cognitiva.

Scrive Ugo Leone: Il futuro è ora, ma tendiamo a non preoccuparcene. La crisi ecologica è anche una crisi cognitiva. Più che mai necessario riflettere su “a cosa” si deve educare e “come” fare educazione ambientale,
cercando il modo in cui fare questa “educazione” e utilizzando linguaggio e argomenti capaci di
coinvolgere gli “educandi”.

Il cambiamento climatico non è percepito come minaccia immediata, ma come evento differito. Il nostro cervello è programmato per reagire a pericoli visibili e imminenti, non a processi lenti e cumulativi. Così, mentre le temperature aumentano e gli eventi estremi si moltiplicano, continuiamo a comportarci come se il problema riguardasse soprattutto il domani.

Educare, allora, significa colmare questa frattura tra conoscenza e consapevolezza, tra dato scientifico e percezione sociale.

Dall’Antropocene a una nuova responsabilità

Leone descrive l’Antropocene come l’epoca del “più”: più risorse estratte, più consumo, più rifiuti, più disuguaglianze, più energia necessaria ad alimentare un sistema fondato sull’accumulazione. Ma questa traiettoria non è sostenibile. L’uscita dall’Antropocene – o la sua trasformazione – dipenderà dalle scelte collettive. E qui l’educazione diventa leva strategica.

Non basta trasmettere nozioni ambientali. Occorre interrogare modelli di sviluppo, stili di vita, sistemi economici. Occorre educare alla complessità, alla capacità di leggere le interdipendenze tra ambiente, economia, politica e cultura.

Educare a cosa? Educare come?

La domanda dell’editoriale è doppia e inscindibile:

  • Educare a cosa? Alla consapevolezza che la crisi ecologica è già presente, che riguarda la qualità della vita di oggi e non solo quella di fine secolo.
  • Educare come? Con linguaggi e strumenti capaci di coinvolgere, di rendere tangibile il legame tra azioni quotidiane e processi globali.

Serve un’educazione che parta dall’infanzia e accompagni lungo tutto l’arco della vita. Un’educazione che non si limiti alla dimensione informativa, ma lavori su atteggiamenti, immaginari, responsabilità.

Una sfida pedagogica e politica

“Educare a cosa, educare come?” non è solo un editoriale: è un programma di lavoro per chi si occupa di scuola, formazione, divulgazione ai tempi dell’Antropocene.

Se la crisi ecologica è anche una crisi cognitiva, allora l’educazione ambientale non è un settore tra gli altri: è una priorità trasversale. Non riguarda solo le scienze naturali, ma la cultura civica, l’etica pubblica, la capacità di progettare il futuro.

In questo numero di “.eco” la riflessione di Ugo Leone ci ricorda che l’Antropocene non è solo un’etichetta geologica. È una condizione storica che chiede nuove responsabilità.

Educare, oggi, significa scegliere di non rimandare. Significa trasformare la conoscenza in consapevolezza e la consapevolezza in azione.

.eco” di marzo ricorda che il futuro, se vuole essere sostenibile, ha bisogno di volontari. Diventa volontario dell’ambiente, scrivi a [email protected]

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".eco", rivista fondata nel 1989, è la voce storica non profit dell'educazione ambientale italiana. Intorno ad essa via via si è formata una costellazione di attività e strumenti per costruire e diffondere cultura ecologica e sostenibilità.