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Nel nuovo .eco di marzo 2026: Africa, sviluppo e giustizia ambientale

| Redazione

Tempo di lettura: 4 minuti

Nel nuovo .eco di marzo 2026: Africa, sviluppo e giustizia ambientale
Nel nuovo .eco di Marzo 2026: “Mal d’Africa. Il prezzo dello sviluppo”, un’indagine sul costo nascosto della transizione e sulle responsabilità educative.

Nel cuore inquieto di questo nostro tempo – attraversato da conflitti dimenticati, transizioni proclamate e promesse di sviluppo che troppo spesso celano nuove forme di disuguaglianza – arriva il nuovo numero di .eco di marzo 2026, il primo dell’anno, con un titolo che è insieme evocazione e denuncia: “Mal d’Africa. Il prezzo dello sviluppo”.

Un’espressione che ribalta lo stereotipo romantico, restituendoci la complessità di un continente al centro di interessi globali, di estrazioni minerarie strategiche, di guerre silenziose e di profonde ingiustizie ambientali e sociali. Non un’Africa lontana, ma un’Africa che ci riguarda, perché intrecciata alle filiere della cosiddetta transizione ecologica, ai nostri consumi, ai nostri dispositivi elettronici, alle nostre scelte politiche.

Uno sguardo necessario sul prezzo nascosto della transizione

Il dossier centrale di “.eco” di marzo si apre con il contributo di Alessandro Murtas, “Senegal, il prezzo dello sviluppo”, accompagnato da immagini che raccontano territori segnati da discariche, impianti industriali e paesaggi trasformati. Le fotografie – come quella di copertina, “Il cammino nella discarica di Mbeubeuss” – non illustrano semplicemente: interrogano.

A seguire, Luca Graziano ci conduce nel cuore del Congo con “Il Congo, i metalli della transizione e la guerra che non vediamo” e “La transizione ecologica ha fondamenta tossiche”.
È qui che il paradosso si fa evidente: l’urgenza di abbandonare i combustibili fossili si intreccia con nuove estrazioni, nuovi conflitti, nuove dipendenze. L’energia “pulita” ha fondamenta che, troppo spesso, pulite non sono.

Completa il quadro l’approfondimento su “Africa, il triste primato di ingiustizia ambientale e sociale”, che restituisce dati e riflessioni su un continente tra i meno responsabili della crisi climatica e tra i più esposti ai suoi effetti.

Un numero attraversato dalla memoria e dall’impegno

Accanto al tema principale, il numero di marzo riporta una perdita che tocca profondamente la comunità dell’educazione ambientale: la scomparsa di Antonio Bossi, protagonista instancabile di percorsi educativi, formatore e animatore di reti territoriali.

Il ricordo tracciato da Maria Antonietta Quadrelli – e la riflessione di Antonio Bossi in un’intervista che guarda al futuro fattagli da Elena Pagliarino – non sono solo omaggi, ma testimonianze di una stagione dell’educazione ambientale costruita con rigore, passione e coerenza. Una memoria viva, che interroga il presente: quale ruolo per l’educatore oggi? Quale spazio per una pedagogia capace di coniugare natura, cittadinanza, complessità?

Educare in un’epoca di caos

Gli editoriali di Mario Salomone (“Volontari”) e di Ugo Leone (“Educare a cosa, educare come?”) in “eco” di marzo aprono uno squarcio sul nostro tempo. Il 2026, proclamato Anno internazionale del volontariato per lo sviluppo sostenibile, diventa occasione per riflettere su una parola che è scelta, responsabilità, festa condivisa. In un mondo che sembra scivolare verso nuove forme di violenza e sopraffazione, la risposta proposta non è la rassegnazione, ma l’impegno collettivo.

E se la crisi ecologica è anche una crisi cognitiva – come ricorda Ugo Leone – allora educare significa ripensare linguaggi, strumenti, tempi dell’apprendimento. Significa formare sguardi capaci di cogliere le interdipendenze, di connettere il locale al globale, il quotidiano al planetario.

Finestre, mostre, territori: uno sguardo plurale

Come sempre, “.eco” non si limita a un solo registro. Le Finestre fotografiche di Roberto Besana e Nello Rossi aprono riflessioni sul linguaggio delle immagini. Le pagine dedicate al Parco mediceo di Pratolino raccontano oltre trent’anni di educazione ambientale. Le mostre – come “Donne e montagna” in Valle d’Aosta – restituiscono storie di protagonismo femminile nei territori di quota.

E poi recensioni, rubriche, kit educativi per le scuole, laboratori sul digitale e sostenibilità: un mosaico che intreccia teoria e pratica, memoria e futuro, denuncia e proposta.

Rigenerare lo sguardo

“Mal d’Africa” non è solo un titolo in “.eco” di marzo. È un invito a superare l’illusione di uno sviluppo neutrale, a riconoscere le ombre della transizione, a interrogare il nostro modello di crescita.

Ma è anche un richiamo alla responsabilità educativa: perché comprendere il prezzo dello sviluppo significa educare alla giustizia, alla complessità, alla corresponsabilità.

In un tempo che sembra dominato dall’urgenza e dall’immediatezza, questo .eco di marzo ci chiede di rallentare lo sguardo, di sostare nelle contraddizioni, di ascoltare le voci che arrivano da lontano ma parlano anche di noi.

Non per indulgere al pessimismo, ma per abitare consapevolmente il presente.
Perché nessuna transizione sarà davvero ecologica se non sarà anche sociale, culturale, educativa.

Il nuovo “.eco” di marzo è presto disponibile in abbonamento cartaceo e digitale (anche a piccole rate mensili). Ma si può acquistare anche la copia singola. Il 3 per cento degli importi è destinato alla perotezione dei boschi italiani.
Un invito a leggere, riflettere, condividere. E, soprattutto, a non voltarsi dall’altra parte.

Scoprilo su “.eco” di marzo: abbonati, condividi, partecipa

Il nuovo numero di “.eco – l’educazione sostenibile” è presto disponibile: approfondimenti, testimonianze e strumenti per chi vuole educare al cambiamento. È possibile abbonarsi in formato digitale o cartaceo su www.shop.weecnetwork.it.

Scopri i contributi del primo numero del 2026 di .eco

EDITORALE

Volontari, di Mario Salomone
Educare a cosa, educare come?, di Ugo Leone

TEMA
Mal d’Africa. Il prezzo dello sviluppo

Senegal, il prezzo dello sviluppo, di Alessandro Murtas
Il Congo, i metalli della transizione e la guerra che non vediamo, di Luca Graziano
La transizione ecologica ha fondamenta tossiche, di Luca Graziano
SCHEDE: Africa, il triste primato di ingiustizia ambientale e sociale; Un intero continente minacciato dalla crisi climatica; Le disuguaglianze in Africa

PRIMO PIANO

Antonio Bossi, un protagonista dell’educazione ambientale in Italia, di Maria Antonietta Quadrelli
Antonio Bossi, una riflessione che guarda al futuro, a cura di Elena Pagliarino

LDA di Pratolino, dal 1994 un laboratorio all’avanguardia, di Emanuele Sbaffi

FINESTRE

Il vizio di Babele, fotografie di Roberto Besana, commento di Nello Rossi
Una apparente tautologia, fotografie di Roberto Besana, commento di Nello Rossi

EDUCAZIONE

Due nuovi kit per le scuole, di Filippo Camerlenghi, Paola Iotti e Maria Antonietta Quadrelli
Cosa c’è dietro il clic, un laboratorio per scoprirlo, di Stefania Dante e Marco Pozzi La rinascita della retorica: parole, pensiero critico e non violenza, di Maria Antonietta Quadrelli
Sfumature di terra, acqua e cielo, di Silvia Mongili

MOSTRE

Engagement femminile con un occhio alla montagna, di Bianca La Placa

RUBRICHE E RECENSIONI

Un futuro di giorni sostenibile?, di Ugo Leone
“Le Esche”: dodici racconti d’acqua sulla crisi ecologica, di Eleonora Possetto
La natura non è un supermercato. Parola di Dio, di Peppe Dini “Transizioni urbane, crisi e complessità”: lo sguardo di chi trasforma le città, di Fabrizio Freddo

In attesa dell’uscita del primo numero dell’anno, .eco di marzo 2026, scopri e rileggi l’ultimo numero pubblicato a dicembre 2025, clicca qui

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".eco", rivista fondata nel 1989, è la voce storica non profit dell'educazione ambientale italiana. Intorno ad essa via via si è formata una costellazione di attività e strumenti per costruire e diffondere cultura ecologica e sostenibilità.