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Empatia fragile. Limiti biologici e costruzioni sociali della compassione

| Valerio Calzolaio

Tempo di lettura: 3 minuti

Empatia fragile. Limiti biologici e costruzioni sociali della compassione
L’empatia domina i dibattiti contemporanei, ma stiamo sopravvalutando questa qualità? La ricerca suggerisce che non sia selettiva: tendiamo a provarla soprattutto per chi ci è simile e vicino, scoperta che dovrebbe farci riflettere su come costruiamo la nostra moralità.

Umani sapiens. Da decine di migliaia di anni.

Empatia è una parola molto usata soprattutto negli ultimi decenni, tanto nelle sedi pubbliche quanto nelle conversazioni private, negli scritti e sui social.
Le ricerche sull’empatia coinvolgono discipline sia filosofiche che psicologiche ed esiste un forte disaccordo sulla relazione tra empatia e azione morale.

I limiti dell’empatia

Forse ne sopravvalutiamo il ruolo (non solo morale). Forse non è una qualità umana universale, né un ponte affettivo fra individui, culture e società. Forse si tratta di una capacità dalle risorse limitate, certo distribuita in base al carico mentale e fisico di ogni individuo, alle sue predisposizioni genetiche e alla prossimità sociale, geografica, culturale e affettiva con l’altro.

Hannah Arendt mostrò che la nostra percezione del bene e del male si orienta in base a ciò che le circostanze definiscono normale, banale, maggioritario e non problematico. Le neuroscienze e la sociologia hanno confermato la parzialità dell’empatia: forme primitive di empatia sono state osservate anche negli animali non umani; noi esseri umani abbiamo certo sviluppato un sistema neuronale che permette di provare empatia nei confronti di altre creature e, in particolare, favorisce un legame intenso con i propri simili; siamo biologicamente predisposti a identificarci di più con le esperienze dei nostri cari, dei nostri vicini e dei nostri alleati; la selettività è conseguenza di un sistema di segregazione che ci classifica in categorie su scala gerarchica; gli ambivalenti sentimenti empatici sono condizionati nella loro esistenza o nella loro modalità di espressione dalle contestuali condizioni politiche, sociali e culturali; l’empatia non è pienamente adatta e affidabile a fungere da bussola morale.

Samah Karaki e la smitizzazione dell’empatia

La biologa e psicologa franco-libanese specializzata in neuroscienze Samah Karaki (Dubai, 1984), è cresciuta e si è laureata a Beirut (originaria della comunità degli sciiti libanesi), ha poi studiato e insegna in Francia, molto impegnata per promuovere la giustizia sociale e ambientale. Qui “smonta” qualche fraintendimento e una diffusa sopravvalutazione relativi all’empatia. Fa continui esempi di attualità e riferisce di centinaia di studi scientifici (spesso di neuroimaging).

Il ruolo dei media e le disparità nella rappresentazione

Il sistema dei media svolge un ruolo cruciale, viene data un’evidenza molto diversa a notizie simili (simili per esempio come quantità di morti e disagi) sulla base di molteplici “pesi” etnorazziali (prossimità, comunanza, imprevedibilità), che di fatto colpiscono le minoranze etniche, religiose e sessuali, a causa delle diverse forme di oppressione cui sono sottoposte e dei processi di reificazione di cui sono oggetto.

La struttura del libro e il significato di empatia

Dopo l’introduzione (“L’empatia ha le sue ragioni che la ragione ignora”) scansiona la narrazione attraverso paragrafi tematici inseriti in cinque lunghi documentati capitoli: Una lunga e faticosa genealogia; Chi è l’Altro; Che cosa determina il valore di una vita; Troppa empatia uccide l’empatia; Contro lo sguardo empatico.

L’autrice è consapevole che non esiste una definizione unica di empatia e passa in rassegna alcuni elementi chiave che le vengono associati (mimetismo, contagio emotivo, empatia cognitiva, preoccupazione empatica, simpatia, compassione), suggerendo infine: “l’unione di un contagio emotivo primitivo e automatico davanti all’emozione altrui, e di un’assunzione di prospettiva lenta, deliberata e consapevole”; emozione e ragione agirebbero insieme attivandosi rappresentazioni neuronali (come in uno specchio); il fatto è, tuttavia, che entrambe sono costruite attraverso pregiudizi e stereotipi.

Un invito all’onestà critica

Occorre guardarli in faccia onestamente, Karaki espone con lucidità e precisione chirurgica come l’empatia risulti un fenomeno selettivo, capriccioso e parziale. Non possiamo fidarcene sul piano morale. Certo, forse può essere “riparata”, non sembrerebbe dalle argomentazioni ma magari ne è possibile una “pratica” che pone domande invece di imporre soluzioni, che si interessa al dissenso più che cercare affinità, che si fa carico della storia dell’altro e che lo incontra poi davvero a partire da una verità non propria ed esclusiva.
Chissà.

L’empatia è politica. Regole sociali e biologia dei sentimenti

Samah Karaki

Traduzione di Chiara Bongiovanni e Magda Redaelli

Neuroscienze

Add Torino

Pag. 237, euro 18

2026 (orig. francese 2024)

Scrive per noi

Valerio Calzolaio
Valerio Calzolaio
Valerio Calzolaio, giornalista e saggista, è stato deputato (1992-2006) e sottosegretario all’Ambiente (1996-2001). Ha pubblicato numerosi libri sul tema della migrazioni e dei profughi ambientali.